La firma che accende la miccia: Ciotoli vs Del Brocco e il caso Arsial

Dalla firma mancante sul bando Arsial al duello social tra maggioranza e opposizione. Alessandro Ciotoli ammette l’errore ma rilancia sugli errori del passato. Riccardo Del Brocco ribatte: il confronto ora è tutto politico.

La firma mancante? Ecco la risposta. E non è affatto morbida

La replica è arrivata. E non è stata di quelle costruite con il bilancino, per non disturbare troppo il vicino di banco. È arrivata pesante, politica, quasi di pancia. Ma con una struttura precisa: riconoscere l’errore formale, ridimensionarlo, allargare il campo e ricordare che in passato la città ha perso bandi ben più pesanti senza che qualcuno si strappasse sempre le vesti.

Il punto di partenza è noto. L’ex assessore Riccardo Del Brocco aveva attaccato l’amministrazione di centrosinistra del sindaco Andrea Querqui sul caso Arsial, cioè il mancato finanziamento dell’Agenzia Regionale per lo Sviluppo Agricolo. Lo aveva fatto mostrando l’allegato dei non ammessi in cui compare il progetto del Comune di Ceccano “Vinaria – Un’esperienza vinicola a Castel Sindici”, indicato come non ammesso perché la domanda risulta priva di firma

Quello che, di solito, la destra lascia fuori dal mirino

Alessandro Ciotoli

La risposta è arrivata da una delle figure più esposte della maggioranza. È arrivata da Alessandro Ciotoli. E qui il dato politico c’è tutto. Perché Ciotoli, da sempre, è stato spesso trattato dagli avversari con una specie di rispetto operativo: uno di quelli che lavorano, uno di quelli su cui non conveniva affondare troppo il colpo, uno di quelli che venivano spesso tenuti ai margini dell’attacco frontale. Una cosa che, a Ceccano, si era notata sia da certi attacchi “selettivi” sia da alcune dichiarazioni finite sulla stampa e nei comunicati.

Stavolta, invece, è lui a uscire dal perimetro della prudenza. E lo fa con un post che parte quasi in sordina — “mi scuso subito, non ho avuto tempo per una grafichetta carina” — ma poi diventa un promemoria piuttosto ruvido. Non nega l’errore. Però lo inserisce dentro una scala di gravità diversa: sbagliare una firma su un bando Arsial è un errore formale, certo; ma in passato, ricorda, Ceccano è rimasta fuori da bandi enormemente più pesanti per errori nella compilazione o per documenti mancanti, perdendo centinaia di migliaia di euro . E, in un caso, perfino un’occasione da milioni sul recupero del Palasport.

Il messaggio è chiaro: sbaglia solo chi fa

Il cuore della replica sta tutto lì. Ciotoli non contesta il diritto dell’opposizione a colpire. Anzi, lo riconosce apertamente. Dice, in sostanza: ci avete preso in giro in modo legittimo per un errore formale, ma almeno raccontiamo le cose per intero. Perché nel frattempo questa amministrazione ai bandi sta partecipando, qualcosa ha già portato a casa, qualcosa è ancora in attesa, e qualcosa (poco) si è perso.

E infatti al post allega anche una tabella con la “progettualità dell’amministrazione Querqui da giugno 2025 al 3 marzo 2026”: contributi ottenuti, richieste in valutazione, bandi vinti, bandi attesi, un progetto Arsial escluso (“BeeFest Ceccano”) e proprio “Vinaria” collocato nella casella del soccorso istruttorio in corso. È qui che la risposta smette di essere solo politica e prova a diventare amministrativa: non stiamo dicendo che non c’è stato un errore, stiamo dicendo che il fascicolo non sarebbe ancora morto del tutto.

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Resta però un punto che, dentro tutto il post, manca quasi del tutto: la spiegazione della mancata firma. Perché Ciotoli allarga il quadro, ricorda gli errori del passato, rivendica i bandi vinti e quelli ancora in corsa, ma non chiarisce fino in fondo come sia potuto accadere proprio quell’errore formale che ha aperto la polemica. Ed è un’assenza che pesa, perché nella battaglia politica puoi anche rilanciare, ma prima o poi qualcuno ti chiede sempre conto del dettaglio da cui tutto è partito.

Poi la stoccata: il consigliere regionale “smemorato”

Daniele Maura

Ma se la prima metà del post è una difesa, la seconda è un attacco vero e proprio. Ciotoli parla di “un ex amministratore” e di “un consigliere regionale smemorato”, con un riferimento che appare chiaramente rivolto a Daniele Maura, intervenuto sotto il post di Del Brocco per confermare il contenuto della denuncia. E qui il tono si alza parecchio: il consigliere regionale viene descritto come uno che dimentica perfino di aver preso a Ceccano una percentuale di voti più alta rispetto al suo stesso Comune di provenienza.

Tradotto: non solo state attaccando, ma state attaccando pure con poca memoria selettiva.

La risposta di Ciotoli non si ferma ad Arsial. Allarga il fronte e prova a ribaltare il processo. Dice che lui, personalmente, si dispiace per non aver potuto partecipare al bando sugli Alberi Monumentali, perché chi c’era prima avrebbe dovuto censirli e non lo ha fatto. E qui l’attacco è verso l’ex assessore Riccardo Del Brocco.  Poi aggiunge che Ceccano starebbe perdendo altri quattro o cinque bandi legati a cammini e dimore storiche, sempre per dimenticanze e mancate iscrizioni pregresse.

È una linea difensiva molto chiara: l’errore di oggi esiste, ma viene messo accanto alle omissioni di ieri. E il risultato è una specie di controaccusa: volete fare i maestri sulla firma mancante, ma avete lasciato buchi molto più profondi.

Il botta e risposta

Riccardo Del Brocco

A rendere il botta e risposta ancora più politico è poi la replica diretta di Riccardo Del Brocco sotto il post di Ciotoli. Il tono resta quasi da duello d’altri tempi, con quel “Alessà” iniziale che sembra voler abbassare la voce mentre in realtà alza il livello dello scontro. Del Brocco riconosce i risultati personali dell’assessore, ma li ridimensiona subito: dice che, tolti i 400mila euro sulle strade — di cui 100mila di compartecipazione comunale — e considerato il peso di bandi su cifre più piccole, il bilancio resterebbe modesto.

Poi rilancia sul palazzetto, sui fondi che a suo dire sarebbero ancora più “fermi o rimandati indietro” di quelli realmente messi a terra. E infila anche la stoccata ambientale: sugli alberi monumentali rivendica che il censimento aveva un costo non sostenibile, ma subito dopo lascia sul tavolo la frecciata più velenosa, quella sulla quercia Gaia, “vostra paladina, che — ricorda — dopo il crollo è ancora lì ad attendere, rovinosamente a terra. Una frase che vale più di un commento: perché certi simboli, quando restano per mesi dov’erano caduti, smettono di essere solo alberi e diventano metafora politica. (Leggi qui: Ceccano, è caduta Gaia. E con lei una stagione intera di polemiche. Poi: La risposta dell’Amministrazione Querqui: la quercia cade, i fatti restano. E leggi anche: Arduini riapre il capitolo: “Nessun abuso, tutto previsto da delibera”).

La risposta è arrivata. Adesso si aspetta il controcolpo

Il dato politico finale è forse il più semplice. La risposta è arrivata, ed è arrivata da chi, fino a ieri, sembrava quasi tenuto al riparo dalla mischia. Non è stata una replica tecnica, non è stata una nota fredda, non è stata una carezza istituzionale. È stata una risposta pesante. Con nomi non fatti ma perfettamente riconoscibili. Con il passato tirato dentro. E con la volontà di dire: se volete aprire il dossier degli errori, allora lo apriamo tutto.

Ed è difficile pensare che dall’altra parte possa finire qui, anche se una piccolissima risposta c’è stata. Perché a colpi del genere, di solito, qualcuno replica. Qualcuno si difende. Qualcuno rilancia. E adesso il pallone è di nuovo dall’altra parte del campo.