Navette elettriche ogni 20 minuti dai parcheggi sotto la Provincia, il parco San Francesco come porta d'ingresso alternativa, il BRT come colonna portante. Ma il convitato di pietra resta l'ascensore inclinato che non ha mai funzionato. E senza un cambio di mentalità dei cittadini, il progetto rischia di restare incompiuto.
A Frosinone il problema del Centro Storico, prima ancora che residenziale, urbanistico o commerciale, è una questione di accessibilità. Perché si può riqualificare piazza Turriziani, recuperare l’area dei Piloni, organizzare eventi e rilanciare la movida come sta facendo l’amministrazione Mastrangeli: ma se per arrivare al cuore del Centro storico bisogna necessariamente prendere l’auto e poi cercare disperatamente un posto dove lasciarla, si rischia di compiere uno sforzo enorme per ottenere solo metà del risultato.
È proprio su questo terreno che il sindaco Mastrangeli sta provando a cambiare approccio: portare le persone al centro storico ma senza le automobili. Riportare la gente nel cuore antico e autentico della città senza ricorrere all’auto privata non è solo un obiettivo urbanistico: è un passaggio culturale fondamentale.
Navette elettriche ogni 20 minuti: il tassello principale

Il nuovo servizio di trasporto pubblico locale, atteso entro fine anno, è il tassello principale della strategia dell’Amministrazione comunale. L’idea è semplice: collegamenti veloci, frequenti, continui. Ogni 20 minuti una navetta elettrica partirà dai due grandi parcheggi sotto l’Amministrazione Provinciale (oggi quasi deserti) per risalire verso il centro storico.
Le linee previste sono due.
Linea 1: via Montecassino, Largo Sant’Antonio, via Fosse Ardeatine, piazza Risorgimento, via Quintino Sella, via Paleario, via Minghetti, piazzale Vittorio Veneto, Corso della Repubblica, piazza VI Dicembre, via De Gasperi, viale Marconi e ritorno ai parcheggi.
Linea 2: da Largo Sant’Antonio verso Corso della Repubblica, via De Gasperi, piazza VI Dicembre, viale Mazzini, viadotto Biondi, viale Roma, via Minghetti, Corso della Repubblica e poi di nuovo verso Montecassino.
Un circuito pensato per scoraggiare l’ingresso delle auto nella parte alta, dove trovare un parcheggio è ormai un’impresa.
Il parco San Francesco: la porta d’ingresso alternativa

Al progetto delle navette il Comune ha affiancato un ulteriore elemento strutturale: il parco San Francesco, inaugurato da un paio di settimane.
Proprio dove si trova il monumento in acciaio dello scultore Umberto Mastroianni dedicato ai caduti di tutte le guerre, su viale Mazzini, c’è un parcheggio da 80 posti (anch’esso oggi poco utilizzato) che ora permette di lasciare l’auto e raggiungere via De Gasperi attraverso un sentiero immerso nel verde. Da lì, una scalinata porta direttamente a piazza Turriziani, il cuore della movida del fine settimana.
Un percorso alternativo e piacevole, che potrebbe diventare una delle porte d’ingresso più utilizzate per il centro storico.
Il convitato di pietra: l’ascensore inclinato

In tutta questa strategia c’è però un grande assente, il convitato di pietra: l’ascensore inclinato. Un’infrastruttura che, fin dal giorno della sua inaugurazione, non ha mai funzionato davvero per più di qualche settimana. Un’opera nata male e gestita peggio, che oggi rappresenta il vero punto debole dell’accessibilità alla parte alta.
La sua riattivazione (e il raddoppio previsto) sarebbero decisivi. Non solo per collegare rapidamente la parte bassa a quella alta di Frosinone ma per creare un vero interscambio con il BRT: arrivare in centro da qualsiasi quartiere senza usare l’auto diventerebbe finalmente possibile. Finché l’ascensore non sarà operativo, la Giunta Mastrangeli può solo puntare su navette e parcheggi fuori le mura. Quello che sta facendo.
La scommessa principale per chiunque amministrerà Frosinone nei prossimi anni resta quella di un collegamento continuo, veloce e affidabile tra Centro storico e parte bassa del capoluogo. Perché la parte alta, pur con tutti gli importanti interventi di recupero in atto, non decollerà mai definitivamente senza un sistema di accesso moderno e garantito. Frosinone alta rischia di essere strutturalmente incompleta. A Perugia le scale mobili funzionano da sempre. A Frosinone invece la mobilità verticale è ancora un miraggio.
La parte più difficile: convincere i cittadini

L’amministrazione Mastrangeli sta provando a fare la sua parte con navette, parcheggi, parchi e collegamenti alternativi. Ma senza un cambio di mentalità dei cittadini, il progetto rischia di restare incompiuto.
Perché una città non cambia mobilità soltanto costruendo infrastrutture. Cambia quando cambia il comportamento di chi ci vive. Frosinone è una città nella quale l’automobile è da decenni parte integrante delle abitudini quotidiane, un’estensione del corpo. Chiedere di lasciarla in un parcheggio o a casa per salire su una navetta significa proporre non soltanto un servizio diverso, ma un’abitudine diversa. È lo stesso principio che vale per il BRT: può funzionare soltanto se una quota significativa di cittadini decide che l’automobile privata non è sempre la soluzione più rapida, comoda o conveniente.
Come ricordava l’urbanista ed ex sindaco di Bogotá Enrique Peñalosa: «Un Paese avanzato non è quello in cui i poveri hanno l’automobile, ma quello in cui i ricchi usano i mezzi pubblici».



