Un documento che dice una cosa ma punta ad ottenerne un'altra. Perché Antonio Pompeo lo ha tirato fuori proprio ora. La concordanza dei tempi. Ed il combinato disposto
La forma c’è, la sostanza per niente. Anzi. Ha tutti i tratti della ecumenica proposta lanciata in modo che venga respinta, facendo passare per reazionario chi non aprirà la porta, il documento inviato nelle ore scorse dalla minoranza in seno al Consiglio comunale di Ferentino.
L’ex sindaco ed ex presidente della Provincia Antonio Pompeo insieme ai Consiglieri Musa, Magliocchetti e Lanzi ha proposto la sua collaborazione “nel rispetto dei ruoli” alla maggioranza che lo ha battuto un anno e mezzo fa.
Ecumenico, intrigante, gesto signorile. Se non fosse per il modo nel quale è stato proposto. “Non si può più aspettare. È arrivato il momento di mettere un freno alla fase di rapido declino che sta attraversando la nostra città. E’ ormai trascorso un anno e mezzo e ad oggi non si vedono passi in avanti di questa amministrazione, mentre la cittadinanza è sempre più rassegnata davanti alla situazione di stallo che si avverte in ogni settore della vita sociale, culturale ed economica”. Tradotto: siete una massa di asini incapaci, vi proponiamo la nostra collaborazione così vi facciamo vedere come si fa.
Per i non addetti ai livori

Perché allora quella proposta? E perché fatta proprio adesso? Possibile che l’ex sindaco Antonio Pompeo si sia svegliato una mattina ed abbia preso a menare calci negli stinchi dicendo “Vi voglio aiutare”?
La scelta dei tempi è stata precisa e la scelta dei modi è stata chirurgica per il bersaglio che puntava a centrare. La premessa è doverosa per i non addetti ai livori di Ferentino. Antonio Pompeo è stato sindaco per due mandati e per altrettanti è stato presidente della Provincia di Frosinone; ha ereditato la componente margheritina del Partito Democratico dal suo amico Francesco Scalia che ne fu l’ultimo presidente Regionale prima della fusione nel Partito Democratico. Il sindaco Piergianni Fiorletta è stato il suo predecessore per due mandati, viene dalla stessa area.

I rapporti tra i due si sono rotti quando è cominciato il dibattito interno per la successione a Pompeo. È culminato con la sua clamorosa rottura con Luigi Vittori, storico vicesindaco tanto di Pompeo quanto dei governi Fiorletta 1 e 2; Vittori è l’uomo che spesso determina i risultati: tanto per fare un esempio, lo spostamento strategico delle sue preferenze è stato determinante per la mancata elezione in Provincia del candidato appoggiato da Pompeo, la sua mancata elezione in Regione superato dalla candidata Dem di matrice opposta Sara Battisti, per la nascita del Fiorletta 3 (civico, con larghissimi pezzi di centrosinistra e centrodestra uniti da un programma amministrativo e non politico).
Nel mentre, Antonio Pompeo è ancora nel Partito Democratico. Dovrebbe far parte di AreaDem ma non lo si vede alle riunioni da quando si è spostato sulla stessa posizione Francesco De Angelis mettendo in letargo la sua personale Pensare Democratico.
La concordanza dei tempi

Nei giorni scorsi il consigliere Maurizio Berretta (civico di centrodestra) ha ufficialmente sciolto il legame politico con Claudio Pizzotti: insieme avevano dato vita ad una Civica che ha eletto entrambi in Consiglio. Berretta chiedeva un assessorato: non per sé ma per il gruppo, in modo da far entrate al posto dell’assessore la prima dei non eletti Maria Vittoria Coppotelli. Invece al Gruppo è stata confermata la carica di Presidente d’Aula per Pizzotti. (Leggi qui: Berretta dimezza il Gruppo e si mette in proprio).
L’assenza di dialogo tra i due, indicata da Berretta come motivazione per la sua uscita è una balla. In realtà ha fatto quella mossa perché Claudio Pizzotti sta iniziando a posizionare le sue pedine in vista della successione a Fiorletta. È stato ad una cena con il sindaco Piergianni Fiorletta, il presidente regionale del PD e leader Dem ciociaro Francesco De Angelis, l’ex vicesindaco ora consigliere comunale e provincialeLuigi Vittori e l’ex assessore Massimo Gargani. (Leggi wui: Berretta va per sé e Pizzotti va a cena con De Angelis).
Fondamentali sono state due dichiarazioni arrivate da sponde opposte. Sono quelle di Luigi Vittori e di Giuseppe Virgili, consigliere civico ma coordinatore di Fratelli d’Italia in città. Entrambi hanno detto che saranno le Primarie a definire il prossimo candidato sindaco e che si vedrà al momento opportuno (fra tre anni e mezzo) se replicare l’attuale coalizione oppure dividersi e tornare al confronto tra due coalizioni politiche.
Cosa c’entra Pompeo?
Il combinato disposto

La conseguenza non detta nelle dichiarazioni rilasciate da Giuseppe Virgili e da Luigi Vittori è che Antonio Pompeo così viene tagliato fuori da ogni decisione. E da ogni strategia per la scelta del futuro candidato sindaco. Perché?
Se si va alle Primarie, la coalizione extralarge ha una forza nettamente superiore a quella che potrebbe esprimere Pompeo. Se si va alla contrapposizione tra blocchi politici, Claudio Pizzotti si sta collocando nella componente Dem maggioritaria e Giuseppe Virgili punta a guidare le scelte del centrodestra in virtù dei numeri di FdI. Ad Antonio Pompeo rimarrebbero due possibilità: schierarsi sotto il simbolo del Partito Democratico, operazione risultata perdente un anno e mezzo fa; oppure accettare le lusinghe di Forza Italia che comunque dovrebbe fare i conti con Virgili ed FdI che ad un eventuale tavolo provinciale farebbe valere i suoi numeri.
Si comprende ora il significato di quella nota in cui viene proposta la collaborazione. È un modo per uscire dall’angolo e ricordare a destra e sinistra che i voti di Antonio Pompeo ad oggi sono strategici per qualunque schieramento. E che fare i conti oggi è previdente. Ma c’è sempre un oste con il quale alla fine devono essere ricalcolati.
(Ha collaborato Emiliano Papillo)



