La sfida di Mattia dove fallì Zingaretti: ridisegnare il ‘Sin’

L'onorevole di Fratelli d'Italia rispolvera la proposta di Zingaretti bocciata qualche anno fa dai 5 Stelle nonostante il caso-Catalent e i 100 milioni d'investimenti sfumati. Riperimetrare l'area Sin escludendo alcune zone non contaminate. Il punto sulla bonifica. La posizione di Federlazio

Ci si gioca la faccia, l’onorevole Aldo Mattia, con il convegno organizzato ieri sulla Valle del Sacco. Poteva limitarsi al classico incontro nel quale discutere del nulla: tanto nulla hanno fatto gli altri prima di lui e quindi non poteva fare peggio di loro. Invece l’ex Direttore Coldiretti di Lazio, Sicilia, Sardegna, Basilicata ha scelto una strada stretta e pericolosissima. Sulla quale prima di lui è saltato per aria uno del calibro di Nicola Zingaretti, all’epoca Segretario nazionale del Partito Democratico e Governatore del Lazio. Non un Mattia qualsiasi.

Il flop di Zingaretti

La Catalent

Zingaretti ci perse la faccia in quell’incontro di fronte al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Gli inglesi di Catalent avevano appena salutato tutti ed erano tornati in Oxfordshire con i loro 100 milioni di euro d’investimenti con i quali creare ad Anagni 200 posti di lavoro ad alta specializzazione, capaci di sviluppare economia per i prossimi vent’anni. Prendevano cappello e soprabito e si riportavano Oltre Manica il progetto perché per due anni nessuno aveva dato una risposta al loro progetto. Colpa di una burocrazia folle: buona per far scappare chiunque sia intenzionato a portare su questo lembo d’Italia dollari, sterline, euro, yen o yuan.

Tanto pubblico al convegno organizzato al Teatro Vittoria

Davanti al Capo dello Stato Zingaretti disse che era partito l’iter per semplificare le procedure. Su cosa si basava? Per anni gli imprenditori che volevano investire nella Valle del Sacco avevano seguito l’iter indicato e mai era stata trovata terra inquinata se non a 20 metri di profondità.

Nella sostanza Zingaretti aveva detto: “Prendiamone atto e cambiamo le regole, rendendo tutto più semplice”. La sera stessa, con una nota ufficiale l’allora sottosegretario alla Transizione Ecologica Ilaria Fontana di Frosinone gli disse di farsi un secchio fatti suoi e che le regole non si cambiavano.

Catalent e quei 100 milioni mai tornati

L’ex Ministro dell’Ambiente Sergio Costa e Nicola Zingaretti

Ora Aldo Mattia prova a riprendere quel percorso. Agganciandosi a quanto riuscì ad ottenere Zingaretti dal Governo Draghi: meglio quello che nulla. Ovvero l’Accordo di Programma tra Regione Lazio e Ministero per l’Ambiente. L’allora Segretario del Pd lo firmò con il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa del M5S, già comandante del Corpo Forestale dello Stato e con la sua soppressione ed accorpamento nei Carabinieri Generale di Corpo di Armata dei carabinieri Forestali.

Cosa intende fare Mattia? Lo ha spiegato nelle ore scorse durante il convegno “Accordo di Programma nel SIN bacino del fiume Sacco – Stato dell’arte sugli interventi”, tenutosi presso il Teatro Vittoria di Frosinone. Lì esperti e istituzioni hanno delineato lo stato di avanzamento degli interventi, evidenziando prospettive promettenti.

Ilaria Fontana (Foto Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Uno dei punti centrali dell’incontro è stata la possibilità di riperimetrare il SIN Valle del Sacco, escludendo alcune aree che, pur incluse inizialmente in via cautelativa, non risultano più contaminate. Oggi al Ministero dell’Ambiente non c’è il Movimento 5 Stelle ed alla Transizione Ecologica non c’è il sottosegretario Ilaria Fontana: se sia una fortuna od una catastrofe dipende dalla curva dalla quale si assiste alla partita.

Ma in ogni caso la riperimetrazione rappresenta un passo avanti per il territorio, sia dal punto di vista ambientale che economico, permettendo alle imprese di operare con maggiore agilità.

I progressi della bonifica

Un momento del convegno

Nel corso del convegno Aldo Mattia ha sottolineato l’importanza di questi risultati per rilanciare un dibattito politico e aggiornare il quadro normativo. “È necessario snellire gli aspetti burocratici che ostacolano sia le nuove imprese che vogliono investire, sia quelle già presenti sul territorio”, ha dichiarato.

L’assessore regionale Fabrizio Ghera ha espresso soddisfazione per il lavoro svolto finora. “Stiamo utilizzando i fondi stanziati e i primi dati sono incoraggianti”, ha affermato, auspicando ulteriori finanziamenti per proseguire gli interventi. Tra i siti prioritari figura l’ex discarica di via Le Lame, dove è stato superato un blocco che ostacolava l’avvio dei lavori. Le operazioni propedeutiche all’analisi del rischio sono pronte a partire, portando la percentuale degli interventi avviati al 90%. Ghera ha inoltre ribadito l’impegno delle istituzioni a monitorare la salute dei cittadini, in linea con i dati forniti dal Dipartimento di Epidemiologia.

La discarica di via Le Lame

Il convegno ha visto la partecipazione di rappresentanti locali e nazionali, tra cui il sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli, e il direttore del dipartimento regionale “Ciclo dei Rifiuti”, Wanda D’Ercole. Quest’ultima ha evidenziato che tutte le azioni previste dall’Accordo di Programma sono in fase di attuazione, aprendo la strada a una discussione con il Ministero sull’aggiornamento dei confini del SIN.

Passi avanti ma la strada della bonifica è lunga

Tra i presenti al convegno il sindaco Mastrangeli ed i consiglieri regionali Savo e Maura

Aldo Papotto, sub commissario unico per la bonifica delle discariche abusive, ha ricordato la complessità della gestione dei 42 SIN nazionali. “Oggi è una giornata importante, perché registriamo progressi significativi per una problematica che impatta fortemente sui cittadini”, ha dichiarato.

Il convegno ha rappresentato un’occasione per riflettere sull’eccessiva industrializzazione del passato e sull’urgenza di un equilibrio tra sviluppo economico e tutela ambientale. Massimo Ruspandini, deputato di Fratelli d’Italia, ha concluso sottolineando l’importanza di “restituire alla provincia un contributo importante per ripartire”.

Nonostante i progressi, la strada verso una bonifica completa è ancora lunga. Tuttavia, l’approccio attuale, che combina interventi ambientali, supporto alle imprese e monitoraggio sanitario, offre una prospettiva di speranza per la Valle del Sacco e i suoi abitanti.

La Federlazio interlocutore attivo e propositivo

Domenico Beccidelli, presidente di Federlazio

Come ha sostenuto il presidente Federlazio Frosinone, Domenico Beccidelli, presente all’evento. Ha posto il focus su un’importante riflessione che emerge dalle prime indagini scientifiche condotte sui territori: “L’approccio iniziale adottato per la perimetrazione del SIN sembra essere stato particolarmente prudente. Oggi potrebbe esserci spazio per una revisione del perimetro basata su evidenze aggiornate“, ha detto Beccidelli.

Il presidente della Federazione delle Piccole e Medie Imprese della provincia di Frosinone ha espresso apprezzamento per l’impegno della Regione Lazio e degli enti scientifici coinvolti, sottolineando l’importanza di tutelare l’ambiente e la salute pubblica come obiettivi imprescindibili: Accolgo con favore la notizia che i lavori di indagine e studio sui valori di fondo condotti da ARPA Lazio stanno procedendo rapidamente e che le conclusioni saranno fornite in anticipo rispetto ai termini previsti” ha aggiunto il numero uno di Federlazio. Ed ha evidenziato che “Un costante aggiornamento da parte degli attori coinvolti è cruciale per garantire trasparenza, combattere la disinformazione e avvicinarsi finalmente a una soluzione“.

La Valle del Sacco

Beccidelli ha inoltre ribadito, come già fatto dall’associazione in audizione presso l’VIII Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, l’importanza dell’adozione di una Carta dei Valori di Fondo, considerandola un passaggio determinante per agevolare le imprese e rilanciare il sistema economico locale.

Valori fondamentali

L’assenza di quella mappa ha portato la società Mad a chiudere la discarica provinciale di Roccasecca. Lì confluivano i rifiuti una volta lavorati per riciclare tutto il possibile e trasformare il resto in combustibile per termovalorizzatore. I resti venivano interrati: sempre meno con il migliorare delle tecnologie di lavorazione. Ma ad un certo punto la società ha detto basta. Lo ha detto nonostante avesse già il progetto approvato per un 5° invaso e la Regione Lazio avesse sollecitato due volte la realizzazione. Perché Mad ha detto no?

Lo ha detto perché non c’era la ‘mappa dei valori di fondo‘. In pratica una carta in cui si dica quali sono i valori di partenza delle sostanze inquinanti presenti su terreno e acque circostanti. Perché è importante? Un esempio chiarisce al volo: per 5 volte Mad è andata a processo per inquinamento e tutte le volte un giudice ha accertato che non era lei ad inquinare ma i valori naturali del terreno erano più alti della media indicata dalla norma. Se ci fosse stata una mappa che lo certificasse, nessuno avrebbe accusato la ditta di avere inquinato.

Uno degli invasi della discarica di Roccasecca

Domenico Beccidelli ha messo l’accento sul problema. “Ci auguriamo che, grazie ai dati raccolti e alle indagini in corso, la politica possa finalmente intervenire con i correttivi necessari per liberare le imprese dai vincoli attuali, stimolare nuovi investimenti e rilanciare i siti all’interno del SIN”. Ha chiosato il presidente di Federlazio: “La situazione attuale non penalizza solo il tessuto imprenditoriale, ma l’intero sistema economico del territorio“.

Proprio ieri sera si è tenuto un incontro dedicato all’Accordo di Programma tra Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), durante il quale sono stati condivisi aggiornamenti significativi sugli interventi in corso nel SIN (Sito di Interesse Nazionale) del Bacino del Fiume Sacco.

(Foto di copertina © DepositPhotos.com).