Intervista ad Alessia Macciomei, capogruppo de "La Grande Ceccano" ed esponente di Fratelli d'Italia. Dall'emergenza verde alla visione futura per la città, passando per i rapporti interni al partito e le stoccate a una Giunta giudicata "sottotono". E sull'eredità morale di "Gaia" e dell'ippocastano: "Amministrare significa prendersi le responsabilità oggi, non cercare colpe nel decennio scorso".
A volte, in politica, i numeri raccontano storie di resistenza molto più delle parole. Quando alle ultime elezioni amministrative la nave del centrodestra sembrava destinata a schiantarsi sugli scogli giudiziari e sulle inevitabili turbolenze del momento, ci fu una scialuppa che non solo tenne botta, ma si trasformò in una vera e propria ancora di salvezza per l’intera coalizione. Quella scialuppa si chiamava “La Grande Ceccano“. A guidarla, con un exploit personale di oltre 200 preferenze, c’era Alessia Macciomei.
Figlia di Angelo, storico assessore ai Grandi Eventi prima e ai Lavori Pubblici. Oggi, nel ruolo di capogruppo de “La Grande Ceccano” e da iscritta organica di Fratelli d’Italia, guida un’opposizione che ha scelto la via della concretezza, abbandonando le liti da cortile per concentrarsi sulle carte, sulle perizie e sui veri problemi della città.
L’abbiamo intervistata per fare il punto su questo primo anno di consiliatura.
Consigliera Macciomei, partiamo dal tema che sta tenendo banco in queste ore: il crollo dell’ippocastano a Castel Sindici. Il delegato all’Ambiente, Colombo Massa, in una sua recente replica ha sostenuto che la problematica affondi le radici nel decennio precedente. Qual è la sua serena lettura al riguardo?

«Il patrimonio arboreo richiede manutenzione costante e programmazione che negli anni non è mancata. Nel caso specifico dell’ippocastano di Castel Sindici, esisteva una perizia tecnica che già nell’aprile 2025 evidenziava condizioni di forte criticità e disponeva un nuovo controllo entro sei mesi. Oggi il tema è capire se, davanti a una situazione segnalata come estremamente pericolosa, siano state effettuate le verifiche necessarie. Perchè amministrare significa assumersi le responsabilità nel momento in cui si governa.»
Facciamo un passo indietro al primo Consiglio comunale di questa consiliatura. Lei è partita subito forte, con un approccio molto deciso, quasi “aggressivo” politicamente parlando, nei confronti del sindaco. Col senno di poi, ritiene di aver fatto bene a marcare il territorio con tanta foga fin da subito, oppure c’è qualcosa che, a mente fredda, ammorbidirebbe?
«Il contesto del primo consiglio comunale era particolarmente acceso e credo che chiunque abbia seguito la vita politica cittadina lo ricordi bene. Venivamo da una campagna elettorale dura, da settimane di forte tensione politica e da un dibattito pubblico già molto conflittuale. Io ho scelto di interpretare il mio ruolo con determinazione, perché penso che l’opposizione abbia il dovere di intervenire quando le cose non convincono».

«Probabilmente all’inizio i toni sono stati anche molto diretti, figli di quel momento politico. Col tempo si impara a distinguere meglio quando serve lo scontro politico e quando invece è più utile il confronto istituzionale. Però non rinnego quell’approccio iniziale, perché credo che i cittadini abbiano apprezzato il fatto di vedere un’opposizione viva, non passiva o silenziosa. Ci tengo comunque a sottolineare che i miei interventi, sin dall’inizio, non sono mai scesi sul piano personale, ma sono sempre rimasti nell’ambito del confronto politico.»
Spostandoci dall’ambiente al sociale, lei ha condotto di recente una battaglia molto sentita sulle fasce ISEE e sull’assistenza domiciliare. Come valuta, al netto delle dichiarazioni ufficiali, l’approccio reale e tangibile dell’attuale amministrazione verso le fasce più fragili della nostra comunità?
«Nessuno mette in discussione la necessità di garantire la sostenibilità del servizio, però è apparso abbastanza singolare che una delle prime decisioni percepite dai cittadini abbia riguardato proprio una compartecipazione economica chiesta a famiglie fragili. Detto questo, credo che il confronto pubblico e le battaglie portate avanti dall’opposizione abbiano contribuito a migliorare alcuni aspetti del provvedimento, soprattutto sulle fasce ISEE.»
Un’altra questione particolarmente sentita dalle famiglie ceccanesi riguarda il servizio di trasporto scolastico. Anche nel momento in cui gli scuolabus sono finalmente ripartiti, si sono registrati purtroppo diversi disagi, soprattutto a livello organizzativo e di coordinamento logistico. Come giudica la gestione di questo fondamentale servizio e quali suggerimenti concreti si sente di consigliare all’amministrazione per ottimizzare la macchina organizzativa ed evitare che simili criticità ricadano nuovamente sulle famiglie e sui ragazzi?

«Il ritorno del trasporto scolastico comunale è sicuramente una notizia positiva, perché parliamo di un servizio importante per tante famiglie. Va anche ricordato, però, che la sospensione avvenuta negli anni passati non fu un capriccio, ma la conseguenza della necessità di rimodulare costi e linee davanti a una spesa che era diventata difficilmente sostenibile per il Comune».
«Detto questo, credo sia evidente che la ripartenza abbia mostrato diverse criticità organizzative, con modifiche proprio negli ultimi momenti che hanno creato problemi alle famiglie. È opportuno un monitoraggio costante del servizio, verificando le esigenze zona per zona per poter correggere le eventuali criticità. Le famiglie organizzano la propria quotidianità sulla base di questi servizi ed hanno bisogno di certezze».
Entriamo nelle dinamiche interne. Lei è la capogruppo della civica “La Grande Ceccano”, ma ha ufficializzato la sua adesione a Fratelli d’Italia. Tuttavia, guardando al circolo locale, figure storiche come Savoni e Aceto appaiono ancora in una posizione di distacco, pur essendo tesserate. Come giudica questa freddezza interna? Pensa che per vincere, figure del loro calibro debbano essere riportate organicamente al centro del progetto della destra ceccanese?

«Sono entrata in FDI grazie a Riccardo Del Brocco, inutile negarlo, è quella la nostra casa politica. Sulla freddezza di alcuni dovrebbe magari chiedere a loro, io provo umilmente a fare il mio, nel mio piccolo, pensando che sia importante il contributo di tutti, ma che si debba almeno avere la volontà di contribuire a qualcosa. Diversamente è complicato, la politica è di chi la fa, di chi vuole farla».
Il suo ingresso ufficiale in Fratelli d’Italia ha oggettivamente rafforzato il partito a Ceccano. Con lei, il coordinamento di Del Brocco, l’entusiasmo di Liburdi e la guida del senatore Ruspandini, c’è un bel gruppo. Ma le chiedo: guardando al futuro, pensa che la destra possa realmente tornare a governare Ceccano? E se dovesse individuare una figura capace di esserne il leader chi indicherebbe? Anche il suo nome potrebbe essere spendibile per quel ruolo?
«Dopo i fatti accaduti c’è chi non si è fermato a guardare le macerie e ha scelto di trasformare la delusione nella forza necessaria per portare avanti un progetto politico. Credo che oggi, all’interno della destra ceccanese, ci siano persone che hanno il dovere ma soprattutto la voglia di crederci ancora. Nonostante le difficoltà vissute, stiamo cercando di ripartire con spirito di appartenenza ed entusiasmo. Per quanto riguarda la leadership, penso che ogni percorso abbia bisogno dei suoi tempi».
«La mia esperienza attuale in opposizione rappresenta sicuramente una palestra importante: si impara ogni giorno, serve allenamento costante e credo sia sbagliato bruciare le tappe o pensare che tutto arrivi immediatamente. Non è tempo di fare nomi, ma di lavorare. E sodo.»
Guardando l’attuale Giunta Querqui dal suo banco dell’opposizione, come la valuta complessivamente? E le faccio una domanda più “tattica”: qual è l’esponente o la figura della maggioranza che la “preoccupa” di più, non tanto dal punto di vista amministrativo, ma per la sua capacità politica di fare argine e contrastare la crescita della destra in città?

«Ad un anno dall’insediamento un primo bilancio penso si possa fare. La Giunta ed i consiglieri delegati sono tutti ancora sottotono, molti non vengono proprio percepiti. Tutti puntano anche mediaticamente sulla figura del sindaco giocandosi tutto sulla luna di miele. Forse un’eccezione c’è. Sicuramente l’Assessore Alessandro Ciotoli è uno dei pochi che spesso riesce ad elevare il livello del dibattito. Con lui sia nelle commissioni sia in consiglio comunale si riesce a dialogare. Un dialogo che, come nel caso del regolamento sul Patrimonio, porta buoni frutti condivisi. Un’altra figura con cui si riesce ad avere un dialogo costruttivo è la Presidente della Terza Commissione Cristina Micheli».
Siamo arrivati al giro di boa del primo anno di questa amministrazione. Se dovesse dare un suggerimento costruttivo alla maggioranza, quale sarebbe? E, ribaltando la prospettiva, quale monito o consiglio si sente di dare alla minoranza, di cui lei è parte integrante, per essere ancora più incisiva?
«Il consiglio che mi sento di dare alla maggioranza è quello di uscire dal loop del 24 ottobre. Devono capire che è una carta che comincia a sbiadire. Devono assumersi le loro responsabilità. Alla minoranza direi di continuare così. Registro con piacere che sempre più spesso riusciamo a portare avanti iniziative condivise con Fabio Giovannone e Paolo Aversa. Mi sembra un ottimo segnale politico ed un seme piantato per il futuro».
Concediamoci una digressione sul “gossip politico” cittadino, che spesso anticipa le dinamiche reali. C’è qualche voce di corridoio, qualche spiffero su possibili riposizionamenti o mal di pancia all’interno del Consiglio comunale (sia in maggioranza che all’opposizione) che l’ha colpita particolarmente in questi ultimi mesi?

«Nella maggioranza a distanza di un anno è evidente che molte deleghe non funzionano. È fisiologico che ci possano essere se non degli avvicendamenti veri e propri, per le meno delle discussioni interne. Di certo se il sindaco non rimette mano a qualche situazione l’impressione che si dà all’esterno è quella di un’amministrazione ingessata e senza un minimo di coordinamento e programmazione.Nella minoranza ad oggi non mi risultano riposizionamenti significativi».
Cosa augura profondamente alla città di Ceccano per i prossimi anni? Se avesse la bacchetta magica e dovesse indicare tre grandi progetti strategici da realizzare per cambiare il volto della città, quali sceglierebbe?
«La prima cosa che mi auguro è la riapertura del Castello in tempi brevi e magari il poter discutere in modo sereno e costruttivo su come massimizzarne l’utilizzo. Poi, se proprio avessi la bacchetta magica, i due grandi progetti di cui si parla da anni: la ricostruzione del Palazzetto dello Sport e la riconversione dell’Annunziata. La famosa Cittadella dello Sport a Passo del Cardinale e per l’ex fabbrica perché non riprendere l’idea di una Città del Cinema a metà strada tra Roma e Napoli. Lo so si sogna, ma se non si getta il cuore oltre l’ostacolo anche superando le recriminazioni di parte, non si fa mai nulla. Sono progetti che hanno bisogno di anni forse di più amministrazioni anche di colore diverso. Se non “sognamo” si rimane immobili.»
Guardiamo per un attimo alla vivace competizione interna che ha caratterizzato la lista “La Grande Ceccano”. Alla vigilia del voto, più di qualche pronostico iniziale la dava in salita e pochi osservatori scommettevano su un suo primato assoluto, descrivendo una vera e propria battaglia per le preferenze. Lei ha ribaltato quei sondaggi con un exploit personale importantissimo. Oggi come definirebbe i suoi attuali rapporti con Gianluca Di Stefano, primo dei non eletti della lista? In un’ottica di condivisione e crescita del gruppo, è mai stata realmente valutata o presa in considerazione l’ipotesi di una “staffetta” generosa, magari lasciando a lui qualche anno di presenza in Consiglio comunale, o il suo mandato andrà avanti saldamente per l’intera durata della consiliatura?

«I rapporti con Gianluca Di Stefano sono ottimi. È veramente un ragazzo in gamba, preparato e molto benvoluto dalla gente. Ne è prova il suo eccellente risultato elettorale. È una figura dovrà giocare un ruolo da protagonista sia nella lista sia nella coalizione».
C’è una data nel calendario recente di Ceccano che rappresenta uno spartiacque ineludibile, una ferita emotiva e istituzionale per l’intera comunità e per il vostro stesso perimetro politico: mi riferisco ai noti fatti del 24 ottobre, il giorno del terremoto giudiziario. Pur con tutto il doveroso e assoluto rispetto per l’iter processuale in corso, su cui solo la magistratura è titolata a esprimersi come giudica umanamente e politicamente quella situazione così complessa? Che riflessione profonda ha maturato, nel tempo, su quegli eventi che hanno cambiato in modo così drastico il volto della città?
«L’ormai tristemente noto ” 24 ottobre” ha rappresentato una ferita profonda per la Città. Inutile negarlo. Ha distrutto un’intera classe politica tutto sommato molto giovane che avrebbe potuto dare ancora molto a Ceccano. A prescindere dalle decisioni della magistratura nei confronti della quale nutro assoluto rispetto e fiducia è chiaro che sotto il profilo umano la condanna di certe condotte è da parte mia totale. Tuttavia ho dovuto constatare una sorta di imbarbarimento del dibattito, forse anche comprensibile nell’immediatezza dei fatti, oggi non più accettabile. Quanto è successo non può essere l’alibi per delegittimare una intera parte politica una comunità di persone serie e perbene che non hanno avuto nulla a che vedere con la vicenda».


