La lettera pubblica del capogruppo Dem segna un passaggio politico cruciale: nel mirino l’alleanza civica con il centrodestra e la coerenza in vista delle sfide del 2027-2028. Migliorelli chiamato a ricostruire il Campo Largo, mentre si moltiplicano i segnali di riavvicinamento interno.
Le lettere si scrivono quando il telefono non funziona più. Non perché sia rotto: ma perché certe cose, per avere effetto, devono essere dette davanti a tutti, coram populo. Fabio Magliocchetti è il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale a Ferentino ed ha scelto di scrivere una lettera aperta. È questa scelta, più del contenuto, a dire già tutto sulla complessità della situazione politica in cui si trova la città ernica. E sulla concretezza della volontà di costruire un percorso di uscita che abbia come meta finale il ritorno all’unità.
Il destinatario principale è il sindaco Piergianni Fiorletta, figura che non ha bisogno di presentazioni nel PD ciociaro: tra i fondatori del Partito in provincia, sindaco per due mandati prima dell’era Pompeo, ora al terzo dopo i due dell’ex presidente della Provincia. Ma questo terzo mandato è diverso dai precedenti: la coalizione che lo sostiene non vede al suo interno il Pd, include esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia, con deleghe strategiche come i Lavori Pubblici e l’Urbanistica affidate a esponenti del centrodestra. Un’architettura che Magliocchetti definisce senza mezzi termini un paradosso: il Pd che governa e fa opposizione a se stesso nello stesso Consiglio comunale.
Il punto politico

La lettera non è una querela interna. È un invito — formale, pubblico, ragionato — a riconsiderare la direzione di marcia. L’argomento centrale è di natura strategica, non moralistica: nel 2027 ci saranno le elezioni politiche nazionali, nel 2028 quelle Regionali e le Comunali per il dopo Fiorletta. Come potrà il Pd di Ferentino chiedere ai cittadini di votare contro la destra se a Ferentino la destra governa con il Pd?
È una domanda che non ammette risposte comode. E che si inserisce perfettamente nel ragionamento del Segretario regionale Daniele Leodori, che pochi giorni fa — a via dei Frentani, alla presenza anche di Fiorletta e di Pompeo — ha invocato la costruzione di un Campo Largo nel Lazio. Ribadendo il concetto dopo pochi giorni in diretta dagli studi di A Porte Aperte su Teleuniverso, senza nascondere le sue perplessità per le amministrazioni troppo eterogenee. (Leggi qui: Il Pd attacca, Rocca risponde (da lontano): la sfida nel Lazio è già iniziata. E qui: Leodori lancia la sfida: «Coalizione larga per tornare a vincere in Regione»)
Magliocchetti coglie il momento e lo usa come leva: se a Roma si parla di Campo Largo, come si fa poi a non costruirlo anche a Ferentino? La logica è quella classica della coerenza: non si può chiedere agli elettori di scegliere da che parte stare se le scelte locali vanno nella direzione opposta. E questo crea le condizioni di base per uno schema unitario anche alle Comunali del 2028 nella città gigliata.
Il ruolo di Migliorelli

Il secondo destinatario della lettera è Achille Migliorelli, segretario provinciale eletto il primo marzo con il consenso di tutte le componenti. Magliocchetti gli chiede di facilitare — «se non dirigere» — il processo di ricostruzione del Campo Largo a Ferentino. È un appello che ha il sapore di un mandato politico: il Segretario, forte della sua investitura unitaria, ha gli strumenti per mettere insieme ciò che si è rotto tre anni fa.
Perché tre anni fa si è rotto? I livelli sono due. Il primo è tutto locale. Fiorletta — anima storica del centrosinistra ferentinate — ha scelto di guidare una coalizione civica che includeva esponenti del centrodestra, in aperto contrasto con Antonio Pompeo e con la linea del Partito.

Il secondo è provinciale. Nel 2023 in provincia di Frosinone le componenti maggioritarie del Pd erano Pensare Democratico (l’area del presidente regionale Pd Francesco De Angelis e della Consigliera regionale Sara Battisti) e Base Riformista (l’area degli ex renziani rimasti nel Pd). Fiorletta si riconosceva in Pensare Democratico, Pompeo era il leader di Base Riformista. Le due componenti si sono affrontate alle Regionali in uno scontro fratricida: Pompeo ha raccolto oltre 15mila voti ma non sono bastati ad entrare in Regione, Sara Battisti ne ha presi 2mila in più.
Da allora, la frattura è rimasta aperta da allora anche se tutto è cambiato e nel frattempo la lotta interna ha paralizzato il Partito per 13 mesi rendendo necessario l’invio di un commissario per riuscire a celebrare il Congresso. Da allora il PD ufficiale, con Pompeo e il gruppo consiliare eletto col simbolo del Partito, sta all’opposizione di un sindaco che del PD è stato uno dei fondatori.
Il segnale di Vittori

Ma qualcosa si sta muovendo. Come dimostra un recente segnale mandato proprio su Alessioporcu.it da Luigi Vittori: vicesindaco nei primi due mandati Fiorletta e poi nei mandati Pompeo, oggi consigliere provinciale di De Angelis (nel frattempo passato in Area Dem dopo la rottura con Battisti che ora è alleata con Pompeo).
Nelle settimane scorse Vittori ha fatto un’apertura significativa verso Pompeo. Un segnale che non è passato inosservato a chi conosce gli equilibri ferentinati: Vittori è un navigatore politico di lungo corso, che non si muove per caso e non apre porte senza avere ragioni fondate per farlo. (Leggi qui: Ferentino, pace fatta tra Vittori e Pompeo: il Pd prova a ricomporsi).
Non solo. Quella mossa ha subito innescato un effetto – domino all’interno del mondo politico Dem di Ferentino. Con le vecchie componenti pronte a riaggregarsi in caso di pacificazione del Partito Democratico. (Leggi qui: Anche Mariani pronto a seguire Vittori se scoppia la pace con Pompeo).
La lettera di Magliocchetti arriva dunque in un momento in cui il terreno è già stato in parte preparato. Non è un fulmine a ciel sereno — è il passo formale di un percorso che stava già avvenendo in modo informale.
Il rischio che Magliocchetti nomina

C’è un passaggio della lettera che merita attenzione particolare, perché va oltre la polemica interna e tocca una questione di prospettiva reale. Magliocchetti avverte: se l’amministrazione Fiorletta consente oggi il consolidamento del consenso di esponenti del centrodestra — grazie alle deleghe strategiche che gestiscono Lavori Pubblici e Urbanistica — quegli stessi esponenti faranno nel 2027 campagna per la destra nazionale e nel 2028 per il governatore Rocca e per un sindaco di destra a Ferentino.
È il rischio del cavallo di Troia: un centrodestra che entra nella coalizione civica come partner di governo e ne esce come competitore rafforzato. Non è un’ipotesi peregrina: è la dinamica che si è verificata in molte amministrazioni italiane dove il civismo ha funzionato da ombrello sotto il quale forze politiche diverse hanno accumulato consenso. Salvo poi presentarsi alle successive elezioni ciascuna con la propria bandiera e i propri numeri.
Cosa succederà

Questa lettera è, nella sua struttura, un ultimatum gentile. Magliocchetti non minaccia, non rompe, non abbandona. Chiede. Ma chiede in pubblico, con argomenti precisi e con una scadenza implicita — quella delle elezioni del 2027 e del 2028 — che trasforma la riflessione da astratta a urgente.
Fiorletta dovrà rispondere. Non può non farlo — una lettera pubblica del capogruppo del suo stesso Partito non si archivia in silenzio. La risposta che darà, dirà molto non solo sul futuro di Ferentino ma anche su quanto il processo di ricostruzione dell’unità Dem in provincia di Frosinone — avviato con l’elezione di Migliorelli — sia davvero capace di tenere insieme le sue componenti quando la posta diventa alta.
Vittori ha aperto. Magliocchetti ha scritto. Pompeo aspetta. Il prossimo movimento tocca a Fiorletta.



