Come il drago bianco che salvò Atreiu dalle paludi, l’europarlamentare contrattacca e cita un articolo del Times
In qualità di Co-Capogruppo dell’ECR al Parlamento Europeo poche ore fa aveva funto da “padrone di casa” per l’inaugurazione della mostra “Sergio Ramelli, il coraggio della libertà”. Una mostra a cui ha partecipato anche il Presidente del Senato e suo “compagno di partito” Ignazio la Russa.
Nicola Procaccini è un po’ come il partito a cui è iscritto fin dai tempi del Fronte della Gioventù, passando per Azione Giovani e per la sindacatura della sua Terracina.
E’ una concrezione vivente di Fratelli d’Italia, Procaccini: di un partito che oggi deve tenere attaccate col mastice l’istituzionalità dei ranghi che ha raggiunto e la pancia dei ranghi da cui proviene.
Contro il Green Deal

Ma Procaccini, fiero avversario del Green Deal in un momento storico nel quale lo stesso è mezzo inviso perfino ai moderati prog, è soprattutto un uomo che sa alternare il ruolo con la militanza.
E quando li mette assieme diventa forse l’arma politica più appuntita di Giorgia Meloni in seno all’Ue. Come ad esempio quando l’europarlamentare di Fdi a Sky TG24 ha accusato la sinistra italiana ed in particolare il Partito Democratico di non essere “responsabili, per usare una parola che oggi va di moda”.
La dicotomia è evidente: da un lato l’allusione ai “responsabili” con i quali la sue leader duella in ordine ai temi dell’ultimo summit da lei disertato con tanto di solenne motivazione.
Responsabili e non…

Dall’altro lui, Procaccini, che invece responsabile lo è: segnatamente del dipartimento Ambiente ed Energia di Fratelli d’Italia. Ma qual è stato il tema su cui Renzi e i dem si sono presi gli strali della destra europea con radici a Via della Scrofa?
Lo ha spiegato Procaccini stesso con dichiarazioni al vetriolo riprese un po’ da tutte le testate. Queste: “La strategia della sinistra di denigrare in giro per il mondo l’Italia e la sua Presidente del Consiglio, evidentemente non sta funzionando”.
Ecco che torna il tema dei “responsabili presunti” e della responsabilità “effettiva” che Procaccini attribuisce alla sua leader. Ed è un tema che rimanda proprio all’Ue, alla guerra di Mosca a Kiev ed alle soluzioni da adottare. (…) “A cominciare dai recenti sproloqui di Matteo Renzi alla CNN e su altri media internazionali circa il presunto isolamento di Giorgia Meloni”.
Meloni ondivaga ma non “isolata”
Ecco il dato cardinale: l’atteggiamento delle premier negli ultimi tempi si è fatto ancor più ondivago del solito, perché lei ha fatto votare a favore del riarmo ma vuole dei distinguo netti sul tema delle armi attivamente da inviare a Volodymyr Zelensky, o almeno questa è la sa tesi.

Ovvio, normale e politicamente giusto che le opposizioni scoprissero il nervo della leader senza nerbo che vorrebbe apparire centrale ma che invece sta ai margini. Ecco, qui è intervenuto Procaccini, che per Meloni ama essere un po’ come Fùcur per Atreiu.
E la fa rivolgendosi a nord, oltre le bianche scogliere di Dover, in Gran Bretagna, dove “la prima pagina del Times con il titolo ‘Tutti pazzi per Giorgia Meloni’ racconta invece della credibilità della presidente italiana tra i leader mondiali”.
La sponda grossa del Times
E si gioca la briscola delle note iperboli della stampa d’oltremanica, che su iperboli e grandi foto in prima ci ha costruito il suo format. Che Procaccini impugna ed usa: “Addirittura ‘affascinati’ dalla sua postura intelligente e ironica”.

Nell’articolo Meloni “viene per questo assimilata ad una icona politica conservatrice dello scorso secolo come Margareth Thatcher”. Ora, che Giorgia Meloni sia in gamba questo è fuori di ogni dubbio, che debba poter contare su colonnelli entusiasti e mordaci all’occorrenza questo pure.
Tuttavia che la si debba assimilare ad una delle figure politiche più importanti e carismatiche del secolo scorso appare… esattamente come un’iperbole.
Draghi bianchi e paludi

Ma Procaccini, che tutto questo lo sa benissimo, ne ha intuito anche l’utilizzo senza troppo concentrarsi sulla veridicità storica. Perciò spara e chiosa: “Insomma, anche oggi i leader e gli intellettuali della sinistra italiana masticheranno amaro guardando la rassegna stampa internazionale”.
“E da domani ricominceranno a tentare di screditare Giorgia Meloni e gli italiani che la sostengono. Evidentemente con scarsi risultati”.
Perché i bravi Draghi bianchi della fortuna questo fanno: salvano i loro padroni dalle paludi della tristezza.



