La Zona Franca che non scade: il Lazio Sud riscrive le regole dello sviluppo

Non è un bonus né un incentivo a termine. La Zona Franca Doganale del Lazio Sud è legge, non ha scadenza e sposta il peso dello Stato. Un vantaggio strutturale che rafforza imprese, export e manifattura. Per questo rischia di rvoluzionare lo sviluppo delle province di Latina e Frosinone. Passando dal porto di Gaeta.

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

Senza limite. Senza durata. Non c’è il rischio che finiscano i soldi, non c’è una data oltre la quale tutto finisce. La rivoluzione economica che sta per abbattersi sulle province di Latina e Frosinone durerà fino a quando le imprese del territorio ci crederanno e continueranno a sfuttarla. La nuova Zona Franca Doganale voluta dal senatore Nicola Calandrini porterà benefici più potenti di quelli assicurati nel resto d’Italia dalle Zes le Zone economiche speciali o dalle ZLS le Zone a Logistica Semplificata. 

La conferenza stampa in Camera di Commercio oggi a Latina non è stata convocata per fare annunci. È stata la spiegazione pubblica di un cambio di paradigma: la ZFD per il Lazio Sud esiste già. È legge dello Stato. Ora si tratta solo di definire i contorni e metterla a terra.

Quando lo Stato non promette ma toglie un ostacolo

Per capire la portata della Zona Franca Doganale conviene mettere subito le cose in chiaro: non è un contributo, non è un bonus. Non è un fondo da intercettare prima che finisca: per questo non c’è il rischio che qualcuno si accomodi subito a tavola e chi viaggia più lento arrivi quando è già tutto finito. Non ci sono soldi da spartirsi: è una sospensione del peso dello Stato nel punto in cui pesa di più: alla dogana.

Dentro una ZFD le merci che arrivano dai Paesi extra-UE entrano, vengono stoccate, lavorate, trasformate. Se ripartono verso l’estero non pagano dazi, IVA, accise. Se entrano nel mercato europeo, allora sì le imposte scattano ma quando quei materiali sono stati trasformati in un prodotto che è già pronto per essere venduto. È una differenza ma decisiva. Perché sposta in avanti il momento dei pagamenti.

Foto © Imagoeconomica

Due esempi pratici. Buona parte dei cablaggi per Stellantis Cassino Plant arrivano da fornitori che hanno gli stabilimenti in Nordafrica. Oggi quando arrivano i loro container con i materiali per Giulia, Stelvio e Grecale, Stellantis deve pagare l’Iva ed i dazi alla dogana. Con la ZFD di Nicola Calandrini invece si porta i container a Piedimonte San Germano, monta quei pezzi ed assembla le auto, quando le avrà messe con le ruote a terra pagherà ciò che non aveva versato in dogana. Quei soldi, tanti, resteranno sui suoi conti a disposizione di altre operazioni.

Rilancio immediato

Lo stesso vale per il secondo produttore automobilistico italiano Dr Automobiles che ad Anagni ha rilevato l’area ex Saxa Gres per farne il suo secondo stabilimento di produzione. Buona parte dei materiali, nel suo caso provengono dalla Cina. Cosa cambia? Una cosa è pagare subito ed anticipare, cosa ben diversa è pagare quando l’auto stai per venderla o ha già un prorpietario che l’ha ordinata.

Una delle Dr in produzione

Questo rimette in competizione lo stabilimento di Piedimonte San Germano. Rende ancora più competitivo il progetto Dr. Annulla lo svantaggio che avevamo con Pomigliano d’Arco, lo stabilimento Stellantis che si trova a 98 chilometri da Cassino ed era in piena zona Zes con i suoi incentivi ed i suoi sconti sulle tasse. Mette in pari Anagni con Macchia d’Isernia, lo stabilimento pilota del gruppo Di Risio dove oggi si producono tutte le Dr.

È per questo che la ZFD è diversa da ZES e ZLS. Quelle semplificano, incentivano, agevolano. Questa cambia la geografia economica. Non distribuisce vantaggi, li rende strutturali.

D’Amico: la misura che non scade

A dirlo senza cautele è stato l’avvocato Maurizio D’Amico, l’uomo dei numeri e delle analisi in Camera di Commercio. È lui a centrare subito i punti: la Zona Franca Doganale è uno strumento sine die. Non ha una scadenza politica, non grava sul bilancio dello Stato, non necessita di rifinanziamenti. È una misura che vive finché è utile.

Maurizio D’Amico al telefono tra il presidente Giovanni Acampora ed il senatore Nicola Calandrini. A sinistra il sottosegretario Maurizio Leo

Ed è un unicum: nella storia repubblicana non si erano mai istituite aree doganali dedicate a una sola regione. È stato possibile perché il Lazio è l’unica interamente accerchiata da zone ZES e quindi rischiava di finire schiacciata da quello che gli analisti chiamano svantaggio competitivo. Nel Lazio, con la Zona Franca Doganale nel porto di Gaeta si applicherà l’intensità massima di agevolazione prevista dall’ordinamento europeo.

I numeri, come sempre, servono a smontare la retorica: Maurizio D’Amico li tira come colpi d’artiglieria pesante. Dice che ogni euro investito in una ZFD genera in Europa un ritorno tra i 2 e i 4 euro. L’impatto sul PIL può arrivare al 19%. L’export crescere fino al 2%. L’occupazione fino al 4%. Non un regalo, ma un moltiplicatore.

(Foto © DepositPhotos.com)

È stata una scelta in totale contrasto con il passato del Pontino e della Ciociaria: «Abbiamo voluto evitare sussidi dall’alto, a pioggia. Abbiamo voluto una misura che desse aiuto a progetti di investimenti concreti, uno strumento totalmente matchato sul territorio». Più parla e più si capisce che quello presentato oggi è un provvedimento capace di arrestare l’emigrazione delle industrie verso le zone Zes: perchè quella è un agevolazione solo di tipo fiscale mentre la ZFD ha agevolazione di tipo vitale. Consente di attrarre merce extra ue e stoccarla. È la differenza che esiste tra fare finanza e fare manifattura.

Calandrini e la politica che arriva prima

Nicola Calandrini è il papà che porta la figlia all’altare. Quella norma l’ha vista quando era solo un’idea, l’ha concepita, seguita passo per passo in Commissione Bilancio al Senato, fino a portarla alla luce lo scorso dicembre. Oggi ha raccontato come è nata l’idea: partendo da una scena concreta, quasi domestica nella sua semplicità.

Nicola Calandrini con Francesco Rocca

Era il 29 aprile 2025. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella era in visita ad una grande azienda agricola del territorio: fuori, il commercio mondiale era in fibrillazione per le decisioni improvvise di Donald Trump. Dentro, un imprenditore dice una frase secca: se lo scenario non cambia, sono costretto a sospendere cento assunzioni ed investimenti per centinaia di milioni verranno congelati.

Non era un allarme isolato. Nei mesi successivi, altre imprese hanno espresso le stesse paure. E non per capriccio: Latina e Frosinone insieme valgono come la 13^ regione italiana, producono il 53% dell’export del Lazio. Su 18 miliardi complessivi di merci che vanno all’estero ben 9,5 arrivano da qui.

Nicola Calandrini

La Zona Franca Doganale nasce per questo: mitigare l’incertezza globale senza invocare sussidi. È legge dal 1° gennaio 2026. Non servono decreti attuativi. L’Agenzia delle Dogane è pronta. Un dettaglio che, in Italia, non è mai un dettaglio. Arriva in un momento straordinario: Calandrini ricorda che in questi giorni l’Ue ha chiuso un accordo storico con India, ci stiamo aprendo ad un mercato che conta miliardi di consumatori. Non sarà isolata al porto di Gaeta: si aprirà a raggiera: le industrie che vogliono sfruttarla la avranno purchè siano nell’area giusta.

Rocca: il tempo delle decisioni

Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha riportato tutto su un terreno pragmatico. La Zona Franca Doganale non è un annuncio. È una norma vigente. Ed è stata possibile perché la Regione si è presentata “a testa alta”, forte di un tessuto produttivo che ha continuato a crescere nonostante le turbolenze globali. Non è un caso che a Latina si presenti assieme alla sua vice, l’assessore Roberta Angelilli che è la titolare dello Sviluppo Industriale

Francesco Rocca e Roberta Angelilli

Per tutta la mattinata, fin dal viaggio da Roma fino a Latina, il Governatore del Lazio ha avuto un assolino appuntito in una scarpa: se l’è dovuto togliere. Ha ricordato che la ZFD è potuta arrivare grazie al lavoro svolto dietro le quinte dal Lazio: «per tre anni e mezzo chi mi ha preceduto non ha messo mano al dossier sulle ZLS. Si fa presto a non decidere. Bisognava fare scelte. E scegliere è sempre scomodo. La ZLS si poteva sviluppare solo su un’area limitata e nel lazio c’erano richieste pari a 5 volte gli ettari a disposizione. La nostra capacità è stata quella di scegliere e spiegare la scelta. Ci siamo trovati di fronte alla necessità di fare in fretta e recuperare. Ci siamo riusciti».

Nel Lazio avremo la ZLS sommata alla ZFD: «ora vedremo i benefici». Cita il Consorzio Industriale del professor Raffaele Trequattrini ed i 100 milioni di euro «che devono essere parte di questo lavoro». Rocca sa che quello di oggi è solo il punto di partenza. Dice che ora alla Regione compete rimboccarsi le manche, lavorare sulla perimetrazione. E concentrarsi su Gaeta «ha un potenziale inespresso enorme. Civitavecchia stessa non ha comparazione con la potenzialità inespressa di Gaeta, che vale decine di migliaia di tonnellate su diverse tipologie di merci. Saremo veloci, rapidi, non deluderemo le apsettative del territorio».

Acampora: il Lazio Sud senza scorciatoie

Giovanni Acampora

Il presidente della Camera di Commercio Giovanni Acampora ha ricordato un dato che vale più di molte analisi: il Lazio Sud produce un terzo della manifattura regionale e oltre la metà dell’export senza sconti, senza privilegi, senza agevolazioni speciali.

La Zona Franca Doganale serve a colmare un differenziale competitivo che non nasce da inefficienze locali ma da una collocazione geografica finora penalizzata. E qui entra in gioco il porto di Gaeta, che può ambire a un nuovo posizionamento nel Mediterraneo. Non un’illusione ma una possibilità concreta. A patto di fare rete e passare dalla teoria alla pratica.

Giovanni Acampora con Francesco Rocca ed il prefetto Vittoria Ciaramella

È una soddisfazione doppia per Giovanni Acampora, lui alla Blue Economy ci ha credito da sempre al punto di rendere Gaeta una delle capitali nazionali del dibattito sul futuro dell’economia del mare. Ed anche all’alternativa alle ZES è stato tra i pochi a crederci: è della Camera di Commercio uno dei primissimi studi che proponevano di guardare oltre ed a misure compensative.

 Per questo oggi ha detto che «La Zona Franca Doganale è uno strumento concreto per attrarre nuovi investimenti e colmare un divario infrastrutturale e logistico che per troppo tempo ha penalizzato i nostri territori. Ora dobbiamo serrare le fila e lavorare insieme, perché inizia la fase della messa a terra».

Latrofa e Leo: la certificazione nazionale

Giovanni Acampora con Maurizio Leo

Quando il presidente dell’Autorità Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale Raffaele Latrofa parla di certezze normative e orizzonti di lungo periodo, dice con chiarezza che gli investimenti non seguono gli slogan. La ZFD, dice, non è solo una scelta tecnica ma strategica. Perché stabilità e prevedibilità sono le vere monete forti della logistica.

Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha allargato ulteriormente il campo. Le Zone Franche Doganali non sono un’invenzione locale. Sono strumenti riconosciuti dall’Unione Europea e dalle principali istituzioni internazionali. Politica industriale, non folklore. Una leva che, se ben usata, produce sviluppo e diversificazione.

La Zona Franca Doganale di Nicola Calandrini non promette miracoli. E proprio per questo è credibile. Non assegna fondi, non distribuisce risorse, non crea dipendenza. Toglie un ostacolo e lascia fare al mercato.

Funziona finché conviene. Dura finché è utile. E non costa nulla allo Stato. In una terra che ha vissuto di fondo perduto, di alza il capannone e scappa, di misure a pioggia ed a tempo determinato, la ZFD rischia di essere la seconda, vera, rivoluzione industriale.