Ad Anagni dietro il defenestramento dall'associazione di Fabrizio Savone ci sarebbe una lite con l'assessore Carlo Marino e quindi la corsa sempre più nervosa al post-Natalia. Il presidente Terilli getta acqua sul fuoco: "Siamo indipendenti". -Ma le polemiche in città non si placano
Ad Anagni la Pro Loco sembrerebbe davvero essersi trasformata da avamposto di promozione territoriale a campo di battaglia di una complessa guerra di posizionamento interno alla maggioranza di centrodestra.
La recente polemica che ha visto protagonista lo storico esponente dell’associazione Fabrizio Savone (figura nota peraltro anche per la sua vicinanza politica alla Lega pur senza una formale iscrizione al Partito) non sarebbe stata infatti un episodio isolato, né una semplice questione legata a statuti, tessere non pagate o dinamiche associative.
Ma, al contrario, il sintomo visibile di fibrillazioni molto più profonde che guardano con insistenza alle elezioni comunali del 2028 (leggi qui Anagni, la faida interna alla Pro Loco spia di un centrodestra diviso).
Lo scontro Marino-Savone

Le indiscrezioni filtrate ieri sulla vicenda (dagli ambienti blindati della maggioranza del sindaco Daniele Natalia) tratteggiano uno scenario netto. Lo scontro con Savone sarebbe infatti maturato in seguito ad un confronto politico e personale piuttosto aspro con Carlo Marino, attuale assessore al Bilancio ed esponente di spicco della lista civica Cuori Anagnini.
Marino, come noto, non è un assessore qualunque: nel risiko della destra locale è considerato da molti uno dei profili più papabili e accreditati per raccogliere l’eredità di Natalia, giunto al suo secondo mandato. Perché è di area ma raccoglie consensi anche nel campo avversario, non vola alto ma alla stessa quota della gente comune. La frizione con Savone, e di conseguenza gli screzi tra lo stesso Savone ed il direttivo della Pro Loco, si inserirebbe perfettamente in questo solco. Quando i rapporti tra pezzi della stessa coalizione si irrigidiscono, ogni spazio decisionale diventa un fortino da difendere o conquistare.
Terilli getta acqua sul fuoco

Nel tentativo di gettare acqua sul fuoco, il presidente della Pro Loco Augusto Terilli è intervenuto nei giorni scorsi, puntando a minimizzare: la Pro Loco resta un ente indipendente, estraneo alle logiche di palazzo e slegato dai destini della maggioranza di governo.
Una difesa d’ufficio legittima, ma che si scontra con la realtà della politica anagnina. Il sospetto, che in città è ormai una certezza, è che la governance del turismo e della cultura sia solo un altro piano su cui si sta giocando una partita a scacchi spietata, dove ogni pedina mossa serve a misurare i rapporti di forza in vista del dopo-Natalia.
Corsa nervosa senza esclusione di colpi

La corsa alla candidatura a sindaco per il centrodestra è, del resto, affollata e nervosa. Davide Salvati, il presidente del consiglio comunale, in quota Fratelli d’Italia, è l’altro nome caldissimo per la successione. Gode di un forte radicamento e di una spinta importante da parte del partito.
Riccardo Ambrosetti, vicesindaco, anch’egli colonnello di Fratelli d’Italia, osserva apparentemente dall’alto l’evolversi della situazione. Un distacco solo strategico: Ambrosetti è tutt’altro che disinteressato alla leadership e la sua golden share sul futuro della città peserà enormemente. Questo incrocio di veti e ambizioni tra civici, leghisti della prima ora e la corazzata di Fratelli d’Italia giustifica il clima di forte tensione e il nervosismo che avrebbe finito per travolgere anche il direttivo di Piazza Innocenzo III.
Nelle prossime settimane è prevista la convocazione dell’assemblea generale dei soci della Pro Loco. Sarà quello il momento in cui i nodi verranno al pettine: l’assise non servirà solo a ratificare o discutere il caso Savone, ma diventerà un termometro politico per capire quanto la maggioranza Natalia sia disposta a logorarsi prima del tempo.



