Cosa c'e' dietro la partita a scacchi in atto a Frosinone tra la galassia della Lega e Fratelli d'Italia
Il Consiglio Comunale lampo di lunedi a Frosinone, negli striminziti 25 minuti trascorsi dall’apertura alla fine dei lavori, ha certificato due circostanze oggettive. Che hanno anche una indiscutibile valenza politica nel medio e soprattutto nel lungo periodo.
Uno. La luna di miele tra il sindaco del capoluogo Riccardo Mastrangeli e l’ex sindaco Pd Domenico Marzi è destinata a durare, almeno fino al termine della consiliatura. Con un OPA per il 2027. Specialmente se si continuerà a convocare il Consiglio solo in Prima chiama cioè quando servono 17 consiglieri presenti per considerare valida la seduta. Senza Marzi il Segretario comunale non fa nemmeno l’appello. La maggioranza targata Mastrangeli di fatto non esiste: è incagliata (per scelta) a 16 Consiglieri.
Due. Fratelli d’Italia ed il sindaco (civico ma espressione della Lega che ora rappresenta la sua nuova guardia pretoriana) si amano come i parenti al pranzo di Natale: baci, abbracci sorrisi di circostanza ma ognuno spera che l’altro si sieda a tavola il più lontano possibile. Chest’è.
Il mosaico

Il mosaico, ormai cristallizzato, della non maggioranza (numerica e politica) del sindaco, è il seguente.
Da una parte c’è una coalizione trasversale, con un’alleanza più “liquida” che programmatica, che sostiene il sindaco Riccardo Mastrangeli. È composta dai Consiglieri riconducibili all’area del Carroccio (Lega – Lista per Frosinone cioè la storica lista del vicesindaco Antonio Scaccia, Lista Ottaviani ed il Consigliere Marco Sordi) e pezzi di centro sinistra che stavano in opposizione (Andrea Turriziani e Claudio Caparrelli).
Dall’altra, come “sede distaccata” della non maggioranza Mastrangeli, il Gruppo di Fratelli d’Italia.

A latere, c’è il sostegno indispensabile per andare avanti in prima chiamata del Gruppo Marzi.
Questo scenario di estrema fluidità in Aula è tollerato, ma non particolarmente gradito, dai Meloniani. Specialmente se lo schema dovesse essere replicato nel 2027: un’ipotesi alla quale sta seriamente pensando Mastrangeli. Impensabile invece per i Fratelli, per i quali il centrodestra nel capoluogo deve tornare ad essere “in purezza”, come al governo regionale e nazionale, dove FdI – Lega – FI governano insieme in (apparente) armonia.
La frattura
La frattura interna al centrodestra cittadino intanto è nota da tempo e a tutti. Si è ufficializzata da più di un anno con il passaggio di FI all’opposizione di Mastrangeli, senza alcuna possibilità di ricomposizione in questa consiliatura del rapporto: politico e personale. Poi da qualche tempo, per rendere ancora più precaria la stabilità del traballante centrodestra, si è aggiunta una sorta di guerra fredda in atto tra il sindaco, alcuni suoi Consiglieri riconducibili alla sfera di influenza della Lega ed i Fratelli d’Italia.

FdI pur essendo l’azionista di maggioranza della coalizione di governo, si sente “sottostimata” da Mastrangeli e comunque non adeguatamente coinvolta ed incidente nelle scelte amministrative e politiche del sindaco. Antoine nel 1967 cantava “Se sei bello ti tirano le pietre“.
Il confronto di giugno scorso tra Mastrangeli e una delegazione di FdI aveva già evidenziato che, in chiave amministrativa, i punti caldi erano tanti: dal BRT, alla piazza dello Scalo, alla viabilità sostenibile. In pratica, i meloniani sentono di intrepretare oggi, da rivendere in campagna elettorale domani, il sentiment cittadino contrario ad alcune scelte del Governo Mastrangeli.
Distanza politica
Ma anche sul piano politico la distanza non si colma: FdI attende dal sindaco e dalla sua nuova guardia pretoriana, un riconoscimento chiaro e tangibile e probabilmente è stanca di fare da spettatore non pagante di quello che viene deciso.

Ma come scriveva Arthur Schopenhauer “Dietro il velo ingannevole delle apparenze, che subito cattura lo sguardo, si cela la profondità silenziosa di una verità più autentica.” Non è solo il progetto del BRT a dividere Mastrangeli e FdI, ma probabilmente la prospettiva di chi guiderà il centrodestra nel 2027.
Le Provinciali di inizio anno mettono al riparo la consiliatura da improbabili rischi di interruzioni anticipate ma non cancellano le tensioni. FdI, forte di una crescita nazionale e locale, sembra intenzionata a stringere Mastrangeli in una morsa politica, fino alla fine del mandato, per poi rivendicare la candidatura a sindaco. Specialmente se Mastrangeli dovesse perseverare con l’alleanza con Marzi e dovesse non partecipare alle primarie, chieste da FdI, per la scelta del candidato sindaco.
Il fiuto di Mastrangeli
Cosa che può essere già data per certa. Perché il sindaco, che fiuta gli scenari come i cani da tartufi, dietro quel grande esercizio di democrazia e partecipazione popolare, in realtà vede un vero e proprio “trappolone” per farlo fuori. Dalla candidatura a sindaco ovviamente.

Come direbbe Machiavelli, “gli uomini dimenticano più facilmente la morte del padre che la perdita del patrimonio”: e qui il patrimonio politico è la leadership del centrodestra cittadino. La vera partita a scacchi in atto a Frosinone è questa. E, sia Mastrangeli, che FdI, vogliono fare scacco matto.
In questo scenario, politicamente estremamente permeabile, il centrosinistra risulta, ancora una volta, non pervenuto: sta studiando la tattica, per poi restarci sotto. Come sempre.



