La partita che non finisce al 90°: Mastrangeli, FdI ed il tempo sospeso

La maggioranza di Frosinone vive una tregua armata: pragmatismo oggi, strategie per il 2027 domani. Tra bilancio, Provinciali e ambizioni incrociate, Mastrangeli e FdI giocano una partita che vale molto più del presente.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Non è una partita semplice. Troppo variegata, troppo litigiosa: la maggioranza guidata dal sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli sembra la Lazio allenata da Mestrelli, celebre per gli scontri interni, i giocatori ribelli, le partitelle del venerdì giocate con la baionetta tra i denti. Ma quelli del Maestro almeno erano giocatori carismatici.

Quelli di Mastrangeli somigliano piuttosto ai calciatori che non sentono più la tigna per i loro colori, costretti ad affrontare quelle sfide giocate sotto una pioggia torrenziale, con il pallone che rimbalza male, prende traiettorie imprevedibili e costringe gli allenatori a cambiare modulo ogni dieci minuti.

I due tempi di Mister Mastrangeli

Riccardo Mastrangeli (Foto © Stefano Strani)

Mastrangeli lo sa bene. E sa altrettanto bene che la consiliatura si gioca in due tempi. Con un dettaglio tutt’altro che secondario: nessuno può giurare che, tra primo e secondo tempo, torni in campo la stessa formazione. O, più precisamente, la stessa coalizione che oggi sostiene il sindaco. Più chiari? Il primo tempo è quello che conduce al termine naturale della consiliatura. Il secondo è già proiettato nel 2027, quando gli elettori torneranno alle urne. E potrebbe essere tutta un’altra storia.

Tradotto in termini politici: oggi Fratelli d’Italia e Mastrangeli sono destinati a restare insieme fino alla fine del mandato. Non per rinnovata sintonia ma per sano pragmatismo. E perché nessuno ha interesse a staccare la spina prima del tempo. Per il dopo, invece, la sceneggiatura è ancora tutta da scrivere.

L’obiettivo vero: il 2027

Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica

Nell’agenda politica di Fratelli d’Italia a Frosinone c’è un solo punto evidenziato in giallo: rivendicare la candidatura a sindaco del capoluogo tra circa sedici mesi. Un obiettivo legittimo, coerente con i rapporti di forza nazionali, regionali e locali. Ma tutt’altro che scontato nel risultato. Perché Frosinone è un capoluogo e, come ha ricordato con freddezza e lucidità il segretario regionale di Fratelli d’Italia Paolo Trancassinile decisioni non si prendono guardando solo al perimetro cittadino. Contano, eccome, anche le dinamiche regionali. (Leggi qui: FdI rialza la testa: restituite le deleghe, Trancassini congela il resto)

Tradotto: il destino di Mastrangeli o del suo eventuale successore si decide a Roma, sull’altare degli equilibri tra i Partiti della coalizione, che non sempre coincidono con le ambizioni locali. È anche per questo che FdI ha scelto una linea apparentemente morbida, ma politicamente chirurgica. Un piccolo capolavoro di cinismo tattico.

Paolo Trancassini

Nessuna richiesta oggi di un terzo assessorato, pur legittimata dai numeri in Aula. Nessun muro contro muro con il sindaco. Piuttosto, mani libere per il prossimo anno. In cambio, però, una richiesta chiara: l’arricchimento del programma amministrativo. Una richiesta che, se disattesa, potrebbe trasformarsi nella giustificazione perfetta – elegante, istituzionale, difficilmente contestabile – per rompere definitivamente tra sedici mesi. Una giustificazione su misura, come un abito sartoriale cucito dal Maestro Paglia nel suo laboratorio del centro storico.

Bilancio, emendamenti e Provinciali

Nel frattempo, tra qualche settimana, arriverà in consiglio comunale il Bilancio di previsione 2026. Non dovrebbero esserci sorprese clamorose: il Bilancio verrà approvato. Farlo saltare significherebbe interrompere la consiliatura prima del tempo e poi provare a spiegarlo agli elettori. Con il rischio di scoprire che, quando votano, gli elettori hanno memoria lunga, altro che corta.

Piuttosto, sarà interessante osservare che tipo di emendamenti presenterà Fratelli d’Italia, se li presenterà. Saranno proposte costruens, per migliorare il documento e rafforzare l’azione amministrativa? Oppure destruens, per piantare bandierine politiche e misurare i muscoli con Mastrangeli? Anche da lì si capirà molto del secondo tempo che si giocherà a Frosinone nel 2027.

Una volta approvato il bilancio, per Mastrangeli la strada appare in discesa fino a fine mandato. A quel punto testa e corpo andranno sulle elezioni provinciali dell’8 marzo, vero spartiacque politico di questa fase. Alle Provinciali nessuno può permettersi di fallire.

La Lega ha un imperativo: riportare a Palazzo Iacobucci il consigliere uscente Andrea Amata. Fratelli d’Italia punta a confermare il seggio oggi occupato da Sergio Crescenzi, anche se non è esclusa l’opzione Franco Carfagna. E non è un dettaglio.

L’opposizione e il risiko silenzioso

Ma sarebbe un errore considerare le Provinciali una partita esclusiva della maggioranza. Anche sul fronte dell’opposizione si muovono aspettative e manovre sotterranee.

Forza Italia, in particolare, punta a confermare il seggio oggi occupato da Maurizio Scaccia, con Pasquale Cirillo, magari grazie anche ai voti di consiglieri formalmente all’opposizione ma politicamente più fluidi. In politica, come nella vita, le vecchie appartenenze spesso contano più delle nuove collocazioni.

Poi c’è il nodo più enigmatico: il gruppo dell’ex sindaco Domenico Marzi. Difficile immaginare una convergenza compatta. Di certo non verso il Partito Democratico. Qui si apre un risiko silenzioso, fatto di voti ponderati, sussurrati, calcoli che contano più delle dichiarazioni ufficiali.

In sintesi: il bilancio passerà per ragion di Stato. Ma dal 9 marzo, archiviate le Provinciali, si aprirà il vero cantiere politico del capoluogo. Altro che quello del BRT. E chi pensa di avere già la vittoria in tasca per il 2027 farebbe bene a rileggersi la storia locale. Perché a Frosinone, l’unico modo per essere certi di vincere è non aver ancora iniziato a giocare.

E no, non si sta parlando di calcio.