La marcia di Querqui: tende, carte e la trincea per non perdere i servizi sanitari

Querqui accoglie con favore l'avviso della ASL per i medici del PAT, ma rilancia mantenendo alta l'attenzione istituzionale. Al centro del dibattito, l'anomalia di una riprogrammazione regionale che — a differenza di Pontecorvo, Anagni e Isola del Liri — non prevede per Ceccano la coesistenza delle due strutture sanitarie. Dal 15 luglio presidio permanente.

Non gli basta, non si accontenta. Il sindaco di Ceccano Andrea Querqui apprezza il provvedimento firmato ieri dal Direttore Generale della Asl di Frosinone Arturo Cavaliere per reclutare i medici necessari alla riattivazione del Presidio Ambulatoriale Territoriale (PAT). Ma non si illude. Non si placa. Resta convinto dei suoi sospetti nei confronti del nuovo modello sanitario messo in campo dalla Regione Lazio. E per questo alza il livello della protesta. (Leggi qui: Ceccano difende il PAT. Querqui pronto alle barricate contro la Regione. E qui: L’artiglieria di Alessia Savo smonta i sit-in di Querqui. E l’Aceto torna in trincea. Poi qui: Ceccano, la sanità tra le barricate di Querqui e il congelatore di Savo).

Delibera regionale e stabilizzazione di tutti i servizi

Attraverso una nota ufficiale, Querqui ha voluto mettere nero su bianco la strategia dell’Amministrazione, trasformando le richieste verbali in un piano d’azione concreto. Pur ringraziando i vertici dell’Azienda Sanitaria per la delibera mirata a reperire i medici (con l’obiettivo primario di limitare i disservizi a un bacino di oltre 50mila cittadini) il sindaco guarda già al passaggio successivo. Questo «secondo step» dovrà coincidere con la stabilizzazione di tutti i servizi: sia quelli dell’ex PAT, sia quelli legati alla promessa riconversione dell’attuale struttura in Casa della Comunità. 

Per questo, l’esecutivo ceccanese chiede in modo perentorio che la Giunta Regionale emani quanto prima l’apposita delibera per ripristinare e potenziare l’intera offerta sanitaria.

La mobilitazione non si limiterà alle sole carte bollate. Il primo cittadino ha confermato l’intenzione di avviare un presidio permanente, civile e ordinato, all’interno della Casa della Salute a partire dal 15 luglio: un sit-in che andrà avanti a oltranza, fino all’emanazione dell’atto decisivo da parte della Pisana. Se questo non dovesse bastare, l’Amministrazione è pronta a chiamare a raccolta i sindaci dei Comuni limitrofi per organizzare una grande manifestazione di protesta.

L’anomalia di Ceccano

Nella visione di Querqui un Avviso pubblico non può rappresentare il traguardo finale. Il vero nodo della questione, per il sindaco riguarda la riprogrammazione regionale dei servizi sanitari. Ad oggi le carte dicono che a Ceccano è previsto esclusivamente l’Ospedale di Comunità. Basta guardare agli altri presidi simili nella provincia di Frosinone (PontecorvoAnagni e Isola del Liri) per notare che in quei Comuni le due strutture coesisteranno perfettamente. L’anomalia è tutta qui.

La differenza tra le due realtà non è un mero dettaglio tecnico ma rappresenta uno snodo vitale per comprendere il futuro dell’offerta sanitaria cittadina. Da una parte c’è la Casa della Comunità: il «front-office» della medicina sul territorio, l’ambulatorio di base, il punto di riferimento quotidiano per la cittadinanza con visite specialistiche, prelievi, medici di famiglia, assistenza primaria. In sintesi: ci si entra, ci si fa visitare, si torna a casa. 

Dall’altra c’è l’Ospedale di Comunità, previsto nell’ex «Ala Mosconi»: una struttura sanitaria intermedia dotata di posti letto e assistenza infermieristica continuativa, destinata alle degenze brevi per pazienti (spesso anziani o affetti da patologie croniche) che non necessitano più delle terapie intensive di un grande ospedale, ma non possono ancora essere assistiti in sicurezza al proprio domicilio.

Ceccano ha bisogno di entrambe. Per questo l’esecutivo Querqui non si accontenta delle rassicurazioni verbali, ma ha chiesto ai vertici regionali garanzie scritte che certifichino il riassorbimento dell’attuale Casa della Salute in una vera e propria Casa della Comunità — puntando non al semplice mantenimento, ma al potenziamento dei servizi odierni.

Nessuna strumentalizzazione

Il cortocircuito di queste settimane è nato da un disservizio concreto: la chiusura del PAT il 1° luglio senza la contestuale e immediata attivazione di servizi sostitutivi. Su questo punto, Querqui chiarisce una dinamica fondamentale: l’Amministrazione non ha fomentato alcuna protesta. Sono stati gli utenti stessi, trovandosi improvvisamente di fronte a un disagio palpabile, a chiedere al Comune di intervenire con maggiore incisività. 

La posizione di Querqui è che un bacino di oltre 50.000 utenti, che comprende anche i residenti dei piccoli paesi limitrofi, alcuni dei quali si trovano oggi sprovvisti persino dei medici di medicina generale, non può essere lasciato nell’incertezza.

La posizione del sindaco, giura, è lontana da ogni intento di strumentalizzazione politica. Si tratta di una legittima e accorata richiesta di aiuto e sostegno rivolta in modo diretto a chi ha il potere di decidere e programmare la sanità laziale.

Il presidio permanente: in trincea a difesa del territorio

Palazzo Antonelli

È con questo spirito che l’Amministrazione ha annunciato il presidio permanente civile e pacifico all’interno della Casa della Salute a partire dal 15 luglio: un atto di presenza istituzionale che l’esecutivo manterrà in vita finché la Giunta Regionale non produrrà la delibera decisiva. 

In attesa dei documenti ufficiali, Andrea Querqui resta «dove un sindaco deve stare: in trincea, a difesa del proprio territorio».