A quattro giorni dalla riapertura l’impresa rinvia ancora la consegna delle aule. Paola Materiale reagisce: lezioni garantite dal 15 settembre anche nei corridoi. Tre aule vengono recuperate, ma i laboratori restano chiusi fino al 30 settembre.
Ci sono vicende apparentemente minori capaci di raccontare un Paese con la medesima precisione di un trattato di sociologia. Storie che nascono lontano dai riflettori della grande politica, tra i banchi di un istituto di provincia, e che pure riescono a fotografare le luci e le ombre dell’Italia contemporanea.
La cronaca di questi giorni ci porta ad Arpino, adagiata sulle colline della Ciociaria. Lì ha sede l’Istituto Superiore “Tulliano”, con una sezione chimica intitolata a Nicola Parravano. Non una scuola qualunque ma il primo istituto tecnologico del Lazio secondo la classifica della Fondazione Agnelli: un’eccellenza che quest’anno conta circa trecento studenti distribuiti in quindici classi. Da tempo l’edificio è interessato da complessi interventi di adeguamento sismico, accompagnati dalla solita corsa contro il tempo e dalla promessa di restituire gli spazi in vista della riapertura dell’anno scolastico. (Leggi qui: Arpino, il “Tulliano” riapre i laboratori: a settembre finisce l’attesa).
I laboratori scientifici, in realtà, giacciono inaccessibili già dal giugno del 2025. Un paradosso doloroso per un istituto che del sapere pratico e della ricerca ha fatto la propria cifra identitaria.
Non facciamo in tempo

A quattro giorni dal rientro in classe, la presidenza riceve la consueta nota formale: l’impresa appaltatrice comunica la rimodulazione del cronoprogramma e l’impossibilità di consegnare le aule. La motivazione sfiora il costume nazionale: la pausa estiva dei fornitori di materiale elettrico. Durante il mese di agosto la filiera si arresta, la reperibilità delle componenti slitta e il cantiere si siede. La Provincia prende atto e trasmette il documento all’istituto, con il rassegnato distacco proprio della prassi burocratica.
Un ritardo che stride ancora di più se messo a confronto con la sollecitudine del territorio. Già due anni fa, di fronte alle prime criticità, il Comune di Arpino si era attivato mettendo a disposizione la propria sede appena ristrutturata, accogliendo oltre 400 studenti che hanno rianimato il centro storico. Un’alleanza civile rinnovata poi con la dirigenza scolastica del Comprensivo “Tulliano”: una mobilitazione corale tra amministrazione locale e mondo della scuola nata al solo scopo di tutelare e sostenere il presidio del Chimico.
Ad emergere, dunque, è il ritratto di un’amministrazione centrale e di un sistema d’appalto che viaggiano a rilento rispetto alla prontezza delle comunità locali, lasciando che le responsabilità si disperdano tra le pieghe dei regolamenti e i tempi dei cantieri.
C’è chi non si rassegna

Questa volta, tuttavia, la sequenza dei rinvii ha incontrato una salda resistenza istituzionale. La dirigente scolastica, la professoressa Paola Materiale, ha declinato la logica della rassegnazione, firmando un richiamo pervaso da un profondo senso del dovere. Ha ricordato che la scuola non è un mero ufficio amministrativo, che non si può “raggelare” una comunità di studenti e famiglie, e ha riaffermato un principio cardine: le lezioni devono riprendere per tutti il 15 settembre. Senza eccezioni. Qualora mancassero i locali, si disporranno i banchi nei corridoi, nell’ufficio di presidenza o persino sotto strutture temporanee nel cortile.
La presa di posizione ha suscitato un’immediata reazione: nel pomeriggio stesso, l’intervento dell’Ufficio Scolastico Provinciale ha permesso di recuperare tre aule affidate ad altra ditta. Un’azione d’emergenza che dovrebbe garantire l’accoglienza degli studenti, ma lascia irrisolta la questione centrale: i laboratori rimangono chiusi e l’operatività didattica della scuola resta fortemente compromessa. Almeno fino al 30 settembre.
Le domande non rinviabili

Una vicenda dunque, che solleva interrogativi non più eludibili. Se si riconosce alla formazione, ai giovani e al merito un valore strategico per il futuro della comunità, occorre tradurre questa intenzione in scelte amministrative coerenti.
Non è sostenibile che l’istruzione pubblica rimanga subordinata ai tempi delle varianti, alla fragilità delle forniture o alle lenti burocratiche. La campanella domani al Parravano suonerà comunque. Non nell’ampiezza dei laboratori che hanno consolidato il prestigio di questo istituto, ma negli spazi riadattati con sollecitudine all’ultimo minuto. Suonerà per la determinazione di una comunità locale e scolastica che ha fatto di tutto per difendere i propri ragazzi, nell’auspicio che chi governa i cantieri sappia finalmente dimostrare la medesima responsabilità.



