La Stazione Unica Appaltante dà il via alla gara per la riqualificazione di strade e aree socio-assistenziali in 5 Comuni. Il progetto complessivo vale 3,5 milioni, ma la vera lezione è politica: la Ciociaria vince quando supera i campanili.
Esistono due modi per leggere la determina con cui la Stazione Unica Appaltante della Provincia di Frosinone ha messo a gara le opere per il progetto “Dal Lacerno al Fibreno“. Il primo è quello strettamente contabile: 3,51 milioni di euro di quadro economico complessivo, garantiti da 3,5 milioni di fondi statali del Ministero dell’Interno integrati dalle risorse dei bilanci comunali.
Nello specifico del bando pubblicato all’Albo Pretorio (atto n. 2467/2026), l’importo netto dei lavori messi a base d’asta vale 2,76 milioni di euro. I restanti 750mila euro servono a coprire IVA, spese tecniche, indagini geologiche, direzione lavori e collaudi.
Poi c’è la lettura politica. Ed è lì che la contabilità cede il passo al metodo.
Non sposta le montagne, sposta il metodo

Diciamolo con la chiarezza dovuta: un’opera da 3,5 milioni non sposta il baricentro economico o demografico della Provincia. Questa operazione sposta però il perno del metodo amministrativo.
In una Ciociaria storicamente abituata al particolarismo esasperato, dove i sindaci si presentano solitari con il cappello in mano a Roma o a Frosinone finendo sistematicamente tagliati fuori dai finanziamenti pesanti, la rotta segnata tra la Val di Comino e il Fibreno dice l’esatto contrario: la forza contrattuale non si misura sui residenti del singolo Municipio, ma sulla capacità di fare sistema.
È lo stesso principio messo a terra dal Comune di Frosinone e dal sindaco Riccardo Mastrangeli con il primo tentativo di Area Vasta. Nessuno cede un grammo della sua autonomia: ma tutti si mettono insieme per fare le pratica con cui centrare i finanziamenti europei; quella sommatoria di territori ed abitanti fa schizzare verso l’alto della classifica i progetti elaborati in Ciociaria. Perché è come se li avesse presentati un Comune con più di centomila abitanti.
Il “congelatore” ministeriale e la tenuta della rete

C’è poi il fattore tempo. La scheda progettuale è stata stilata tre anni fa. Per 36 mesi la pratica è rimasta semplicemente bloccata nel “congelatore” della burocrazia romana, in attesa di passare tutte le verifiche ed essere finalmente decretata a fine dicembre. In contesti frammentati, tre anni di silenzio ministeriale bastano e avanzano per far morire un’idea, sfilacciare le intese e far cambiare idea alle giunte locali.
Non è successo grazie alla struttura dell’Unione dei Comuni del Lacerno e del Fibreno (con Campoli Appennino capofila insieme a Broccostella, Fontechiari, Pescosolido e Posta Fibreno). Lì la gestione associata non è uno slogan da convegno, ma una prassi consolidata: Polizia Locale, Protezione Civile, rifiuti, manutenzioni si fanno già insieme. È un’area vasta ‘informale‘, non dichiarata. Quando da Roma sono arrivate le firme sul finanziamento, la macchina amministrativa era già pronta per far partire i bandi senza perdere neanche un giorno.
Non solo asfalto: il PNRR e la svolta della Tarip

I 3,5 milioni intercettati per la viabilità e la creazione di aree socio-assistenziali sono la dimostrazione di un approccio ad ampio raggio. Sullo stesso binario, infatti, i Comuni dell’Unione viaggiano uniti anche sulle politiche ambientali: con il finanziamento da circa un milione di euro dai fondi PNRR intercettato per digitalizzare la gestione dei rifiuti, con la realizzazione dell’isola ecologica condivisa per eliminare i costi di gestione frammentati.
Il traguardo fissato è l’introduzione della Tarip, la tariffa puntuale: fare in modo che il cittadino paghi in base all’indifferenziato reale che produce. Ovvero premiare chi ricicla e penalizzare chi spreca.
La Provincia come hub e il cantiere alle porte

Ottenute le risorse, l’Unione ha demandato la procedura di gara alla Stazione Unica Appaltante della Provincia di Frosinone. Cioè l’ufficio che è in grado di fare la gara anche per altri e non solo per la Provincia: fa risparmiare ai Comuni il peso economico di un team capace di gestire in maniera efficace le gare d’appalto. Palazzo Jacobucci conferma così il suo ruolo di braccio operativo e centrale servizi per i piccoli Comuni.
Il bando applica l’inversione procedimentale per accelerare i tempi: la Commissione valuterà prima le offerte economiche e tecniche, riservando la verifica della documentazione burocratica al solo aggiudicatario. Offerte entro l’8 ottobre 2026, poi 180 giorni di tempo per chiudere i cantieri.
I 2,76 milioni a base di gara andranno a finanziare:
- 1,88 milioni di euro: risanamento e messa in sicurezza della viabilità sovracomunale;
- Oltre 500mila euro: ingegneria naturalistica e opere anti-dissesto sui versanti;
- 368mila euro: arredo urbano, verde pubblico, pubblica illuminazione e realizzazione delle aree socio-assistenziali.
La morale politica

All’apertura delle buste telematiche, l’8 ottobre, si chiuderà una vicenda amministrativa durata tre anni.
Resta l’insegnamento per il resto della provincia: i tempi della burocrazia centrale sono spesso lenti, ma la differenza tra incassare un finanziamento o perderlo sta tutta nella continuità delle amministrazioni territoriali.
E quando i piccoli Comuni scelgono la gestione associata al posto del campanilismo, portano a casa cantieri reali e mettono fuori gioco chi si ostina a fare la politica dei piccoli feudi.



