Poche ore alle Provinciali. Chi vota chi. E perché. Cosa uscirà dalle urne. E cosa determinerà
Dunque ci siamo. Domani, mentre nel resto d’Italia si celebrerà la Festa della Donna, a Frosinone andrà in scena uno di quei riti che la gente ignora completamente ma che, per gli addetti ai lavori, vale quanto una prova generale di potere. Si vota per il rinnovo del Consiglio della Provincia di Frosinone.
Dalle 8 del mattino fino alle 20, il piazzale antistante Palazzo Iacobucci diventerà qualcosa di molto simile al Transatlantico di Montecitorio, il corridoio dove si tessono le trame della politica, si fanno e si disfano accordi, si contano i voti e soprattutto si spostano quelli che servono. In questo caso voti ponderati, quelli espressi da sindaci e consiglieri comunali dei 91 Comuni della provincia.

Un piazzale che sarà affollato come il Benito Stirpe quando gioca il Frosinone e che per un giorno diventerà il vero red carpet della politica locale. Ci saranno sindaci, consiglieri comunali e assessori. Ma anche parlamentari, consiglieri e assessori regionali. E non mancheranno – come sempre accade in queste occasioni – molti dei protagonisti della storia politica ciociara degli ultimi trent’anni o quarant’anni.
Quelli che magari non sono più in prima linea, ma che dietro le quinte continuano a orientare equilibri e strategie. E mentre dentro si vota, fuori si tratta. Un parterre de roi che racconta quanto queste elezioni, pur lontane dai riflettori, siano tutt’altro che marginali. La verità è semplice: i cittadini non ne sanno nulla. Non votano, non partecipano, non sono coinvolti. E spesso non sono nemmeno interessati.
La Provincia dopo la riforma Delrio
Il motivo è noto. La legge Delrio ha trasformato le Province in enti di secondo livello. Non sono più gli elettori a scegliere consiglieri e presidenti ma sindaci e consiglieri comunali. Il ruolo del consigliere provinciale, inoltre, è stato fortemente ridimensionato rispetto al passato.

Eppure, politicamente, queste elezioni continuano a pesare moltissimo. Perché la vera partita non riguarda tanto il peso amministrativo dell’ente, quanto i rapporti di forza dentro e fuori i partiti. Una dinamica che attraversa trasversalmente tutti gli schieramenti. Le elezioni provinciali funzionano infatti come una stanza di compensazione della politica. Quando in un partito c’è qualcuno che scalpita, che vuole crescere, che aspira a un salto oltre il proprio Comune, la formula che circola nelle segreterie è sempre la stessa: «Intanto ti mandiamo in Provincia». Un modo per riconoscere un peso politico ma anche per tenere in stand by ambizioni troppo rapide, prima che diventino un problema difficile da gestire nei contesti locali.
Allo stesso tempo, è un meccanismo utile per mantenere in equilibrio correnti e territori. Come scriveva Italo Calvino: «Nelle città invisibili, ciò che conta non è ciò che si vede, ma ciò che si intreccia». E nelle Province, più che altrove, si intrecciano carriere politiche. Dirette e indirette.
La sfida tra i partiti

Il primo dato politico che emergerà dalle urne riguarda il confronto tra Partito Democratico e Fratelli d’Italia. Storicamente il PD ha mantenuto una posizione dominante negli equilibri provinciali. Ma questa volta Fratelli d’Italia può tentare il sorpasso. Il partito guidato da Giorgia Meloni arriva a questa tornata forte della crescita elettorale registrata negli ultimi anni e di una rete amministrativa sempre più estesa nei Comuni della provincia. La partita non si giocherà soltanto sul numero dei seggi.
A fare la differenza saranno soprattutto i voti ponderati, cioè il peso attribuito a ciascun amministratore in base alla popolazione del Comune che rappresenta. Un sistema che trasforma le elezioni provinciali in una sofisticata partita a scacchi politica.
Fascia |
Sindaci Consiglieri |
Indice Ponder. |
Città |
|---|---|---|---|
VERDE >30mila abitanti |
2 56 |
319 |
Frosinone, Cassino |
ROSSA >10mila <30mila |
10 160 |
210 |
Alatri, Anagni, Ceccano, Ferentino, Fiuggi, Isola del Liri, Monte San Giovanni Campano, Pontecorvo, Sora e Veroli |
GRIGIA >5mila <10mila |
9 108 |
120 |
Arce, Arpino, Ceprano, Cervaro, Paliano, Piedimonte San Germano, Ripi, Roccasecca e Sant’Elia Fiumerapido |
ARANCIO >3mila <5mila |
15 180 |
70 |
Amaseno, Aquino, Atina, Castelliri, Castro dei Volsci, Castrocielo, Esperia, Morolo, Patrica, Piglio, Pofi, San Giovanni Incarico, Serrone, Supino e Torrice |
BLU <3mila |
53 526 |
32 |
Acquafondata, Acuto, Alvito, Arnara, Ausonia, Belmonte, Broccostella, Campoli Appennino, Casalattico, Casalvieri, Castelnuovo Parano, Colfelice, Colle San Magno, Collepardo, Coreno Ausonio, Falvaterra, Filettino, Fontana Liri, Fontechiari, Fumone, Gallinaro, Giuliano di Roma, Guarcino, Pastena, Pescosolido, Picinisco, Pico, Pignataro Interamna, Posta Fibreno, Rocca d’Arce, San Biagio Saracinisco, San Donato Val di Comino, San Vittore del Lazio, Sant’Ambrogio sul Garigliano, Sant’Andrea del Garigliano, Sant’Apollinare, Santopadre, Settefrati, Sgurgola, Strangolagalli, Terelle, Torre Cajetani, Trevi nel Lazio, Trivigliano, Vallecorsa, Vallemaio, Vallerotonda, Vicalvi, Vico nel Lazio, Villa Latina, Villa Santa Lucia, Villa Santo Stefano e Viticuso |
La vera partita: le correnti

Ma la battaglia più interessante non è tra i partiti: è dentro i Partiti. Le provinciali sono la fotografia perfetta dei rapporti tra correnti o anime diverse. Chi controlla più amministratori, chi riesce a orientare più voti, chi dimostra di avere la rete più solida sul territorio diventa automaticamente il vero capo politico del Partito. Al di là dei ruoli formali ricoperti nelle segreterie. Della serie: «Ma dove vai se il consigliere provinciale non ce l’hai?».
E gli schieramenti sono abbastanza marcati
Partito |
Riferimento |
Candidato |
|---|---|---|
Pd |
Fr. De Angelis S. Battisti E. Salera |
Vittori – Di Pucchio Fardelli Salera |
FdI |
Fa. De Angelis – Ruspandini Righini Savo Maura Noi Moderati |
Cardinali D’Amore Paris Velardo Rossana Carnevale |
Lega |
Tutti Voto libero |
Amata Zaccari – Caschera |
Forza Italia |
Voto libero |
Tersigni – Cirillo |
Il risultato conseguito dalle varie correnti interne diventa immediatamente moneta politica da spendere sui tavoli regionali e nazionali quando si parlerà di candidature. Le provinciali, insomma, non eleggono solo consiglieri: misurano il potere reale di chi guida i partiti sul territorio.
Chi sta con chi

Nel Pd, la componente di Francesco De Angelis (Area Dem) punterà sul consigliere di Ferentino Luigi Vittori e sulla consigliera di isola del Liri Antonella Di Pucchio. Mentre Sara Battisti (Rete Democratica) con Antonio Pompeo (Riformisti) concentreranno i suoi voti sul consigliere di Cassino Luca Fardelli. Il sindaco di Cassino Enzo Salera concentrerà i potentissimi voti della sua maggioranza sul proprio nome e già questo gli basta per essere autosufficiente.
In Fratelli d’Italia il coordinatore provinciale Massimo Ruspandini dividerà i suoi voti tra i 4 candidati chiave con un occhio particolare per l’anagnino Alessandro Cardinali che è espressione di Fabio De Angelis. L’assessore regionale Giancarlo Righini ha lavorato per aggregare intorno al Partito una nuova area di consenso, composta per lo più da quei civici di area che puntano sul buongoverno: sosterrà Stefano D’Amore di Isola del Liri. L’area della presidente regionale della Commissione Sanità Alessia Savo punterà sul fiuggino Simone Paris. Su Andrea Velardo c’è il voto del consigliere regionale Daniele Maura. Una spinTa in più la darà Noi Moderati che ha stretto un patto con FdI candidando la sua Consigliera Rossana Carnevale con il compito di catalizzare il voto di tutto quel mondo.

Nella Lega, il voto è compatto sul capogruppo Andrea Amata. Poi è equamente diviso tra Luca Zaccari (Ferentino), Lino Caschera (Sora), Umberto Santoro (Alatri). Il secondo eletto dalla Lega dipenderà dalla capacità di ciascun candidato di procurarsi in maniera trasversale i voti liberi dal centralismo dei Partiti. Anche in Forza Italia c’è una ripartizione equa ma è evidente che le chance maggiori le abbiano i candidati nei Comuni con le fasce di ponderazione più alte e cioè Cirillo (Frosinone) e Tersigni (Sora).
Interi e resti
I voti si assegnano in maniera proporzionale con ripartizione calcolata con il metodo di Hondt. In pratica servono tra i 7mila e gli 8mila voti ad ogni Partito per ottenere un seggio intero. E cosa accade ai resti: ad esempio se un Partito prende 25mila voti? Una volta eletti 3 Consiglieri interi (tra i 21mila ed i 24mila voti), gli altri costituiscono i resti.
Il dodicesimo seggio nell’Amministrazione Provinciale di Frosinone in genere viene assegnato al Partito che ha ottenuto i migliori resti.
Se tutti voteranno secondo le indicazioni dei Partiti e delle Civiche di provenienza e delle civiche il prossimo Consiglio dovrebbe essere così formato:
Partito |
Seggi Pieni |
|---|---|
Partito Democratico |
3 |
Fratelli d’Italia |
3 |
Lega |
2 |
Forza Italia |
1 |
Quadrini |
1 |
Vacana |
1 |
RESTI: 1 |
SEGGI PIENI: 11 |
Il test politico di Frosinone

Le elezioni provinciali serviranno anche a capire qualcosa di più sugli equilibri del Comune capoluogo. A Frosinone, infatti, al momento non è affatto chiaro chi sta con chi: paradossalmente è molto più evidente chi sta contro chi. Per questo il voto provinciale diventa una sorta di stress test politico per Palazzo Munari.
Il capoluogo non ha fatto massa critica su nessun candidato – né in maggioranza né all’opposizione – ma potrebbe comunque eleggere uno o due consiglieri provinciali. I nomi in campo sono Marco Ferrara (Lista Gianluca Quadrini) e Pasquale Cirillo (Forza Italia). Se dovessero entrare a Palazzo Iacobucci, il segnale politico sarebbe chiaro: Frosinone mantiene comunque la sua centralità negli equilibri provinciali.
Se invece dovesse saltare uno dei due – o peggio entrambi – la lettura cambierebbe radicalmente. Significherebbe accordi al ribasso, voti dirottati altrove e il capoluogo sacrificato sugli equilibri dei partiti e dei Comuni più piccoli. E poiché il voto dei consiglieri comunali di Frosinone è identificabile quasi con certezza, sarà possibile verificare anche la coerenza tra quello che si dice dentro l’aula consiliare e quello che si fa fuori. Una situazione che qualcuno riassume con una battuta molto romana: «Borbonici in casa e papalini a Roma».
L’inizio di una lunga stagione elettorale
In sintesi, quello di domani non è soltanto un appuntamento amministrativo. È l’inizio simbolico di una stagione elettorale lunghissima.

Il calendario politico da qui ai prossimi anni è già scritto. Nel 2027 si voterà per l’elezione del Presidente della Provincia ed in base al risultato si determineranno gli schieramenti intorno ai candidati. Se Fratelli d’Italia eleggesse 4 Consiglieri sarebbe legittimata a lanciare la candidatura di un suo candidato di bandiera: i rumors dicono Massimiliano Quadrini che però nega. Al tempo stesso, se nel Partito Democratico dovesse arrivare primo Enzo Salera sarebbe complicato negargli la candidatura a Presidente. In questi anni Luca Di Stefano ha raccolto un notevole consenso trasversale proprio per la sua equidistanza dai partiti, svolgendo spesso un ruolo di pacificatore esterno e questo fa di lui un candidato ideale.
Subito dopo le Provinciali 27 arriveranno le elezioni Comunali, con la partita chiave proprio nel capoluogo Frosinone.
E il ciclo si chiuderà nel 2028 con elezioni regionali e politiche. Tre anni di campagna elettorale permanente. 36 mesi con il piede sull’acceleratore. Ma anche con la necessità di guidare con attenzione. Perché in politica, come sulla strada, basta una curva presa male per finire contro il guardrail. E a Frosinone, oggi, nessuno può permetterselo.



