La rivoluzione gentile di Fabio Schietroma

Non convenzionale. Con la sua visione di lunghissimo raggio e la voglia di riformare le cose. Fabio Schietroma tentò di portare a Ferentino l'università. Dimostrò che nulla è impossibile ma ci si deve provare. Se n'è andato a 68 anni.

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

Vedeva lontano, più di chiunque altro e per nulla limitato da una salute che lo costringeva a vivere seduto. Solo quella capacità di visione non convenzionale aveva portato il medico Fabio Schietroma a bussare a Dublino e verificare quante possibilità ci fossero di portare a Ferentino un corso universitario. Gli Anni 90 avevano appena cominciato a ruggire, le regole erano chiare e soffocanti: utili a conservare un modello baronale ed antiquato.

In quegli anni non c’erano facoltà di Giornalismo in Italia: perché la professione non si insegnava a scuola ma si rubava giorno dopo giorno dentro le redazioni osservando i grandi mentre facevano il mestiere. Uniche eccezioni la Luiss Guido Carli, privata ed esclusiva, che utilizzò l’escamotage del Giornalismo Medico Scientifico. E l’IFG, l’Istituto di Formazione Giornalistica, privato e post universitario: uscire da lì equivaleva ad avere già la scrivania assegnata. Per gli altri c’era solo la prospettiva dell’abusivismo, del mestiere da rubare e la speranza che uno spazio nelle redazioni si aprisse.

Fabio Schietroma contattò un professore di Dublino ed intuì che c’era spazio per tentare l’impensabile. Portare in Ciociaria un ateneo straniero, sperimentando con un corso capace di attrarre da tutta l’Italia: e collocandolo a Ferentino. Si fecero i bandi, si fecero i test di ammissione, tutti i posti disponibili vennero coperti. Poi iniziò la guerra: quella dell’università baronale che non ci stava ad essere scalzata. È anche grazie a quella manovra ardita che in Italia sono arrivate le facoltà di Scienze della Comunicazione.

L’uomo non convenzionale

Fabio Schietroma

L’approccio di Fabio Schietroma alla vita era così: non convenzionale e non limitato da confini. Una forma di ribellione per lui che era costretto a vivere seduto. Ma anche ribellione interiore in un moto perpetuo che si chiama Socialismo. Nipote diretto dell’ex ministro Dante Schietroma di Frosinone era cugino di primo grado dell’avvocato Gian Franco Schietroma, Sottosegretario e componente laico del Consiglio Superiore della Magistratura. Anche per questo il fuoco socialista e socialdemocratico lo aveva vissuto fin dall’infanzia dentro casa.

Medico, veniva da una famiglia con il camice bianco. Lo aveva indossato il papà e come lui la sorella Stefania ed il fratello Giovanni venuto a mancare ancora giovanissimo. Brillante ma spigoloso: apparteneva alla generazione degli ex Sessantottini rimasti fedeli a se stessi ed al loro ideale. L’impegno sociale era il fondamento.

L’elezione a sorpresa

Si candidò a sindaco di Ferentino nel 1993 alla prima tornata con l’elezione diretta: fino a quel momento era il Consiglio comunale a scegliere il sindaco al suo interno. Una battaglia quasi di testimonianza la sua, fatta in una città democristiana e di destra. Arrivò al ballottaggio, precedeuto dal democristiano Massimo Virgili che prese il 33,39% dei voti pari a 4.259 voti. Fu una tornata segnata dalle novità: gli elettori erano rimasti al vecchio sistema e tutti barrarono il simbo della Democrazia Cristiana che prese 5.073 voti (41,65%) oltre 800 voti di differenza dal suo candidato sindaco.

Fabio Schietroma realizzò la prima coalizione di Centrosinistra con anni d’anticipo sui Campi Larghi ed ogni forma di aggregazione. Mise insieme Rifondazione Comunista (1.338 voti, il 10,98%), il Partito Democratico della Sinistra (1.323 pari al 10,86%), la sua Civica (906 voti – 7,44%), il Partito Socialdemocratico (806 – 6,62%), il Partito Repubblicano (684 – 5,62%) ed il Partito Socialista (358 – 2,94%). Come candidato sindaco, Schietroma raccolse 3.923 voti pari al 30,75%.

Ferentino sperimentò il ballottaggio. Per non correre rischi Massimo Virgili si alleò con il candidato sindaco Nello Vellucci che aveva ottenuto al primo turno aveva ottenuto 1.960 voti pari al 15,37%. Sulla carta era una vittoria ad occhi chiusi.

La vittoria e l’illusione

L’ex sindaco Francesco Gargani

Fabio Schietroma invece interpretò la voglia di cambiamento che c’era in città. E dimostrò subito a tutti che con il nuovo sistema i voti non si sommavano ma finalmente gli elettori facevano un po’ come volevano. Vinse al ballottaggio con uno straordinario 62,20%. Al quale non fu estraneo il mitico Checco Gargani, democristiano eretico che ancora una volta fu il dominus del risultato finale (Leggi qui: Addio a Checco Gargani il democristiano eretico).

Quel sogno riformista e riformatore durò soltanto tre anni. I comunisti di Rifondazione revocarono l’appoggio all’amministrazione Schietroma determinandone la caduta. Nelle file dell’opposizione, la Democrazia Cristiana nel frattempo era collassata e due dei suoi esponenti (il futuro sindaco e Presidente della provincia Francesco Scalia e l’altrettanto futuro sindaco Piergianni Fiorletta) diedero vita al Movimento dei Popolari.

Fabio Schietroma continò a fare politica, mai disilluso e forse un po’ deluso. Stava male: i sintomi li aveva riconosciuti lui per primo. Lucido e consapevole aveva affrontato la malattia con la stessa caparbietà con cui aveva sfidato la vita.

Sen’è andato questa mattina nella clinica San Raffaele di Cassino all’età di 68 anni. Lasciando un segno ed un solco nella sua città: quello della rivolta gentile, sul quale si sono avviati in tanti con la stessa speranza di cambiare la città.