La mossa del cavallo di Pasquale Cirillo che si dimette da consigliere segretario

Cirillo si dimette da segretario dell'Ufficio di Presidenza e invoca l'articolo 33 del regolamento: l'intero Ufficio è decaduto, bisogna ricostituirlo subito. La strategia attendista di Mastrangeli rischia di andare in pezzi a tre giorni dal Consiglio del 3 luglio.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

La lettera è asciutta, formale, asettica: «Il sottoscritto Pasquale Cirillo comunica formalmente le proprie dimissioni irrevocabili, con effetto immediato, dall’incarico di Segretario dell’Ufficio di Presidenza». È stata inviata oggi pomeriggio al vicepresidente vicario del Consiglio Comunale di Frosinone Marco Ferrara ed al segretario comunale di Frosinone Mauro AndreoneNon è una normale comunicazione di dimissioni: è un atto politico potenzialmente dirompente, in grado di far saltare tutta la santabarbara del sindaco Riccardo Mastrangeli.

In politica la strategia del rinvio è un’arte antica, usata ogni qualvolta non c’è una soluzione indolore a un problema. Ma c’è un momento in cui anche la strategia più collaudata rischia di andare per aria per qualcosa che non ti aspetti. Le dimissioni irrevocabili e con effetto immediato di Cirillo da segretario dell’Ufficio di Presidenza sono esattamente questo: quello che non ti aspetti e che non avevi calcolato. Una mossa strategica e sottile che arriva a tre giorni dal Consiglio del 3 luglio: quello in cui, almeno sulla carta, si dovrebbe eleggere il nuovo presidente dell’Aula dopo le dimissioni di Massimiliano Tagliaferri.

L’articolo 33 e il precedente Savo

Alessia Savo

Cirillo, oltre a esercitare la professione di avvocato ha una particolare inclinazione, per default, a leggere le carte. In particolare i testi che disciplinano il funzionamento del Consiglio Comunale, Ca va sans dire. La sua tesi è più o meno la seguente. Il regolamento del Consiglio Comunale — in particolare l’articolo 33 — è chiarissimo: quando viene meno un componente dell’Ufficio di Presidenza, si deve procedere alla rielezione dei vicepresidenti e dei segretari. Non solo del singolo dimissionario. Tutto l’Ufficio. A supporto cita un precedente: le dimissioni della consigliera Alessia Savo quando è stata eletta in Regione. In quel caso l’intero Ufficio di Presidenza fu rifatto da capo.

Tradotto dal politichese: l’intero Ufficio di Presidenza è decaduto. Non si può procedere a un semplice «rimpiazzo» chirurgico. Da questo ne discende la domanda di Cirillo, che è tutto fuorché retorica: chi convoca adesso il Consiglio Comunale? Il vicepresidente vicario? Il consigliere anziano? Un facente funzioni? E soprattutto: che legittimazione ha oggi Marco Ferrara, che è contemporaneamente vicepresidente dell’Ufficio di Presidenza e vicepresidente vicario che svolge le funzioni di presidente del Consiglio? Cirillo lo dice senza giri di parole: «Ha un doppio incarico, lo può fare? Le sue votazioni come sono? Lo fa per uno o per l’altro?»

La chiave di lettura, in punto di diritto, è tutta qui. Non si può aspettare l’elezione del presidente del Consiglio sine die. Le dimissioni di oggi da segretario dell’Ufficio di Presidenza impongono di ricostituire subito l’organismo consiliare. Subito, non ad ottobre.

Il velo dell’attendismo squarciato

Il presidente d’Aula dimissionario Massimiliano Tagliaferri

Per capire la portata delle dimissioni di Cirillo bisogna guardare al calendario. L’obiettivo della maggioranza era scavallare l’estate. La strategia era congelare la situazione e rimandare l’elezione del nuovo presidente del Consiglio a autunno inoltrato, settembre o ottobre. Si sarebbe evitato così di aprire ora un’ulteriore guerra interna per la successione a Tagliaferri. La tattica, infine, era far mancare il numero legale proprio sul finale della seduta, quando si sarebbe dovuto discutere l’ultimo punto all’ordine del giorno: l’elezione del Presidente.

Con le sue dimissioni impreviste, Cirillo ha squarciato il velo dell’attendismo. Niente più tattica applicata alla strategia. Ha dimostrato, regolamento alla mano (salvo diverse interpretazioni degli uffici comunali) che non si può aspettare, che la governance dell’Aula è formalmente monca e che bisogna votare subito. Non alla rifrescataLe sue dimissioni non sono un passo indietro, ma un passo di lato per far inciampare chi provava a camminare troppo lentamente.

Canetti, Bobbio e il terreno che è cambiato

Riccardo Mastrangeli (Foto © Massimo Scaccia)

Cirillo è uno degli ideatori del Terzo Polo da contrapporre a Mastrangeli tra qualche mese. Con le sue dimissioni ha messo in atto una mossa machiavellica. Si dimette non per lasciare un ruolo ma per obbligare gli altri a esercitare il loro. È una mossa che ricorda una frase di Elias Canetti«Il potere non è mai dove sembra, ma dove costringe gli altri a guardare»Cirillo costringe tutti a guardare il Regolamento, a guardare il precedente delle dimissioni di Alessia Savo, a guardare la legittimità degli atti, a guardare il calendario. E soprattutto costringe la maggioranza a guardare se stessa.

Come diceva Norberto Bobbio«In politica le regole non sono un ostacolo, ma il terreno di gioco»Cirillo, con le sue dimissioni, ha cambiato proprio quello.