La risposta dell’Amministrazione Querqui: la quercia cade, i fatti restano

La caduta della storica quercia di Madonna delle Grazie accende polemiche e accuse, l’Amministrazione risponde con atti e perizie alla mano. E dice: nessuna negligenza, solo un cedimento naturale. Ora la città guarda alla ricostruzione del parco insieme ai cittadini.

Quando un simbolo cade, il rumore arriva sempre prima della verità. E a Ceccano, la quercia di Madonna delle Grazie non era un albero qualsiasi: era un pezzo di paesaggio, un frammento di memoria, un luogo dell’anima più che del territorio. Così, quando si è adagiata al suolo nella notte tra domenica e lunedì, la città si è svegliata piena di domande. E le risposte, come accade spesso, sono arrivate da tutte le direzioni. Alcune più veloci dei fatti. (Leggi qui: Ceccano, è caduta Gaia. E con lei una stagione intera di polemiche).

L’Amministrazione, in questa atmosfera sospesa tra stupore e polemica, decide di parlare. E lo fa con un tono fermo ma non polemico, ricostruendo ciò che è accaduto senza aggiungere colori, senza prestarsi agli echi del dibattito. Solo atti, solo fatti, solo ciò che è scritto nelle carte.

La mattinata tra i rami a terra e i tecnici al lavoro

Il comunicato racconta che all’alba, appena appresa la notizia, il sindaco e i tecnici si sono recati sul posto insieme all’agronomo incaricato. Un sopralluogo necessario, quasi rituale, davanti a quell’immagine che per molti residenti aveva il sapore di una ferita. La prima constatazione è chiara: nessun ferito, nessun danno grave, l’area era già messa in sicurezza.
L’albero, spiegano gli specialisti, sembrava aver ceduto per il motivo più antico e implacabile: il marciume radicale.
Una debolezza nascosta sotto terra, invisibile allo sguardo comune.

Le polemiche, però, non hanno atteso i referti. Una parte dell’opposizione ha trasformato il crollo in un atto d’accusa, insinuando negligenze, responsabilità, errori. Tutto legittimo. Soprattutto se l’ opposizione ne aveva fatta una battaglia.

L’Amministrazione risponde con un passaggio secco, contenuto nel comunicato ufficiale: la seconda perizia sulla quercia non è stata disposta dalla Giunta ma dal Commissario Prefettizio. E coinvolgere, anche solo indirettamente, un funzionario dello Stato tra gli “improvvisati” – si legge – significa superare il confine tra la critica legittima e l’arroganza. Perché le carte, quelle sì, parlano: e parlano una lingua che non cambia a seconda di chi governa.

La perizia del 2025: un albero che risultava stabile

Il documento cita anche il lavoro del professionista incaricato durante la gestione commissariale, datato 8 aprile 2025.
L’agronomo indicava la quercia come “ben radicata e sicura sotto il profilo statico”, con “buona condizione biologica e fitostatica”, prescrivendo un controllo nel 2027 e una potatura dei monconi e degli apici dissecati entro gennaio.

Non c’era, dunque, alcun segnale amministrativo che lasciasse presagire un cedimento imminente. Tutto era calendarizzato, tutto era previsto secondo protocollo, tutto era inscritto nella continuità tecnica di cui vive ogni Comune. “Nessuna campagna mediatica”, chiarisce l’Amministrazione. Solo atti amministrativi, solo rilievi tecnici, solo il percorso che qualunque città sarebbe stata obbligata a seguire.

E questa impostazione non cambia neppure di fronte alle polemiche: la stessa valenza, ricordano dal Comune, è stata attribuita alle perizie che hanno portato al taglio di altri alberi alla Villa Comunale. Segno che il metodo è sempre stato lo stesso: verifiche, atti, responsabilità tecniche. Non emozione politica. (Leggi qui: V).

Il dopo-quercia: ricostruire, non riscrivere

La storia, però, non si chiude con una replica. Il comunicato annuncia che il parco di Madonna delle Grazie verrà riqualificato, con nuove alberature scelte con il supporto dei tecnici e condivise con i cittadini. Non solo un gesto di sostituzione, ma una promessa: ciò che è caduto verrà ricreato insieme alla comunità.

E forse è proprio qui che il tono narrativo cambia: dalla risposta alla visione, dalla polemica alla progettazione. Perché un albero può cadere, ma il modo in cui una città reagisce dice molto di più di ciò che è stato perso.

Riccardo Del Brocco

Nel clima politico cittadino nessuno si illude che la destra si fermi qui. Le prime reazioni sono state solo l’inizio: la macchina del racconto continuerà a muoversi, a rilanciare interrogativi, a cercare responsabilità. E in mezzo a questo fermento resta attesa – quasi sospesa nell’aria – la famosa ricostruzione annunciata da Riccardo Del Brocco, promessa agli elettori come una sorta di contro-versione definitiva. Un tassello che inevitabilmente entrerà nel dibattito pubblico, aggiungendo un nuovo capitolo a una vicenda già carica di emozioni e interpretazioni.

La politica dei simboli va rispettata

Perché è vero: i simboli contano. La quercia non era solo un albero ma un pezzo di memoria collettiva, un frammento di identità, un riferimento affettivo per un intero quartiere. Eppure c’è un principio che supera ogni battaglia politica e ogni sentimentalismo: la sicurezza dei cittadini viene prima di tutto. Anche quando si tratta di radici secolari, anche quando un gigante verde sembra eterno. La politica può discutere, confrontarsi, differenziarsi; ma davanti alla tutela delle persone, ogni narrazione deve fermarsi. Sempre.

Le radici marciscono in silenzio. Le parole, invece, fanno rumore. In mezzo, c’è la verità, che quasi mai si lascia prendere dalla fretta. L’Amministrazione oggi sceglie di muoversi così: rimettere i fatti al centro, lasciare che le carte parlino, e ricostruire ciò che la natura ha portato via. Senza urla, senza accuse, senza colpevoli immaginati.
Solo con il peso sobrio degli atti e con la certezza che una città, quando perde un simbolo, ha il compito di ricostruirne un altro.