Dopo la riunione della Consulta, parte una lettera per la premier Giorgia Meloni. Gli amministratori chiedono di rivedere il perimetro della Zona economica speciale dopo l'inserimento di Marche ed Umbria. "Imprese e famiglie sono allo stremo”
La posta in gioco è altissima. Le conseguenze, se non hanno già prodotto effetti devastanti per l’economia locale, rischiano di segnare il definitivo de profundis per l’intero Cassinate. Le nubi che si addensano sul futuro dell’industria del territorio annunciano una crisi dagli esiti irreversibili.
È con questa consapevolezza che l’altra sera i sindaci della Consulta del Cassinate hanno scelto di mettere da parte egoismi e divisioni, unendosi sotto la responsabilità che la fascia tricolore impone davanti alle esigenze dei cittadini. (Leggi qui: Top e Flop, i protagonisti di mercoledì 20 agosto 2025).
Dalla riunione della Consulta dei sindaci del Cassinate è emerso quello che già si sapeva: Umbria e Marche hanno cifre ben più ricche di quelle del Lazio Sud. Nonostante questo, loro potranno godere dei benefici e degli sconti fiscali riservati a chi sta dentro le Zes – Zone ad Economia Speciale. Frosinone e Latina restano fuori: le industrie si stanno già attrezzando da oltre un anno per andare via. (Leggi qui: ZES: ecco i numeri secondo i quali Frosinone e Latina meritano l’inclusione. E leggi anche: Il Sud Lazio isolato nella mappa Meloni: Zes ovunque, tranne dove servono).
Il grido d’allarme dei primi cittadini

I parlamentari nazionali hanno rivelato ancora una volta la loro assenza di peso specifico. I sindaci, su questo argomento non hanno competenza: possono fare solo testimonianza. È quello che nelle ore scorse ha fatto Enzo Salera. Il presidente della Consulta e sindaco di Cassino ha inviato una lettera alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Non una semplice lamentela per l’esclusione del Lazio meridionale a vantaggio di Marche e Umbria ma un vero e proprio grido d’allarme: un appello al Governo affinché non si lasci il territorio scivolare verso la desertificazione industriale. Serve a nulla, ma almeno resterà agli atti a futura memoria.
“Dalla Consulta è emersa unanime e profonda la preoccupazione per le prospettive di sviluppo economico e industriale di un territorio che già soffre una lunga congiuntura, aggravata dalla crisi del settore automotive nello stabilimento Stellantis e nel suo vasto indotto”, scrive Salera.
Senza la ZES il collasso

Un quadro che, secondo i sindaci, conferma come l’ingresso nella ZES sia “non solo importante, ma vitale per un tessuto produttivo stremato da anni di tagli alla produzione e all’occupazione”. L’allarme è chiaro: senza interventi immediati si rischia il collasso, con ricadute devastanti per le famiglie già colpite dalla cassa integrazione e per le imprese alle prese con una crisi senza prospettive di soluzione. Senza Zes, Stellantis non avrà alcun vantaggio a tenere aperto lo stabilimento Cassino Plant mentre a 98 chilometri c’è quello di Pomigliano d’Arco che per fare le stesse cose avrebbe sconti e benefici fiscali.
I primi cittadini lo sottolineano evidenziando che la disparità inizia a pochi chilometri da loro. Basta scendere oltre San Vittore del Lazio: dieci minuti d’auto da Cassino. La disparità con i territori limitrofi è enorme: al confine con la Campania, le imprese possono già contare su condizioni agevolate per investimenti e sviluppo.
“L’esclusione del nostro territorio dalle ZES – si legge nella lettera – ci rende inevitabilmente meno attrattivi. Marche e Umbria, invece, sono state incluse in una ZES unica per il Mezzogiorno con un plafond di 2,2 miliardi di euro in agevolazioni fiscali per il 2025. Eppure, i loro indicatori economici sono migliori dei nostri”.
“Lazio meridionale area autonoma”

Da qui la proposta dei sindaci: considerare il Lazio meridionale come un’area autonoma rispetto alla media regionale, che risulta drogata dai numeri della capitale. Infatti, i dati mostrano come Frosinone e Latina abbiano un Pil pro-capite persino inferiore a quello di Marche e Umbria.
La conclusione è netta: per i sindaci del Cassinate, una ZES rappresenta “una boccata d’ossigeno e la base per una prospettiva di ripresa per un territorio impoverito dalla crisi dell’auto, dalle difficoltà di riconversione e dalle delocalizzazioni industriali”.

















