La manutenzione torna all’ufficio tecnico. E Bernardini lascia i numeri sul tavolo

Con le dimissioni di Bernardini dal ruolo che non aveva ma esercitava, la manutenzione di Ferentino torna formalmente dove era sempre stata: all'ufficio tecnico. Nessun controllore, nessun consigliere alle 5 di mattina sui cantieri. Nel frattempo il sindaco Fiorletta deve ancora sciogliere due nodi: l'ultimatum di Galassi e un mini rimpasto che coinvolge la parte civica di FdI

Emiliano Papillo

Ipsa sua melior fama

La storia finisce come era cominciata: in silenzio, senza un atto formale, senza una delibera. Gianni Bernardini smette di andare sui cantieri alle 5 di mattina. L’Ufficio Tecnico riprende il controllo della Manutenzione. La delega, che era di Maurizio Berretta e non è mai stata di Bernardini, resta dov’era. Tutto torna nella normalità: o almeno in quello che a Ferentino passa per tale. (Leggi qui: Ferentino, Bernardini si sfila il caschetto: «Tre anni alle 5 di mattina. Ora se la vedano loro»).

«C’ho rimesso tempo e denaro, ora basta. L’Ufficio Tecnico conosce la mia decisione», ha detto Bernardini. Poche parole, nessuna polemica aggiuntiva. La risposta alle critiche dei giorni scorsi l’aveva già data indicando per nome il Consigliere che lo aveva attaccato: Luca Zaccari e l’assessore Cristian Piermattei e cioè quelli che da oggi dovranno occuparsi della questione.

Di fatto non la gestirà nessuno di loro: il sindaco ha deciso che la manutenzione tornerà interamente nelle mani dell’Ufficio Tecnico, senza figure politiche di riferimento. Un gesto anche di rispetto per il lavoro svolto in questi anni da Bernardini.

Cosa veniva contestato, davvero

C’è un passaggio delle ultime ore che merita di essere chiarito, perché nella concitazione degli scontri rischia di essere andato perduto. I due della sua stessa maggioranza che Bernardini accusa di averlo criticato hanno detto una cosa precisa: il lavoro e l’impegno di Bernardini non sono mai stati in discussione. Svegliarsi alle 5.30 ogni mattina per seguire i cantieri è un fatto, non un’opinione. Quello che gli è stato contestato è altro: non essersi lasciato aiutare. Aver gestito tutto da solo, in modo che a fronte di un impegno straordinario il risultato fosse discutibile. Non per cattiva volontà, ma per carenza di risorse che una persona sola non poteva compensare con la presenza fisica.

È una critica più sottile di quanto sembrasse nei giorni caldi del Consiglio. E in qualche misura più dura, perché non attacca la buona fede ma il metodo. Il problema non è il lavoro che Bernardini faceva senza che nessuno glielo chiedesse: è che pensava di sostituire con la sua sola presenza le oggettive carenze ci un servizio che invece ha bisogno di uomini e mezzi.

I numeri che Bernardini lascia sul tavolo

Antonio Pompeo

Il paradosso è che sul punto, tutti la pensano alla stessa maniera: sia Bernardini e sia chi in Aula ha detto che le Manutenzioni andavano assolutamente gestite in maniera diversa. A farli ritrovare tutti sotto la stessa opinione sono i numeri sul tavolo. E i numeri, confermati da quasi tutta la maggioranza, raccontano una storia precisa.

Nell’era del sindaco Antonio Pompeo (il predecessore di Piergianni Fiorletta) la manutenzione costava in media 600mila euro all’anno. Tre operai comunali, ditte esterne per il resto. Quando l’attuale amministrazione si è insediata, in cassa c’erano poche migliaia di euro. In tre anni, con otto operai e un ricorso alle ditte esterne ridotto ma non azzerato, l’amministrazione ha risparmiato quasi 800.000 euro rispetto al ritmo di spesa precedente. Ma a fronte di quel risparmio è oggettivo che il livello della manutenzione di oggi non sia lo stesso degli anni passati.

«Pretendo che ci sia la rotazione delle ditte. Ferentino sporca? A me non risulta», ha aggiunto Bernardini. È la chiosa di chi consegna il lavoro con i conti in ordine ma non apre gli occhi su un’evidenza. Che gli è stata contestata per anni dall’opposizione ed alla fine anche dalla sua maggioranza. Ora la vera sfida sarà quella di aumentare le risorse e rimettere sul piatto una parte di quegli 800mila euro risparmiati.

I due nodi sul tavolo di Fiorletta

Il sindaco Piergianni Fiorletta con (da sinistra) Luigi Vittori, Luca Zaccari, Andrea Pro e Claudio Pizzotti

La questione Bernardini è chiusa, o almeno accantonata. Ma Fiorletta non ha finito di gestire le tensioni della sua maggioranza.

Il primo nodo è quello di Ugo Galassi, che ha protocollato l’istanza di autotutela chiedendo il reintegro di Piera Dominicicome assessore al posto di Michela Guida. Scadenza: 28 luglio. Oltre quella data, ricorso al TAR del Lazio. Fiorletta ha ancora tre settimane per decidere se cedere, resistere o trovare una terza via che al momento non si vede.

Il secondo nodo è più silenzioso ma non meno significativo: si profila un mini rimpasto che coinvolgerà la componente civica di FdI presente in maggioranza. I dettagli non sono ancora definiti ma l’operazione è nell’aria e aggiunge un ulteriore elemento di instabilità ad una coalizione che nelle ultime settimane ha già consumato più energie interne che esterne.

Fiorletta ha spento l’incendio della manutenzione. Sul tavolo ne restano altri due, con scadenze diverse e con la stessa caratteristica: nessuno dei due si risolve da solo.