La piazza dedicata ai Borbone e l’orgoglio di Gaeta italiana 

A Gaeta nasce piazza "5 febbraio 1861", dedicata ai morti dell’esplosione borbonica durante l’assedio piemontese. Ma l’intitolazione riaccende un dibattito storico: memoria o nostalgia? Il sindaco Leccese celebra l’unità d’Italia, ma non tutti i morti sono uguali.

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

5 febbraio 1861“: è il nome della piazza nel centro storico di Gaeta. Si ricorda il giorno in cui, in una Gaeta borbonica e assediata, esplode una polveriera determinando numerose vittime. Morirono militari e civili. L’iniziativa è del sindaco Cristian Leccese. Ma?

Tutti a condividere la scelta. Mi consentirete di essere garibaldino, mazziniano, italiano. Credo che la storia sia un percorso crociano verso la libertà. Certo ci sono degli incidenti di percorso, come diceva del ventennio fascista Benedetto Croce. Ma resta l’assunto.

La Storia poi, si scrive non nelle buone maniere né pregando il Signore, ma vivendo e anche no. La storia uccide, la storia non è il luogo della pietà, chi lo dice bara con la stessa e cerca di riscriverla. Ma non si può. La storia non fa mai vincere gli inefficienti, i passatisti, perché altrimenti non sarebbero tali.

Non tutti i morti sono uguali

Il forte di Gaeta dopo il bombardamento di Cialdini

Per libertà che abbiamo, di cui godiamo, tagliammo le teste a preti, nobili e re e, dentro la Storia, dovremmo rifarlo. Come è vero che nella storia non tutti i morti sono uguali alcuni accompagnano la fine di tempi vecchi, altri il nuovo che deve venire.

Cristian Leccese è sindaco di Gaeta che, con il lavoro anche di Cosimino Mitrano che lo ha preceduto ha fatto di Gaeta un attrattore turistico e di vivere civile, ne ha disegnato nuovi splendori. Leccese sta poi in un Partito che ha un nome bellissimo: “Forza Italia“. Non è un grido calcistico ma un richiamo al sacro Risorgimento.

Dentro quel Partito fondato da Berlusconi c’è Mazzini e Garibaldi, Pisacane e la spigolatrice di Sapri, Cavour. C’è la mia Patria che è italiana.

Leggo di una piazza intitolata ai morti di un bombardamento piemontese / italiano contro la fortezza di Gaeta occupata dagli imbelli borbonici. Leggo che il senatore (Senatore della Repubblica italiana) Riccardo Pedrizzi elogia l’iniziativa. Beh nella piazze italiane non dovrebbero essere ricordi di chi sta in un’altra parte della Storia. Dentro il discrimine che porta i vincitori a continuare la storia e gli sconfitti a cercare risposte al se fosse andata diverso ma non è andato.

Insomma una condanna alla inutile nostalgia per gli confitti

Il dialogo Pisanò – Foa

Vittorio Foa

Un giorno Giorgio Pisanò, del MSI, incontrando Vittorio Foa, gli disse: «Ci siamo combattuti da fronti contrapposti, ognuno con onore, possiamo darci la mano. Foa gli rispose: ‘È vero abbiamo vinto noi e tu sei potuto diventare senatore, avessi vinto tu io sarei ancora in carcere»

Ecco abbiamo vinto noi e voi potete coltivare le vostre nostalgie, inutili. Al contrario sareste complici di chi aveva latifondo parassitario e riti anziché libertà. E chiudo con le bellissime parole dello stesso sindaco Cristian Leccese per il 4 novembre:

È la giornata in cui l’Italia ricorda l’Armistizio di Villa Giusti – entrato in vigore il 4 novembre 1918 – che consentì agli italiani di rientrare nei territori di Trento e Trieste, e portare a compimento il processo di unificazione nazionale iniziato in epoca risorgimentale. Il 4 novembre 1918 terminava, infatti, la Prima Guerra Mondiale, mentre, per onorare i sacrifici dei soldati caduti a difesa della Patria, il 4 novembre 1921 ebbe luogo la tumulazione del Milite Ignoto nel Sacello dell’Altare della Patria a Roma. 

Ecco nel 1861 gli italiani “rientrarono” a Gaeta nobile e italiana, sono d’accordo con il sindaco: forza Italia. Con la f minuscola.