La mobilità rischia di diventare il processo di Norimberga di Mastrangeli

Cosa c'è dietro il caso-BRT esploso prepotentemente in questi ultimi giorni tanto che il sindaco ha dovuto convocare un vertice di maggioranza. Errori di comunicazione e mancata condivisione del progetto le cause delle proteste dei cittadini e la levata di scudi di alcuni consiglieri comunali anche della coalizione di governo. Il Bus Rapid Transit è stato raccontato male: non come uno degli strumenti della trasformazione bensì come la trasformazione

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

C’è una frase dello scrittore americano James Baldwin che in politica calza meglio di tanti manuali di strategia applicata: “Non tutto ciò che si affronta può essere cambiato, ma nulla può essere cambiato finché non viene affrontato”. Ed è probabilmente da questo che bisogna partire per analizzare, in maniera asettica senza pregiudizi, il caos traffico che sta paralizzando Frosinone e le relative conseguenze politiche, che rischiano di abbattersi, nei prossimi giorni, sull’amministrazione del sindaco Riccardo Mastrangeli.

L’analisi

Traffico e smog a Frosinone, il capoluogo con il più alto tasso di motorizzazione d’Italia (Foto © DepositPhotos.com)

Innanzitutto, esiste un dato oggettivo difficilmente contestabile: Frosinone è il capoluogo con il più alto tasso di motorizzazione d’Italia. Oltre 856 auto ogni 1.000 abitanti. Un numero enorme. Quasi una fotografia antropologica prima ancora che urbanistica. In una città così, qualsiasi intervento sulla mobilità non può che essere traumatico.

Mastrangeli, probabilmente, questo lo aveva messo in conto sin dall’inizio della consiliatura. L’idea di intervenire era inevitabile. Necessaria, persino doverosa (un dovere morale e politico) per chi ha una responsabilità amministrativa.

Perché continuare a governare Frosinone senza affrontare il tema ambientale, dello smog, della congestione urbana e della dipendenza patologica dall’automobile,  sarebbe equivalso a rinviare una bomba sociale e sanitaria. In quest’ottica,il progetto BRT – il Bus Rapid Transit – almeno sulla carta aveva una sua logica.

Una città moderna non può continuare a ragionare esclusivamente sull’auto privata. Chi oggi sostiene il contrario spesso dimentica che le grandi trasformazioni urbane, all’inizio, sono quasi sempre impopolari.

Il nodo politico

Il BRT a Frosinone

Ma il problema politico nasce nel momento in cui il BRT è stato raccontato non come uno degli strumenti della trasformazione, bensì come la trasformazione. Oggi, quella che doveva essere una “rivoluzione copernicana”, rischia di trasformarsi nel Processo di Norimberga per l’amministrazione Mastrangeli.

E qui probabilmente si annida il primo grande errore strategico. Perché il BRT, da solo, non poteva bastare. Andava accompagnato da un sistema integrato di mobilità urbana. In sintesi, da una serie di altri interventi complementari.

Su tutti, l’ascensore inclinato tra parte bassa e parte alta della città che avrebbe dovuto procedere parallelamente. Sarebbe stato un intervento simbolico e funzionale insieme: togliere traffico verticale, ridurre gli spostamenti automobilistici, creare un’alternativa concreta. Così come sarebbe servito un grande piano parcheggi, che il BRT ha tolto.

L’ascensore inclinato di Frosinone in totale abbandono

Non il recupero di qualche unità qui, e qualche altra là. Perché chiedere ai cittadini di Frosinone di lasciare l’auto (alla quale sono visceralmente legati) senza creare aree di sosta sufficienti, significa combattere una guerra culturale senza offrire vie d’uscita praticabili. Come affrontare i droni con le freccette.

L’involuzione del progetto BRT

A peggiorare il sentiment collettivo, è stata la progressiva involuzione percepita del progetto BRT: da avveniristica “metropolitana di superficie” a, nei fatti, una sorta di “circolare veloce”.

La rotatoria di De Matthaeis a Frosinone

Il cittadino comune, bloccato in coda a Via Aldo Moro, o fermo all’alberata per raggiungere piazzale De Matthaeis, oggi si domanda: “tutto questo caos, traffico, cantieri e corsie preferenziali solo per far passare una semplice circolare?”,

Il punto politico vero è che oggi, nella percezione collettiva, il piano della mobilità rischia di essere diventato il piano dell’im-mobilità nel traffico quotidiano. Ed è qui che la questione smette di essere tecnica e diventa politica: esplosivamente. Le proteste non arrivano più soltanto dai cittadini, dai commercianti, dai social, dai comitati di quartiere e dalle opposizioni, ca va sans dire.

Le crepe in maggioranza

Il dato più significativo è un altro: il malumore sta crescendo dentro la stessa maggioranza. Sono gli stessi consiglieri a lamentarsi. Ed è questo il vero campanello d’allarme per Mastrangeli. Houston abbiamo un problema. Perché quando la paura elettorale entra nell’aula consiliare, il dibattito amministrativolascia spazio all’istinto di sopravvivenza politica.

La protesta dei consiglieri comunali tra i quali l’ex sindaco Paolo Fanelli della maggioranza

Ad un anno dalle elezioni, molti consiglieri di maggioranza iniziano a guardare il traffico non come un disagio temporaneo, ma come un ostacolo alla propria rielezione in Consiglio comunale. Per citare una frase  della Prima Repubblica, che ben fotografa l’opportunismo politico: “In politica gli alleati sono come gli ombrelli: si aprono quando piove, ma si lasciano all’ingresso quando si entra nel ristorante delle elezioni”

Oggi, alcuni consiglieri sono pronti a lasciare l’ombrello-Mastrangeli all’ingresso, pur di salvare la propria poltrona, attuando il classico gioco del “chiamarsi fuori”, come a trassette. La pressione è tale che ha costretto Mastrangeli a convocare un vertice di maggioranza.

Vertice di crisi

Una riunione che si preannuncia ad altissima tensione, dove il sindaco rischia di perdere il controllo della sua coalizione. Un autentico vertice politico di crisi. Il problema, però, non è stato soltanto il disagio patito dai cittadini. La gente sopporta anche le difficoltà, se però percepisce una direzione chiara.

Roberto Gualtieri, sindaco di Roma

Da qui saltano agli occhi una serie di macroscopiche concause. La mancanza di una cabina di regia. Il caos dei cantieri, i continui ripensamenti sul percorso del BRT, i cambi di rotta sulle rotatorie (la vicenda della “triangolatoria” di De Matthaeis è emblematica ed è il simbolo del “cazziatone” del Consigliere di maggioranza Paolo Fanelli) e i sensi di marcia modificati, hanno trasmesso ai cittadini una sensazione di improvvisazione amministrativa, senza alcuna programmazione (leggi qui De Matthaeis riapre dopo il cazziatone di Fanelli: coincidenza o politica?).

A Roma, il sindaco Roberto Gualtieri ha gestito centinaia di cantieri PNRR e del Giubileo minimizzando l’impatto sul traffico in una metropoli immensa, per estensione e automobili.

Un processo subito e non gestito

Frosinone, nettamente più piccola, invece è andata in tilt. La sensazione è che il processo di trasformazione è stato subito, non gestito. L’errore politico della mancata condivisione. Mastrangeli ha gestito il piano della mobilità quasi in solitaria, forte del fatto che la maggioranza avesse firmato e condiviso il suo programma elettorale. Tutto giusto.

Mastrangeli in un vertice sul Brt

Ma il programma, per quanto importante, non può assurgere a documenti dignità costituzionale. Serve anche la politica che vive di mediazione, sintesi e contesto. Non aver rimodulato le scelte insieme ai suoi consiglieri, anche alla luce delle prime proteste, ha offerto l’alibi perfetto a chi non era d’accordo prima.

Ora che le cose non vanno  come previsto, è fin troppo facile scaricare la colpa interamente sul sindaco. Se sei bello di tirano le pietre. L’errore strategico di comunicazione.

Un suicidio tattico

C’è poi anche un errore di comunicazione, che rischia di pesare almeno quanto quello amministrativo. Aver trasformato il BRT nella “stella polare” della consiliatura Mastrangeli, si sta rivelando un’arma a doppio taglio, un suicidio tattico. Perché nel momento in cui colleghi così profondamente la tua leadership ad un’unica opera, finisci inevitabilmente per identificarti con i suoi risultati. O con i suoi fallimenti.

Il Consiglio comunale di Frosinone

Nell’immaginario collettivo, se fallisce il BRT, ha fallito Mastrangeli. Per usare una metafora finanziaria: affidare l’intero successo di un mandato a un’unica, peraltro divisiva, opera pubblica, è come investire tutti i risparmi di una vita in un solo titolo azionario.

Basta un’oscillazione di mercato sbagliata per perdere tutto. La vera saggezza, anche e soprattutto in politica, sta nella diversificazione. La politica a Frosinone ha una regola precisa, anche se non scritta: il cittadino perdona molte cose, ma non ciò che gli complica la vita ogni giorno. E il traffico è il disagio quotidiano per eccellenza.

Il rischio per Mastrangeli è che si inneschi un meccanismo psicologico potenzialmente devastante:la trasformazione del malcontento diffuso, in giudizio politico permanente. Ed è qui che il “processo di Norimberga” evocato,smette di essere una suggestiva metafora per trasformarsi in una ipotesi concreta.

C’è una citazione del sociologo Marshall Berman che fotografa perfettamente il momento:Essere moderni significa vivere una vita di paradossi e contraddizioni”. Frosinone oggi è esattamente questo: una città che vuole cambiare, ma che teme il cambiamento. E un sindaco che rischia di essere giudicato, non tanto per la visione che ha avuto, quanto per il modo in cui ha gestito la transizione.