Quel che successe al già collaudato "Golden boy" di Rignano e quel che sta succedendo ai due schieramenti già in campo
Cosa c’è di più divisivo di un referendum spadellato nel pieno della massima stagione sovranista di una democrazia parlamentare in mezzo declino? Poca altra roba, c’è da credere. Il dato da cui partire infatti, nel caso dell’Italia meloniana che vorrebbe riformare la Signora con la Bilancia, è quello della semplificazione dei messaggi.
Di un meccanismo cioè per il quale si vota in un modo o in un altro, e soprattutto si perora in un modo o in un altro, non tanto per il merito di ciò di cui si chiederà conto agli elettori in primavera.
No, in questo caso lo “shining” del referendum – che è sempre stato un po’ così – sta praticamente tutto nei destini politici di supporters e detrattori.
Il banco di prova

Cioè nella trasformazione di un evento fattuale in un banco di prova per la tenuta delle ricette politiche complessive dei due schieramenti contrapposti.
Ne sa qualcosa, più di qualcosa, un certo senatore di Rignano, già Presidente del Consiglio, che sul “suo” referendum ci scommise la sua intera cotica, e che la perse ad involtini dopo una gloriosa stagione di consensi record.
Matteo Renzi è oggi, per converso, il lanciatore dell’anatema che grava sulla testa di Giorgia Meloni.
Matteo il “pioniere”
Sia chiaro: ogni referendum è a suo modo ed innanzitutto un evento che divide prima ancora del merito di ciò che vorrebbe cambiare-confermare-attuare. Tuttavia la caratteristica di questa consultazione “dal basso” che arriva, non fosse altro per come viene già annunciata da oggi, è quella di un vero Ok Corral.

E sì, questo è fin d’ora l’errore più grande, perché quando uno strumento diretto del popolo diventa ex ante un fine delle fazioni che di quel popolo sono (in minima parte) rappresentanza allora le cose non vanno bene affatto.
C’erano dei rimedi? Probabilmente sì, ma non li ha voluti attuare nessuno. E questo perché un format del genere consente, al di là della “voluntas” della base, di dare lunga vita a chi governa nuova vita a chi si oppone.
L’alternativa scartata
Per il resto figuriamoci se nel range esistenziale medio degli italiani un sì o un no al referendum così cavilloso può fare la differenza. Una riforma soft e bipartisan, ad esempio, avrebbe soddisfatto perfino il Quirinale.

E, soprattutto, si poteva evitare la burla di una destra che oggi si picca di essere riformatrice e di un centrosinistra che per parte maggioritaria è “conservatore”?
Assolutamente ed ancora sì. Anche perché oggi – e Meloni questa sponda concettuale l’ha afferrata benissimo – i cittadini italiani si ritrovano come quei pappagallini canori a cui si chiede di fare i rondoni e trasvolare sugli oceani, invece che di modulare note o imitare le scurrilità del marito.
Via gli scenari classici
L’italiano medio infatti, comunque la pensi, è abituato ad uno scenario più classico: quello in cui la sinistra “arrembante” vuole innovare e la destra “statica” vuole tenere la posizione. Quindi già da adesso, già prima di un Natale duellante e polarizzatissimo, lo start è di quelli sghembi.

Che confondono (quasi) tutti, ma non certo Matteo Renzi. Che, memore delle sue esperienze personali e furbo come una faina che puccia nella waste di un Casinò, sta cavalcando la mistica di una sorta di “anatema”.
Quello per cui se un(a) premier su un evento basico e fatto diventare epocale ci mette la faccia ha voglia poi a dire, in caso di sconfitta, che era solo una tappa della democrazia partecipata.
Se perdo, se vinco…

E gli altri? Difficile da prevedere scenari concreti anche in questo caso. Con il sì una come Elly Schlein andrebbe ad incasellare (lei e lei sola) la seconda scoppola referendaria in pochi mesi. Con un no una come Giorgia Meloni dovrebbe affrontare la sua prima vera crisi e dopo una legge di Bilancio degna del Burkina Faso.
In questo ultimo caso Linkiesta è più chiara: “Trattandosi di una riforma del governo, se essa cade per volontà del popolo qualcosa dovrà pur succedere, e non è che il Quirinale, che giustamente sta fuori dalla contesa, a quel punto potrà far finta di niente”.
Come a sire che gli anatemi funzionano… e che la volontà popolare è diventata ormai burattina bipartisan della volontà di chi con il popolo c’entra decisamente poco. Decideremo di cose che “riguardano” più gli altri che noi…



