La grande confusione politica sotto il cielo di Frosinone

Il vertice romano sulla crisi di Frosinone non produce svolte ma solo tempo. Una pausa tattica condivisa da tutti, perché nessuno è pronto a staccare la spina: né la maggioranza divisa, né un’opposizione ancora senza strategia. L'ipotesi in esame.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

” Il tempo è il mezzo di cui la natura dispone per impedire che le cose avvengano tutte in una volta“.

John Archibald Wheeler

Hanno deciso di decidere più tardi. I protagonisti del verice tenuto ieri a Montecitorio per risolvere la crisi politica che sta paralizzando il Comune di Frosinone hanno partorito il più classico dei risultati della politica italiana. Rinviare. Allungare i tempi. O se preferite i paragoni calcistici: “Palla lunga e pedalare” come predicava Nereo Rocco. (Leggi qui: Comune di Frosinone, il vertice di Montecitorio si chiude con una tripla).

Lo hanno fatto proprio per diluire le possibili evoluzioni (positive o negative) della crisi in atto. Una “fumata grigia”, una pausa di riflessione concordata che sa tanto di melina tattica: un classico quando non si sa bene cosa fare.

Senza colpi di teatro

Il municipio di Frosinone

Gli ultimi due anni della consiliatura Mastrangeli sono stati caratterizzati da un lungo, metodico, estenuante esercizio di logoramento reciproco tra alleati, in attesa che succeda qualcosa. O che non succedesse nulla. Come ieri. Nessun colpo di teatro, nessuna accelerazione, nessuna data cerchiata in rosso sul calendario. Solo la conferma di una circostanza che, a guardarla bene, è evidente a tutti da quasi due anni: a interrompere davvero la consiliatura prima del tempo, nonostante qualche dichiarazione “minacciosa”, non ci sta pensando, ancora, seriamente nessuno. Ed è questo, forse, il vero punto politico.

Da due anni il Comune di Frosinone vive in una sorta di crisi permanente ma a bassa intensità. Ventiquattro mesi di fibrillazioni politiche in quella che era la maggioranza Mastrangeli uscita dalle urne nel 2022. Balla costantemente tra strappi, distinguo, coalizioni a geometrie variabili, numeri legali, consigli saltati,  rimpasti mancati, deleghe assessorili revocate.

Foto © Massimo Scaccia

Il filosofo spagnolo Unamuno diceva: “La vera tragedia non è quando gli uomini non si capiscono, ma quando non vogliono capirsi”. Una miscela potenzialmente esplosiva ma che non implode mai veramente. C’era quindi tutto il tempo per ricucire (anche con Forza Italia), così come c’era tutto il tempo per staccare la spina: non è stato fatto né l’uno né l’altro. Perché? Perché nessuno vuole tornare alle urne prima del tempo. E, soprattutto, perché nessuno è pronto a farlo. Adesso.

Troppi quesiti, nessuna risposta

La maggioranza Mastrangeli oggi è un sudoku politico, più che una coalizione. Troppe le domande senza risposta, al momento. Il Centrodestra alle prossime elezioni (tra 18 mesi o forse prima)  concorrerà unito, o andrà diviso? Ci sarà uno o due suoi candidati sindaco? Mastrangeli correrà ancora come candidato unitario “ufficiale” del centrodestra?  Si faranno le Primarie come vuole FdI? Alle quali il sindaco uscente ovviamente non parteciperà. Oppure si presenterà agli elettori con l’alleanza trasversale che oggi lo sostiene (anche indirettamente) in Aula? Quindi anche quella che arriva fino all’ex sindaco Domenico Marzi?

Maurizio Scaccia (Foto © Massimo Scaccia)

E Forza Italia, che farà? Difficile immaginarla schierata convintamente con Mastrangeli ma altrettanto difficile pensare a una scelta chiara alternativa al sindaco uscente, oggi. Ed ancora, ulteriore interrogativo per il sindaco, coinvolgere FI nella soluzione della crisi, che ha già detto tramite il suo Capogruppo Maurizio Scaccia meglio tornare subito al voto”,  o lasciarla all’opposizione, indisturbata e strategicamente attendista? 

Anche in questo caso, il tempo sembra l’unica risposta condivisa. Gli interrogativi sul tavolo della maggioranza di governo, dunque, sono troppi per azzardare colpi di testa.

L’ipotesi in campo

Aldo Mattia (Foto: Erica Del Vecchio © Teleuniverso)

L’ipotesi che resta ragionevolmente in piedi e quella sulla quale si è inceppato il dialogo tra il sindaco (civico di espressione leghista) e Fratelli d’Italia. E cioè un terzo assessorato a FdI (per Sergio Crescenzi, in quota Aldo Mattia, che così vedrebbe saldata la cambiale politica accesa durante il Congresso cittadino quando ritirò il suo candidato alla Segreteria). Ed un secondo assessorato alla Lista per Frosinone (del vicesindaco Antonio Scaccia che è salito a quota 4 Consiglieri dopo avere aggregato Francesco Pallone). Inoltre, un incarico all’Urbanistica, ma come Consigliere delegato per Carlo Gagliardi (in quota alla lista Marzi che fino ad oggi ha garantito il sindaco da qualsiasi tentativo di ribaltamento e gli ha assicurato più volte il numero legale in Aula)

Il che chiuderebbe ogni spazio per il Polo Civico, cioè il Gruppo di opposizione fondato da Gianfranco Pizzutelli che da alcuni mesi sta facendo da stampella al sindaco e che da qualche settimana ha accolto il Consigliere Andrea Turriziani (uscito dalla civica dell’ex sindaco Michele Marini). Il Polo Civico aspira ad un assessorato (per l’ex assessore Francesco Trina, cognato di Andrea Turriziani). E proprio qui c’è il veto di FdI e Scaccia: no ad assessorati per chi alle elezioni stava dall’altra parte.

Gianfranco Pizzutelli (Foto © IchnusaPapers)

Il Risiko metterebbe Mastrangeli nelle mani di FdI: perché a quel punto non ci sarebbe la certezza dell’appoggio del Polo Civico. E senza le truppe di Gianfranco Pizzutelli i numeri non quadrano. Si sta lavorando allora per un altro tipo di riconoscimento politico ma esterno alla Giunta. Così come si sta valutando lo stesso percorso per l’assessore Laura Vicano (Lista Vicano) che potrebbe dover cedere il posto in Giunta per fare spazio nel rimpastino con Fdi – Scaccia.

Lo snodo delle Provinciali

A complicare ulteriormente il quadro ci sono poi le elezioni Provinciali dell’8 marzo. Difficile pensare che Lega e Fratelli d’Italia si privino della possibilità di eleggere i propri rappresentanti, grazie ai pesantissimi voti ponderati del capoluogo. 

L’elezione alla Provincia non è solo una competizione tra Partiti ma anche una gara (e che gara) interna, tra correnti, sensibilità, leadership territoriali. Rinunciare ad esprimere la propria (inequivocabile) rappresentanza alla Provincia, significherebbe certificare una debolezza politica. E in politica, come nella natura, il vuoto non resta mai semplicemente “vuoto”.

(Foto: Leonardo Pucini © Imagoeconomica)

Il vertice di ieri a Roma, dunque, oltre che a prendere altro tempo, ha stabilito che il compito di trovare una soluzione alla crisi spetta al sindaco. I prossimi giorni, con il Bilancio di previsione da approvare entro il 28 febbraio, saranno tutt’altro che semplici per Mastrangeli. Si riparte dal documento programmatico del 2022, che potrà essere modificato, leggermente, ma non stravolto. Off course. Mastrangeli non lo accetterebbe mai.

Ma se non si superano i soliti veti incrociati (chi si è candidato contro Mastrangeli ha trovato le porte aperte per fare da stampella ma sprangate per avere un posto in Giunta) e soprattutto il dogma dell’immodificabilità della squadra di governo, il rischio è che il percorso di Mastrangeli  in queste settimane, tra Partiti e liste civiche, assomigli tanto a una camminata nel deserto in cerca dell’acqua. E, come insegna l’esperienza, nel deserto l’acqua di solito non si trova. 

Se Sparta piange, Atene non ride affatto. 

Mao Tse Tung diceva “grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”. La confusione politica a Frosinone è un tratto distintivo , sia della maggioranza che dell’opposizione, e se non è eccellente per Mastrangeli, men che meno lo è per i suoi competitor istituzionali, o presunti tali.

Fabrizio Cristofari Norberto Venturi ed Angelo Pizzutelli (Foto © Massimo Scaccia)

Mentre l’amministrazione traballa sotto i colpi degli “alleati“, il Pd ed il Psi sembrano spettatori non paganti. In qualunque altra amministrazione del globo terracqueo, di fronte a due anni di “tarantelle” nella coalizione di governo, la sinistra sarebbe già da tempo sulle barricate con un candidato sindaco in pectore e una raccolta firme, sia in consiglio Comunale, che in ogni piazza. 

A Frosinone invece regna il disorientamento. Non esiste uno straccio di strategia di attacco, di progetto, di visione futura della città, di iniziative che mettano in evidenza le contraddizioni di chi governa il Capoluogo.

Divisi perennemente dal Psi –  che comunque ha già individuato nel Consigliere Comunale Vincenzo Iacovissi il candidato sindaco di bandiera, –  i Dem aspettano il Congresso come se fosse il passaggio della Cometa di Halley. Un evento astrale che dovrebbe, solo per magia non per altro, risolvere la mancanza di strategia e di visione. E con questa speranza, nessuna strategia viene costruita dal Partito con i suoi 3 Consiglieri presenti in Aula: come se fossero destinati alla pensione una volta finita questa consiliatura.

Ma le elezioni ci saranno solo tra 18 mesi (o forse anche prima). E di questo passo il centrosinistra rischia di arrivare ai seggi, a campagna elettorale conclusa.