Fumone tra i primi Comuni in Italia ad attivare la raccolta differenziata del tessile: il Sindaco Campoli sfida la fast fashion con una giornata ecologica da tutto esaurito
Ogni anno gli italiani acquistano in media qualcosa come 14 chili di abbigliamento e ne buttano via circa 10. Quasi tutto finisce nell’indifferenziata: nel cassonetto sbagliato, sul ciglio di una strada o peggio in discarica. Il settore del fashion produce il 10% delle emissioni globali di gas serra, più dell’aviazione e della navigazione marittima messe insieme. Eppure la raccolta differenziata del tessile, in Italia, vale ancora appena l’1% del totale della differenziata, contro il 12% del vetro e l’8% della plastica. Un paradosso enorme. E Fumone ha deciso di fare la sua parte per smontarlo.
Il piccolo Comune della Ciociaria, arroccato su una rupe a quasi 800 metri, famoso per la prigionia di Bonifacio VIII, si colloca oggi in vetta ai Comuni ciociari per aver attivato in modo strutturato la raccolta differenziata dei rifiuti tessili, dando concreta attuazione a quanto previsto dalla normativa europea e nazionale in materia di gestione dei rifiuti.
Da ingombranti a jeans usurati

La cornice è stata la Giornata Ecologica Straordinaria promossa dall’Amministrazione guidata dal sindaco Matteo Campoli, organizzata in collaborazione con CRD Pontina. L’iniziativa ha consentito ai cittadini di conferire gratuitamente tipologie di rifiuti che la raccolta porta a porta non prevede: ingombranti, apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, piccoli e grandi elettrodomestici, lampade al neon, toner, pneumatici e — novità assoluta — una significativa quantità di rifiuti tessili.
La risposta della comunità è stata al di sopra di ogni aspettativa. Non è scontato mobilitare i cittadini su un tema che all’apparenza sembra lontano dalla vita quotidiana. Invece Fumone ha dimostrato che se vengono messi a disposizione servizi concreti e ben comunicati, le persone sono già ben consapevoli di quanto la fast fashion possa inquinare. E risponde.

«Esprimo il mio più sincero ringraziamento a tutti i cittadini che hanno partecipato con grande senso civico» ha commentato il sindaco Matteo Campoli. «La straordinaria risposta dimostra che la sensibilità verso la tutela dell’ambiente è sempre più diffusa e che, quando le istituzioni mettono a disposizione servizi utili ed efficienti, i cittadini rispondono con responsabilità e partecipazione. Con questa iniziativa Fumone si conferma un Comune che guarda al futuro e investe nella sostenibilità attraverso azioni concrete».
Perché il tessile è la frontiera più difficile
Per capire il significato di quello che ha fatto Fumone bisogna conoscere il contesto nazionale. L’Italia ha anticipato di tre anni la direttiva europea, rendendo obbligatoria la raccolta differenziata del tessile già dal gennaio 2022 ma la filiera stenta a decollare. Solo il 73% dei Comuni italiani ha già attivato un sistema di raccolta, con percentuali che scendono sensibilmente al Sud. La media nazionale di raccolta pro capite è di circa 2,6 chilogrammi per abitante all’anno ancora lontana dagli obiettivi europei.

Il problema è strutturale: oltre alla mancanza di cassonetti dedicati, mancano i consorzi capaci di gestire l’intera filiera dal ritiro al riciclo. Il principio europeo «chi inquina paga», la cosiddetta responsabilità estesa del produttore, deve ancora tradursi in norme operative che mettano a carico dei grandi marchi del fashion i costi della raccolta e del riciclo.
Nel frattempo, la discarica aspetta. Secondo le stime dell’ISPRA, circa 663mila tonnellate di rifiuti tessili finiscono ogni anno nello smaltimento tradizionale: materiali che potrebbero invece essere riutilizzati, rigenerati o trasformati in nuovi prodotti.
Il messaggio di Fumone

C’è qualcosa di simbolicamente potente nell’idea che uno dei primissimi Comuni italiani a strutturare questa raccolta sia un centro di poche centinaia di anime in provincia di Frosinone, non una metropoli dotata di uffici ambientali e budget milionari. Fumone dimostra che la transizione ecologica non ha bisogno di aspettare le grandi città. Ha bisogno di amministratori che decidano, di partner affidabili e di cittadini ai quali si spiega perché quella maglietta consumata nel cassonetto sbagliato ha un peso sul pianeta.
Il prossimo passo sarà trasformare la giornata straordinaria in un servizio permanente. E Fumone, ancora una volta, potrebbe indicare la strada.



