Riunione del Direttivo Provinciale della Lega ieri sera. Il caso dell'assessorato regionale tolto a Frosinone. Ma a finire sotto processo è proprio Ciacciarelli. Che, capendo la manovra, non è andato. Cosa non quadra. Il dubbio di Calisse. La strategia che blinda solo Latina
Un processo politico. In contumacia. Il Direttivo Provinciale della Lega si è riunito lunedì sera a Frosinone. Ma senza la presenza di Pasquale Ciacciarelli. Ha affrontato la discussione sulla richiesta avanzata dai vertici del Partito di rinunciare all’assessorato regionale per metterlo a disposizione di Roma. Un ridispiegamento che coinvolgerà anche Latina, dirottando l’assessorato di Simona Baldassarre sulla deputata pontina Giovanna Miele, che lascerà il seggio di Montecitorio all’attuale capogruppo in Comune Vincenzo Valletta. Un riposizionamento tattico pensato nell’ambito di un piano sottile ma cinico (Leggi qui: La Lega pensa a Roma e ridisegna la Giunta Rocca: paga Ciacciarelli).
Le percentuali regionali dei Partiti si decidono sui Collegi più grandi: è lì che si gioca la partita che condiziona tutta la Regione. Il peso di Roma e di Latina non hanno paragone con quello che in termini elettorali può esprimere oggi Frosinone.
Un sacrificio necessario, quello chiesto dal Partito a Pasquale Ciacciarelli? Il Direttivo riunito ieri sera fino a tardi ha detto. no. A tratti, l’imputato non è sembrata la scelta di privare Frosinone di un assessorato regionale ma sotto accusa è sembrato lo stesso Pasquale Ciacciarelli.
La ricostruzione

Al tavolo della presidenza ieri sera c’erano il Coordinatore provinciale Nicola Ottaviani, alla sua sinistra il Consigliere provinciale Andrea Amata ed alla sua destra il Segretario Regionale Organizzazione Mario Abbruzzese, poco più in là il sindaco del Capoluogo Riccardo Mastrangeli a sinistra ed il consigliere provinciale Luca Zaccari a destra.
Nel corso della riunione è emerso che la sostituzione dei due assessori era stata chiesta una decina di giorni fa dal vice segretario Nazionale Claudio Durigon. O per essere più precisi: la disponibilità alla sostituzione. La spiegazione dalla richiesta è stata lineare: le percentuali regionali si determinano a Roma ed a Latina, sono quelle due aree a trainare il resto. Inoltre c’è il tema delle elezioni Comunali di Roma dove la Lega non intende sfigurare: anche se quello è terreno dei Fratelli d’Italia ma bisogna evitare un distacco troppo pesante sul piano elettorale che si trasformerebbe in un distacco sul piano politico.
Per questo si vorrebbe assegnare la delega al Coordinatore regionale Davide Bordoni, compiendo uno switch tra i suoi incarichi e quelli di Ciacciarelli. Compreso quello nel CdA di una società nazionale di logistica e soprattutto quello di Consigliere del vicepresidente del Consiglio dei ministri Matteo Salvini.
Il braccio di ferro con Rocca

Ma da subito qualcosa non quadra: quel riposizionamento su Roma e Latina sembra solo un pretesto. Perché?
Per l’altra giustificazione che viene fornita: la Lega ha in atto un braccio di ferro sotterraneo con il governatore del Lazio Francesco Rocca. Sostiene che sia sbilanciato su Fratelli d’Italia e già dal primo giorno reclama la Presidenza dell’Aula regionale. Ma da quell’orecchio, il Governatore non ci sente. Mediatore raffinatissimo, è abituato a ben altri tavoli di confronto fin da quando è diventato presidente della Croce Rossa Internazionale e di Mezzaluna Rossa.
Nel corso della riunione leghista in cui è stato ipotizzato l’avvicendamento, viene spiegato che Rocca non ci ascolta e quindi la Lega deve mandare un segnale. Prima si era pensato al ritiro degli assessori, poi alla restituzione delle deleghe ma lasciando in Giunta gli assessori, alla fine si è optato per il cambio degli assessori.
I dubbi a scena aperta

A sentire puzza di bruciato non sono solo i dirigenti della Lega in provincia di Frosinone. C’è anche Mariano Calisse, già sindaco di Borgorose e presidente della Provincia di Rieti fino al 2022, oggi delegato all‘Unione Province Italiane. Proprio Mariano Calisse ha alzato la mano domandando “Che senso ha?” E qualcuno è disposto a giurare che anche Nicola Ottaviani abbia mormorato “Roma è piena di Ministri e Sottosegretari, se hanno bisogno dell’assessorato di Ciacciarelli per cambiare le cose in città stanno combinati male”.
Chi c’era riferisce che l’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli, sorpreso come tutti i presenti, dopo qualche secondo avrebbe risposto una cosa del tipo: “Se serve al Partito, se lo chiede il Partito, certo che dò la disponibilità”. Mettendo in chiaro un aspetto: “Se ci ritiriamo dalla giunta io ci sono, se bisogna sostituire gli assessori non ci sto”.
Fatto sta che la settimana scorsa, a ridosso del week-end, si tiene una nuova riunione del Direttivo regionale. E lì Claudio Durigon annuncia che l’opzione dello switch tra Ciacciarelli e Bordoni, tra Baldassarre e Miele è stata esposta a Matteo Salvini. Ed il leader massimo della Lega ha dato il suo placet. Si può fare. E si fa.
Chi finisce sotto accusa

La Provincia di Frosinone scippata dell’assessorato regionale? Una Ciociaria piegata ai voleri di Roma e questa volta anche di Latina? Il Direttivo riunito ieri sera non la pensa così. O meglio. Fornisce una visione di campo più larga. E non ha risparmiato le critiche proprio all’assessore Pasquale Ciacciarelli che ieri sera non si è presentato: sospetta che la puzza di bruciato parta da lontano e che quella riunione si riveli il plotone di esecuzione incaricato di assestargli i colpi finali.
Nel dibattito andato avanti quasi fino alla mezzanotte una parte del Direttivo ha rimproverato a Ciacciarelli di essere stato troppo accondiscendente. Di avere detto troppo in fretta si alla sostituzione. Disciplina di Partito? Volontà di non mostrarsi attaccato alla poltrona? La Lega si serve non ce ne si serve? La risposta politica fornita è stata “L’assessorato non era una prelatura personale di Pasquale: non era una cosa sua. Era di tutta la provincia. Noi l’avevamo chiesto e l’avevamo ottenuto per il territorio”. Quindi? “Avrebbe dovuto rispondere: l’assessorato non è una cosa mia, devo discuterne con il Direttivo”.
Un intervento in particolare lascia aperto un sospetto: che l’assessore abbia voluto scegliere la via più comoda e scalare la Lega fino alla posizione che lo porterebbe al ministero a contatto diretto con Matteo Salvini. Nessuno riferisce del suo no detto a Roma, quando ha risposto a Claudio Durigon piena disponibilità se ritiriamo gli assessori, no a qualunque altra operazione.
L’analisi sulle Provinciali

Viene analizzato anche il risultato delle Provinciali: alla Lega sono mancati i voti di 53 tra sindaci e consiglieri comunali, alle stesse votazioni due anni prima aveva ottenuto 206 voti mentre questa volta si è fermata a 153. Qualcuno lascia intendere che sia colpa anche di un assessore regionale tutto orientato verso la pratica amministrativa e meno su quella politica: tra i presenti qualcuno ricorda a bassa voce la celebra frase del ministro socialista Rino Formica “La Politica è sangue e merda”.
Sempre tra le seggiole nella stanza, c’è chi vorrebbe chiedere a Mario Abbruzzese se è vero che Pasquale Ciacciarelli stava dirottando i suoi voti sul sorano Lino Caschera, suo caposegreteria, rischiando di bruciare l’elezione di Luca Zaccari. Ma non riceverebbe risposta.
Lo scontro in atto

La verità dei fatti è che questa operazione sistema molte persone. Anche a Frosinone. Il sacrificio di un assessore regionale blinda la ricandidatura del sindaco di indicazione leghista a Frosinone Riccardo Mastrangeli. Ma molte più ne sistema a Latina: il territorio resterebbe presidiato, la deputata pontina Giovanna Miele metterebbe due piedi in Regione ben consapevole che un nuovo exploit come quello che l’ha eletta a Montecitorio nel 2022 è irripetibile. Ed avrebbe pieno diritto di fare la capolista al posto di Angelo Tripodi che nel frattempo è sceso dal Carroccio. Dirottare Giovanna Miele in Regione significa lasciare campo libero a Montecitorio per Nicola Ottaviani con la nuova legge elettorale che accorpa i collegi delle due province fondendoli in uno unico. In più, parcheggiare Ciacciarelli in un CdA spalancherebbe le porte ad un ritorno di Gianluca Quadrini al quale lasciare la corsa per le Regionali a capo della lista.
Un movimento che sul piano della rappresentanza, a Latina non lascerebbe caselle scoperte: soprattutto per il fatto che a Montecitorio entrerebbe il primo dei non eletti, il capogruppo leghista al Comune di Latina Vincenzo Valletta. La rappresentanza territoriale resterebbe comunque garantita, con un incastro perfetto. A Frosinone invece cambierebbe tutto: la provincia resterebbe senza alcun assessore in Giunta regionale. Ma si blinderebbe sugli altri slot ed aprirebbe il Partito a nuova linfa.
Il sospetto è proprio questo. La volta scorsa il seggio regionale leghista è scattato a Latina per un nulla.Pasquale Ciacciarelli, con le sue 14.030 preferenze è rimasto fuori dal Consiglio ma ci è entrato Angelo Tripodi che di preferenze a Latina ne ha prese poco più della metà. Forse il problema è proprio questo: prendere troppi voti diventa un problema. Lo insegnano Fabio Forte ed Alessia Savo: si ritrovarono nella stessa situazione di Ciacciarelli. Vennero eliminati senza troppi complimenti. Anche allora dalla Lega.
L’assessore non si scompone

Intanto, l’assessore continua a rispettare l’agenda e l’ordine dei lavori concordato con Francesco Rocca. Ieri pomeriggio ha partecipato alla consegna dei defibrillatori alle Associazioni di Protezione Civile Regionali: le stesse avevano già ricevuto 100 nuovi Pick-Up distribuiti lo scorso anno. Per Ciacciarelli la Protezione Civile deve guardare al futuro “è fondamentale investire sulla formazione affinché i volontari siano sempre pronti a gestire nel modo più corretto possibile le tante situazioni di emergenza”.
Lui, di andare al Ministero dei Trasporti e lasciare il presidio della provincia di Frosinone non ci pensa proprio.



