Il decimo esposto inviato ieri in Prefettura chiede lo scioglimento del Consiglio di Frosinone dopo 94 giorni senza Presidente. Ma le firme, tra PD, FI e civici, disegnano anche il possibile perimetro di un'alternativa a Mastrangeli nel 2027.
Mentre nei ristoranti turistici del centro di Roma, frequentatissimi in questa lunga e torrida estate, all’ingresso è possibile consultare il menù del giorno, a Frosinone a Palazzo Munari, bisognerà mettere una locandina con su scritto “L’esposto del giorno“. Ormai una tradizione consolidata al Comune capoluogo, come la gricia a Trastevere.
L’ultimo, datato 2 settembre e depositato l’indomani cioè ieri, porta di nuovo la firma di dieci consiglieri ed è indirizzato alla Prefettura e al Ministero dell’Interno, e per conoscenza al Segretario comunale, con una richiesta politicamente pesantissima: valutare lo scioglimento del Consiglio comunale di Frosinone ai sensi dell’articolo 141 del Tuel – Testo Unico sugli Enti Locali, per «grave e persistente violazione di legge» e paralisi dell’assemblea dovuta alla mancata elezione del Presidente da oltre tre mesi. (Leggi qui: E dopo il question time parte il nuovo esposto al Prefetto).
Cosa dice davvero la norma

La legge però, è bene ricordarlo, non prevede lo scioglimento automatico del Consiglio per la sola mancata elezione del Presidente. Le fattispecie dell’articolo 141 del Tuel sono tassative e riguardano casi estremi: atti contrari alla Costituzione, gravi violazioni di legge, dimissioni di massa, mancata approvazione del Bilancio. Sarà eventualmente la competente autorità a stabilire se la situazione di Frosinone rientri, o meno, nelle fattispecie indicate.
Ma il punto ormai non è solo giuridico/normativo: è politico. Quando un’assemblea eletta non riesce neppure a scegliere chi deve dirigere i lavori, il problema non è il regolamento: è l’assemblea.
Come si è arrivati fin qui

Ma tant’è. La storia è ormai arcinota. Massimiliano Tagliaferri si è dimesso il 30 maggio scorso sia dalla presidenza dell’Aula sia da consigliere comunale. (Leggi qui: Tagliaferri stacca la spina: ora il cerino passa a Mastrangeli E Qui: Frosinone e la grande bellezza della poltrona: nessuno la molla).
A ruota sono arrivate le dimissioni di 2 componenti dell’Ufficio di Presidenza (Pasquale Cirillo e Norberto Venturi). (Leggi qui: La mossa del cavallo di Pasquale Cirillo che si dimette da consigliere segretario).
Da quel giorno l’Aula consiliare è entrata in una sorta di vulnus istituzionale, con il Consiglio Comunale incapace di trovare, in 94 giorni, un punto di caduta condiviso sul nome del successore a dirigere i lavori. Per eleggere Papa Leone XIV sono bastate poco più di 48 ore.
Il Prefetto come arbitro permanente

Si riparte da qui e dall’ennesimo ricorso al Prefetto, che di questo passo dovrà dedicare gli uffici del protocollo esclusivamente alla gestione degli atti del Comune di Frosinone. Ed anche questo non è normale.
Circostanza ancor più surreale è che il nuovo atto indirizzato al Palazzo del Governo, parte dopo un Consiglio Comunale dedicato al Question time, dove non c’era numero legale da garantire, né delibere da approvare. Bisognava “solo” rispondere alle interrogazioni dei Consiglieri Comunali. Invece in aula, lato maggioranza e Giunta, si è registrato una specie di deserto dei Tartari: 5 consiglieri presenti (su 18) e 4 assessori (su 8). Una strategia evidentemente studiata a tavolino dal Sindaco e i suoi, per prendere le distanze dall’inevitabile caos consiliare. Che puntualmente c’è stato e che ha messo in moto l’ennesima procedura prefettizia. (Leggi qui: E dopo il question time parte il nuovo esposto al Prefetto).

In ogni caso, l’esposto certifica un fenomeno ormai strutturale: il Consiglio comunale di Frosinone ha smesso di essere il luogo in cui si risolvono i conflitti politici e istituzionali, diventando il luogo da cui si parte per demandare ogni decisione a un livello superiore. Prima la richiesta di chiarimenti sulla legittimità delle delibere approvate con l’Ufficio di Presidenza dimezzato, poi l’istanza per bloccare gli atti, ora la sollecitazione a valutare lo scioglimento dell’intera assise. Il Prefetto è chiamato, di volta in volta, a fare da arbitro, da interprete, da “notaio” della crisi. (Leggi qui: Undici consiglieri scrivono a Prefetto e Ministero: delibere dubbie a Frosinone. E poi: Undici consiglieri scrivono al Prefetto per il visto di legittimità delle sedute). Il cazziatone elegante della Prefettura di Frosinone al Consiglio Comunale).
La politica ha abdicato
L’ulteriore anomalia di questa surreale consiliatura, è che la politica ha abdicato da tempo al suo ruolo: ha rifatto i ferri e si è trasferita altrove. Non riescendo a risolvere nessun genere di conflitto, o diversità di vedute. Mentre l’amministrazione si affida ai pareri legali, il Palazzo del Governo, ovvero l’istituzione di garanzia, diventa il vero centro decisionale. Norberto Bobbio diceva: «la crisi della democrazia non sta nella mancanza di regole, ma nella incapacità di chi dovrebbe farle vivere». Le regole a Palazzo Munari dovrebbe farle rispettare lo stesso organismo che se le è date: l’aula consiliare.

Eppure, al netto dell’ipertrofia burocratica e dell’ossessione per i cavilli regolamentari (di questo passo, il Prefetto di Frosinone rischia di diventare il “commissario straordinario dell’aula consiliare del capoluogo”) le firme sotto l’esposto offrono uno spunto politico di riflessione, finora solo parzialmente esplorato.
La pittrice messicana Frida Kahlo diceva: «io vedo orizzonti, dove altri disegnano confini». I firmatari dell’esposto potrebbero rappresentare, di fatto, un possibile perimetro di proposta alternativa all’amministrazione Mastrangeli, alle prossime elezioni. Perché il prossimo anno non si voterà sul regolamento del Consiglio comunale. E neppure sulla presidenza dell’Aula. Si voterà sulla città.
La proposta alternativa
E allora, quelle dieci firme potrebbero rappresentare qualcosa che oggi ancora non esiste formalmente ma che politicamente ha già cominciato a prendere forma: una piattaforma trasversale, nella quale convivono pezzi di centrodestra, centrosinistra, civismo e consiglieri ormai difficilmente catalogabili negli schemi tradizionali. Ci sono dentro partiti importanti come PD e FI e una forte componente civica, rappresentata dalla lista Mastrangeli, che del sindaco ormai porta solo il nome, e da FutuRa.

Su questa ipotesi dovrebbe cominciare a ragionare soprattutto il Partito Democratico, che è rimasto impantanato per mesi nella infruttuosa, ad oggi, costruzione del Campo Largo. I Dem dovrebbero cominciare a familiarizzare con un concetto: a Frosinone potrebbe non funzionare la semplice trasposizione locale del Campo Largo nazionale. Sarebbe probabilmente più facile, e elettoralmente più efficace, pensare e lavorare a una soluzione meno ideologica, senza necessariamente issare la propria bandiera sul tetto del campanile, più civica, trasversale, capace di intercettare il malcontento di chi non si riconosce nell’amministrazione uscente. Ma non si riconosce neppure nei tradizionali recinti del centrosinistra.
Non basta essere anti-Mastrangeli
Se questa aggregazione vuole diventare davvero alternativa credibile di governo, però, non può limitarsi a fare opposizione “sulle carte”, con esposti, quesiti, richieste di pareri. Il collante non può essere, evidentemente, il ricorso al Prefetto, ma una visione condivisa di Frosinone. La paralisi del Consiglio, paradossalmente, offre un’occasione per dimostrare che esiste un fronte capace di tenere insieme sensibilità diverse, Partiti e civici, su un programma concreto di visione del capoluogo.

Come ricordava Calamandrei: «la democrazia è una costruzione quotidiana»: se la proposta politica si riduce a mero contenzioso, è destinata a non andare da nessuna parte.
Una coalizione alternativa che nemmeno deve commettere l’errore di accreditarsi solo come l’anti-Mastrangeli. Gli elettori di Frosinone non votano mai solo contro qualcuno ma per qualcosa. Per questo, gli esposti possono creare sintonia. Le battaglie consiliari possono creare rapporti. Le opposizioni condivise possono costruire fiducia. Ma una proposta di governo è un’altra cosa.
Servono, quindi, idee sulla Mobilità, sull’Ambiente, sulla Sicurezza, sul Commercio, sul Centro storico, sulle Periferie, sulle Infrastrutture, sulla Cultura, sullo Sport, sul rapporto con Roma e, soprattutto, su quale ruolo dovrà avere Frosinone nei prossimi anni: se centrale o marginale. Altrimenti il rischio è quello di costruire una coalizione elettorale fondata solo sul “basta che non vinca l’altro“. E quella, storicamente a Frosinone, non è mai stata una grande ricetta di governo.
Le firme che ci sono, quelle che mancano

Una ultima riflessione meritano le singole firme, sia quelle che ci sono, che quelle che non ci sono, sotto all’esposto. E dovrebbero farla sia a sinistra, che a destra.
Vincenzo Iacovissi: il candidato sindaco del PSI, per la seconda volta consecutiva, non ha firmato l’esposto. O non è stato coinvolto. In ogni caso, non cambia la sostanza delle cose, perché prosegue la sua corsa in splendida solitudine politica, confermando le rigidità strategiche di una certa parte di sinistra.
Paolo Fanelli: l’ex sindaco di Frosinone ha apposto, di nuovo, la sua firma in calce all’atto che chiede lo scioglimento anticipato del Consiglio, pur figurando ufficialmente nel gruppo consiliare di Fratelli d’Italia, Partito che sostiene l’amministrazione e che si appresta a ricandidare a sindaco Mastrangeli, tra qualche mese. Un vero capolavoro di equilibrismo politico.
A Frosinone non c’è crisi amministrativa, c’è crisi di sistema. Charles Addams, il famoso vignettista americano, diceva: «La normalità è un’illusione. Ciò che è normale per il ragno è un caos per la mosca».



