La Lega porta una folta delegazione del Lazio alla convention di Milano tra sovranismo e tensioni in piazza. Sullo sfondo, equilibri nel centrodestra e test politico in vista delle prossime scadenze elettorali.
Bandiere verdi con il profilo del Lazio sventolate sotto la Madonnina: i leghisti della regione in cui c’è Roma Ladrona sono stati tra i più numerosi in piazza Duomo per animare la convention «In Europa padroni a casa nostra». È il raduno dei Patrioti europei organizzato da Matteo Salvini con ospiti internazionali, come il francese Jordan Bardella e l’olandese Geert Wilders.
Dal Lazio erano presenti, tra gli altri il vice Segretario federale Claudio Durigon, il deputato Nicola Ottaviani (due volte sindaco di Frosinone), l’assessore regionale alle Protezione Civile Pasquale Ciacciarelli (capace di centrare oltre 14mila preferenze nella sola provincia di Frosinone), il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli, i Consiglieri provinciali Andrea Amata e Luca Zaccari, il coordinatore regionale del Lazio Davide Bordoni, il Segretario regionale Organizzazione Mario Abbruzzese.
Una delegazione che copriva tutti i livelli istituzionali — dal parlamentare al sindaco, dall’assessore regionale al coordinatore provinciale — per dire a Milano che oggi la Lega del Lazio è un avamposto strutturato, con più di diecimila tesserati lo scorso anno. Un fortino costruito negli ultimi anni su un radicamento territoriale solido, capace di esprimere amministratori in comuni di ogni dimensione.
I temi del palco

La piattaforma della convention si è articolata attorno a cinque assi tematici: identità europea e sovranità nazionale, controllo dei flussi migratori, stop al Green Deal, opposizione al Patto di stabilità e pace, con un esplicito no alla guerra. Temi che nella retorica leghista trovano una sintesi nella formula della «remigrazione», parola tornata dal palco dopo settimane in cui sembrava quasi sparita dall’agenda ufficiale dell’evento.
Salvini ha precisato il concetto con una metafora: «come per la patente a punti, anche il permesso di soggiorno a punti: dopo alcuni errori torni a casa tua». Una posizione che nei giorni precedenti aveva già scatenato le distanze di Forza Italia — tanto che all’Arco della Pace, in parallelo, si teneva un evento del dipartimento Immigrazione azzurro con protagonisti gli italiani di seconda generazione. La tensione nel centrodestra sull’immigrazione resta aperta, anche dopo la piazza.
Gli ospiti internazionali hanno alzato il tono. Bardella ha difeso Salvini sul processo Open Arms. Wilders ha citato la cronaca di due ragazze olandesi stuprate a Milano da immigrati, trasformando la città in simbolo di un’Europa «terrorizzata dalle baby gang». Un registro che ha poco a che fare con l’analisi politica e molto con la costruzione emotiva del consenso — efficace nel breve, fragile nel lungo.
La piazza e la contro-piazza

A pochi metri dal palco dei Patrioti, Milano ha vissuto una giornata di tensione. Tre cortei di antagonisti e centri sociali hanno cercato di avvicinarsi a piazza Duomo: la polizia ha usato gli idranti, i manifestanti hanno risposto con fumogeni e petardi. Alcune migliaia di persone — diecimila secondo più fonti — sono rimaste sotto la Madonnina dopo il corteo Partito da porta Venezia.
La geografia della città blindata racconta meglio di qualsiasi dichiarazione la frattura che attraversa il Paese: da un lato una destra sovranista che torna a sfilare in piazza come non accadeva dal 2014, con amministratori locali in testa al corteo; dall’altro una sinistra antagonista che sceglie lo scontro di piazza invece del confronto politico. In mezzo, una Milano che il 21 maggio — quando si voterà per le comunali — dovrà scegliere da che parte stare.
Il significato laziale

Per la delegazione del Lazio, la convention di Milano non è stata solo una presenza di partito. È stata una dichiarazione di posizionamento in un momento politico delicato: con Ciacciarelli ancora nella Giunta Rocca, con gli equilibri provinciali in ridefinizione dopo le elezioni di Frosinone, con le comunali di diversi Comuni laziali alle porte.
Non è un caso che dal Lazio arrivino le risposte ad alcune delle critiche piovute sulla manifestazione. Come quella secondo la quale Matteo Salvini non sarebbe riuscito a riempire la piazza. Risponde Mario Abbruzzese: «Mai vista una messinscena così grottesca per negare l’evidenza. Quando non possono ignorare il tuo successo, iniziano a inventare scuse. È il segnale che siamo sulla strada giusta. La domanda è: perché hanno così tanta fretta di screditarci?». Per la riserva di lusso del Parlamento Europeo nel collegio del Centro Italia, quella di Piazza Duomo Milano «è stata una grande giornata di libertà! In modo democratico e pacifico (come è giusto che sia), migliaia di cittadini si sono fatti trovare pronti a far sentire la loro voce contro l’immigrazione clandestina, contro i burocrati europei e contro i folli divieti imposti dall’UE»

Per l’assessore Pasquale Ciacciarelli «Da Milano si alza il grido di una piazza libera. E questa libertà è frutto anche del nostro lavoro. Rivendichiamo il diritto di dire cose che sono scomode, anche per alcuni dei nostri alleati».
Ne è convinto anche Riccardo Mastrangeli: per il sindaco di Frosinone «Portare 500 persone a Milano — con treni speciali, in modo organizzato e visibile — è un segnale di vitalità organizzativa che il Partito ha voluto lanciare verso l’interno prima ancora che verso l’esterno». Pragmatico e sintetico il deputato Nicola Ottaviani: «La Lega del Lazio c’è, è presente, sa muoversi. Il resto lo diranno le urne».



