L'ex primo cittadino si confessa tra presente, passato e futuro. Orgoglioso del rapporto con i cittadini e delle opere iniziate con la sua amministrazione. Elogia l'opposizione e boccia la giunta-Fiorletta. E sulla coalizione trasversale, prende in prestito un'espressione di Francesco Scalia: "Il fritto misto non mi piace soprattutto come è stato servito"
Con due mandati da sindaco e altrettanti da presidente della Provincia di Frosinone, Antonio Pompeo non è solo un ex amministratore: è un archivio vivente di progetti, decisioni e cantieri. C’è chi, dopo due mandati, molla per un periodo di ‘rigenerazione‘: lui giura che il peso degli incarichi non ha mai superato la leggerezza di una stretta di mano ricevuta per strada dai cittadini. Non coltiva rivincite ma neanche amnesie. E oggi, da consigliere comunale d’opposizione, rivendica ciò che è stato fatto senza pretendere applausi, ma con l’orgoglio di chi sa riconoscere il valore della semina lunga.
Tra un cantiere lasciato e una riflessione sulle dinamiche politiche locali, Pompeo parla chiaro: coerenza ed autocritica, perché si può anche sbagliare ma non si può mai smettere di mettersi in gioco.
Pompeo ed il rapporto con i cittadini
È stato sindaco e Presidente della Provincia di Frosinone per due mandati. C’è gente che a questo punto si ritira soddisfatta. Lei non è ancora stanco?

Nemmeno un po’.
Sindrome da poltrona?
Ma quale poltrona?! Il sindaco, l’amministratore pubblico, si fa con la suola delle scarpe: camminando, vedendo con i propri occhi le cose che devono essere migliorate, sentendo con le proprie orecchie cosa vuole la gente. La politica è sapersi sintonizzare su quello che la gente vuole e tradurre in azione di governo quello che è meglio per tutti.
Una visione quasi Francescana.

Ma quale Francescano. Per fare politica bisogna muoversi tra banchi di pescecani che non vedono l’ora di sbranare qualche tonno. Non pensiate che per portare Frosinone al vertice dell’Unione Province Italiane sia stata una passeggiata di salute. E non illudetevi che per arrivare ad un passo dalla riforma delle Province con il testo messo a punto da noi durante il Governo Draghi non ci abbia costretto a sgomitare.
Cosa le rimane di quei giorni?
Il rapporto con i cittadini. È bello uscire di casa e vedersi contornato da tanto affetto con molti cittadini che mi chiedono di tornare a fare il sindaco. Questa è la cosa più bella, aver costruito una credibilità ed una armonia. È ancora più bello quando a chiedermelo sono i più giovani, a dimostrazione che non è vero che sono distaccati dalla vita della città e dal bene pubblico. Già questo per me rappresenta tanto. Poi le cose fatte ed i tanti cantieri lasciati.
“Paolini” la vera sfida
A proposito di cantieri. Proprio in questi giorni si parla di inaugurazioni di opere e di cantieri iniziati durante la sua amministrazione, come la Paolini, il Teatro Romano, il Parcheggio della Stazione e le scuole. Che effetto fa?

Anche se non sarò io a tagliare il nastro non è questo il problema, l’importante è aver seminato bene per la propria città. La Paolini è stata la sfida più difficile. Avrei potuto fare scelte diverse e togliermi il rischio di eventuali responsabilità ma ho sempre scelto il bene della città e sono contento di aver risolto questa annosa problematica, altrimenti oggi le casse del comune sarebbero saltate e quel “mostro” sarebbe rimasto lì chissà per quanti altri anni ancora. Con questa operazione Ferentino vedrà la Paolini tornare scuola e l’Amministrazione provinciale risparmierà oltre duecentomila euro l’anno di affitto. Tutto questo senza gravare sul Comune e sulla Provincia ma grazie a sette milioni di euro di fondi Pnrr. Ora però è tempo che i lavori inizino se non si vuole vanificare quanto fatto.
L’impegno per il teatro
C’è poi il progetto per il teatro romano.

Per onestà intellettuale va riconosciuto che l’attuale sindaco ha sempre avuto un’attenzione particolare per il recupero del Teatro Romano. Detto questo ricordo ancora con grande emozione quando posai la prima pietra per l’inizio del cantiere, grazie al finanziamento che ottenemmo dall’allora ministro della Cultura Dario Franceschini e a seguito del parere della Conferenza Unificata Stato-Regioni dove sedevo in rappresentanza delle Province. Solo nove progetti finanziati in tutta Italia e tra questi c’era la mia città. Sensazioni che ti lasciano il segno.
A chi va ascritto il progetto del parcheggio della stazione?
Il parcheggio della stazione ferroviaria, seppur opera finanziata e realizzata da RFI, è frutto della credibilità che in quegli anni la nostra città si era guadagnata sui tavoli istituzionali. Da qui nasce la forte sinergia con i vertici di Ferrovie che decidono di realizzare la prima stazione modello con annesso parcheggio.
In agenda ci sono anche le scuole
Anche qui con parte dei fondi Pnrr ottenuti, oltre venti milioni di euro, abbiamo messo in campo interventi per ammodernare e rendere più sicure alcune scuole della città come i plessi di Belvedere e Cameracanne. Insomma c’è tanto che bolle in pentola!
Dalla nuova angolazione
Ora sta vedendo la città da un’angolazione diversa. Quale è il bilancio di due anni di opposizione in comune?

Credo che la serietà e l’abnegazione dei consiglieri di minoranza siano sotto gli occhi di tutti. Qualificano il dibattito politico in consiglio e fuori. In diverse occasioni abbiamo votato anche a favore di atti proposti dalla maggioranza perché al primo posto mettiamo il bene comune, a dimostrazione che non c’è assolutamente pregiudizio e chiusura a prescindere. Cosa che invece non possiamo dire della maggioranza che non ha mai raccolto nostri suggerimenti o proposte e non si è fermata neanche davanti ad errori evidenti e procedure vistosamente discutibili.
Quale il Bilancio secondo lei della maggioranza?
Potrei dirne tante, ma credo che i giudici migliori siano sempre i cittadini. Comunque davanti a tanta disponibilità economica, smentendosi sulle accuse sollevate nei miei confronti di aver lasciato le casse vuote, certamente rimango perplesso per come la città è amministrata nella quotidianità così come nella programmazione.
Cosa pensa di questa coalizione?

Come Francesco Scalia, al quale devo tanto per la mia crescita politica e il quale tanto può ancora insegnare in termini di visione politica. Anche a me non piace il fritto misto, soprattutto così come è stato servito. (Leggi qui: Il “fritto misto” che non piace affatto a Francesco Scalia).
Vedere qualcuno che, per decenni e di generazione in generazione, ha avversato le scelte fatte dalle coalizioni di centrosinistra ed oggi con grande naturalezza tenta di rivendicare risultati che nascono proprio da quelle scelte è davvero incomprensibile.
Col senno del poi
Cosa non rifarebbe?
Con il senno del poi è facile dire cosa si è fatto bene e cosa si è sbagliato. Bisogna sempre contestualizzare le scelte nel momento in cui si fanno. Però come tutti qualche errore lo avrò sicuramente fatto. Qualcuno mi ha rimproverato la troppa generosità politica. Sicuramente!
Quali le sfide future per Ferentino e la Ciociaria?
La Tav. Il resto poi arriverà di conseguenza.
Aveva detto che la stazione di Ferentino non sarebbe nata. Che, ci ripensa?

Per niente. Avevo detto che nulla era stato fatto fino a quel momento: solo chiacchiere. Dopo il sasso che ho lanciato nello stagno è ripartita la mobilitazione. Dobbiamo dire grazie ad un cittadino di Ferentino, Enrico Coppotelli, per avere dato voce a quella provicazione ed avere rimesso in moto il dibattito. La politica si fa anche così: sapendo sollecitare. Ed è quello che abbiamo fatto.



