Scontro frontale tra la sindaca Celentano ed il suo assessore Addonizio. Un vero e proprio altolà. Al quale però rispondono per le rime. Il Comune non ha approvato i conti e per questo cammina su un filo sottilw
Non lo nomina mai: ma il destinatario del messaggio è chiarissimo. C’è qualcosa di irresistibilmente rivelatore nello scontro politico che si è consumato tra le mura del Comune di Latina. Stavolta la sindaca Matilde Celentano ha rotto gli indugi e, pur senza nominarlo, ha puntato il dito in maniera inequivocabile contro il suo assessore all’Ambiente, Franco Addonizio. L’accusa: aver tentato di delegittimare non solo il ruolo del sindaco ma l’intera credibilità dell’esecutivo. La posta in gioco: la gestione (e il destino) della società pubblica dei rifiuti, ABC.

Nell’ultimo Consiglio comunale giovedì sera si doveva discutere la ridefinizione delle somme che il Comune deve ad Abc per il suo servizio di raccolta delle immondizie urbane. La tenuta politica della coalizione è andata in frantumi: posizioni diverse, assenze strategiche, assessori che non riescono a gestire i nervi se è vera la storia degli schiaffi volati nei corridosi immediatamente a ridosso dell’Aula in pieno Consglio.
Non è certo la prima volta che in politica si giunge al redde rationem per via di un bilancio, un piano economico-finanziario o un’azienda speciale. Ma in questo caso, c’è di più. Perché la questione non riguarda solo un voto mancato in Consiglio comunale, né si esaurisce nella divergenza tecnica su un compenso da riallineare. Qui siamo in presenza di uno scivolamento dell’asse politico, lento ma inesorabile, che mette in discussione le fondamenta stesse dell’alleanza di centrodestra che governa Latina. (Leggi qui: Ceffoni in Comune, rissa tra consiglieri durante il dibattito sul taglio ad Abc).
La tela di Abc

La questione è quella della società in house che si occupa della raccolta dei rifiuti. Matilde Celentano si è messa in testa di farla funzionare e di migliorarne la qualità del servizio. Il problema non è tecnico e non è di gestione: è politico. E per onestà intellettuale va detto che la sindaca si è ritrovata a dover rammendare una tela politicamente già sfilacciata: il suo Centrodestra ha iniziato a mostrare grinze e lacerazioni dalla prima settimana. Pensavano fosse gestibile, perché donna e perché alla prima esperienza da sindaco. Si sono sbagliati.
Il suo è stato un atto di autodifesa ma anche un appello all’ordine: ha ricordato che, in una giunta, l’assessore è espressione della fiducia del sindaco. E che quella fiducia, per quanto investita dalla politica, ha un vincolo istituzionale: l’unità dell’azione amministrativa.
Un altolà vero e proprio.
La situazione è ancora più grave

La replica di Noi Moderati, il Partito di Addonizio, dimostra che la frattura è più profonda. L’accusa, velata ma chiara, è che la sindaca stia abbandonando il programma originario – quello che prevedeva il rafforzamento di ABC – per inseguire i venti (e le spinte) della privatizzazione. E se così fosse, sarebbe lecito domandarsi chi davvero sta cambiando linea politica.
Tuttavia, in tutto questo, ciò che più colpisce è la narrazione divergente su una stessa realtà: da un lato il sindaco che invoca lealtà e disciplina di squadra, dall’altro un Partito che rivendica coerenza con il patto elettorale. Chi ha tradito chi?

Alla fine, come spesso accade in politica, non sarà tanto la verità oggettiva a prevalere, ma la capacità di chi saprà imporsi nel racconto di quella verità. Celentano ha chiesto un tavolo tra coordinatori regionali: scelta saggia, che sposta la crisi su un piano più alto, tentando una ricomposizione “tra adulti”.
Ma anche mossa rischiosa, perché potrebbe sancire il ritorno dei Partiti romani nella regia delle scelte locali. Senza mai dimenticare che Latina sta camminando sull’orlo di un precipizio: i conti non sono stati approvati entro i termini ed ora scatterà la diffida a farlo entro 20 giorni. Altrimenti, tutti a casa. (Leggi qui: Top e Flop, i protagonisti di venerdì 1 agosto 2025).
Se verità c’è, non sarà mai una. Ma tante quante sono le ambizioni in gioco. E Latina, oggi, si ritrova prigioniera di tutte.



