La delibera sul nuovo nido di Maiura accende lo scontro politico. Di Pofi, Bianchini e Macciomei attaccano l’amministrazione Querqui. Nel mirino soprattutto la vicesindaca Mariangela De Santis e l’assessore Giulio Conti. Sullo sfondo c’è il vero problema: la corsa contro il tempo del PNRR.
In genere passano quasi inosservate. Vengono pubblicate all’Albo Pretorio, lette dagli addetti ai lavori e poi archiviate. La delibera numero 199 del 27 agosto 2026 del Comune di Ceccano ha avuto un destino diverso. Perché dentro quelle pagine c’è un progetto ma c’è soprattutto una data: 31 agosto 2026. Quattro giorni dopo. È proprio da qui che parte l’attacco firmato dai consiglieri di opposizione Ugo Di Pofi (civica Sempre con Ceccano), Ginevra Bianchini (Fratelli d’Italia) ed Alessia Macciomei (Grande Ceccano).
Il tono del comunicato è durissimo. Le responsabilità vengono attribuite direttamente all’amministrazione guidata dal sindaco Pd Andrea Querqui. Poi, andando avanti nella lettura, emergono due destinatari precisi. Uno è l’assessore ai Lavori Pubblici Giulio Conti (Pd). L’altro, ancora più presente politicamente tra le righe e poi chiamato esplicitamente in causa, è la vicesindaca Mariangela De Santis (civica).
Cosa dice la delibera

Prima della politica vengono gli atti.
La Giunta approva il progetto esecutivo per la realizzazione di un nuovo asilo in località Maiura. Dal documento mostrato emerge un importo complessivo del progetto di 864mila euro, ma la parte politicamente esplosiva è nelle premesse.
Il Comune prende atto che il 31 agosto 2026 scade il termine ultimo previsto per le opere finanziate con i fondi PNRR e che la sequenza degli atti ha richiesto tempi superiori a quelli inizialmente programmati. Il risultato viene scritto senza troppi giri di parole: realizzare l’opera nei tempi prescritti dal PNRR è diventato impossibile.
Il progetto esecutivo però non viene buttato e la Giunta decide di approvarlo comunque. È la fase finale necessaria per arrivare alla gara e soprattutto permette al Comune di avere un progetto pronto da candidare qualora arrivassero nuove possibilità di finanziamento.
C’è poi un altro elemento da non trascurare: nell’atto viene specificato che il Comune non ha ricevuto acconti sui fondi europei e che le spese di progettazione sono sostenibili dal bilancio comunale. È un particolare importante perché distingue ciò che dice materialmente la delibera dalla battaglia politica che si apre subito dopo.
L’opposizione va all’attacco

Di Pofi, Bianchini e Macciomei leggono quella delibera in maniera molto più severa.
Secondo i tre consiglieri, l’amministrazione avrebbe avuto un anno senza riuscire ad aprire il cantiere. Contestano inoltre la scelta compiuta all’inizio della consiliatura: abbandonare il precedente progetto previsto nella zona di Vigne Vecchie (che secondo la loro ricostruzione era già pronto e finanziato) per puntare su un nuovo intervento a Maiura. È qui che il comunicato smette di essere una semplice contestazione amministrativa e diventa politica.
L’opposizione sostiene che la decisione sia stata dettata dalla volontà della nuova maggioranza di imprimere la propria “paternità” al progetto. È la loro tesi e su questa tesi che costruiscono uno degli attacchi più pesanti mossi finora all’amministrazione Querqui.
Nel comunicato parlano di una perdita di finanziamenti per 2,5 milioni di euro collegata all’asilo. Poi allargano il quadro ad altri interventi e arrivano a sostenere che, complessivamente, Ceccano avrebbe perso circa 8 milioni di euro di finanziamenti già stanziati.
Il bersaglio De Santis

C’è però un passaggio che racconta molto più di una cifra.
I tre Consiglieri parlano apertamente di un indirizzo di stampo “grillino” e lo riconducono alla vicesindaca Mariangela De Santis. Non è una parola messa lì per caso.
A definire Mariangela De Santis “grillina” è soprattutto il percorso politico compiuto alle ultime elezioni Europee. In quell’occasione Nuova Vita, la lista civica di cui De Santis è espressione, sostenne in maniera chiara il Movimento 5 Stelle. Un sostegno che, dopo le urne, non venne particolarmente rivendicato, anche perché a Ceccano il risultato dei Cinque Stelle non fu tale da trasformarlo in un successo politico da esibire.
Il rapporto politico è rimasto e, nel tempo, si è rafforzato soprattutto attraverso la vicinanza della vicesindaco alla deputata Ilaria Fontana, punto di riferimento pentastellato del territorio. Un avvicinamento nato dopo le discussioni con il Partito Democratico provinciale, che portarono Nuova Vita a scegliere una strada politica diversa: avvicinarsi al Movimento 5 Stelle e diventarne un punto di riferimento politico in città.
Perché la De Santis ?

La questione degli asili era già arrivata in Consiglio comunale e proprio De Santis era intervenuta direttamente sull’argomento. Un protagonismo che aveva attirato attenzione perché la materia dei lavori pubblici ha un assessore titolare, Giulio Conti. Adesso l’opposizione sembra presentare il conto politico soprattutto a lei.
Non è neppure il primo scontro tra De Santis e Ugo Di Pofi. Il consigliere di Sempre con Ceccano aveva già concentrato le sue critiche sulla gestione della SAD, l’assistenza domiciliare ai disabili, contestando all’amministrazione l’introduzione di costi per un servizio che è sempre stato gratuito. (Leggi qui: Se la sinistra fa cassa sulla fragilità: il “conto” dell’assistenza domiciliare. E qui: Ceccano, l’assistenza domiciliare che divide: la guerra delle fasce ISEE).
Questa volta sceglie di alzare ulteriormente il livello. Per Di Pofi è anche un passaggio politico particolare: l’ex candidato sindaco interviene con un video, cosa che finora non aveva caratterizzato la sua attività da Consigliere di opposizione e mette al centro due parole: comunicazione e trasparenza. Proprio quella trasparenza che, sostiene, era stata uno dei punti maggiormente rivendicati durante la campagna elettorale.
Conti e l’assessorato “all’asfalto”

Poi arriva il turno di Giulio Conti. Il comunicato gli riserva una delle frasi più taglienti: ricorda all’assessore che non è responsabile soltanto dell’“asfalto”, ma dell’intero settore dei Lavori Pubblici.
Il riferimento è alle scene ormai diventate familiari a Ceccano, quasi da barzelletta nelle cronache cittadine: Conti che guarda i lavori, Conti sul cantiere, Conti che controlla da vicino gli interventi. Una presenza costante che l’opposizione utilizza per rovesciare il ragionamento e mandare un messaggio preciso: fare l’assessore ai Lavori Pubblici non significa stare a bordo strada a controllare l’asfalto o seguire materialmente un cantiere. Significa, sul piano politico, governare un intero settore, programmare gli interventi e fare in modo che progetti e finanziamenti si trasformino in opere. È su questo terreno che l’opposizione prova a spostare il confronto con Conti.
Il vecchio progetto che ritorna

Rimane poi la domanda politicamente più interessante posta dal comunicato. Perché non proseguire con il progetto precedente? È probabilmente su questo punto che l’opposizione proverà a insistere.
Di Pofi, Bianchini e Macciomei sostengono che al momento dell’insediamento della nuova amministrazione esistesse già un progetto pronto e finanziato per un asilo nella zona di Vigne Vecchie. Secondo loro, rinunciarvi e ripartire con Maiura avrebbe fatto perdere tempo prezioso.
La maggioranza può avere avuto ragioni urbanistiche, tecniche o politiche per cambiare strada. Ma proprio quelle ragioni diventano ora il terreno sul quale sarà chiamata a spiegare la propria scelta. Perché in una vicenda PNRR il tempo è parte del finanziamento e non un dettaglio.
Il caso di Ceccano si inserisce inevitabilmente in una questione molto più ampia, che riguarda l’intero PNRR italiano e soprattutto la sua fase conclusiva. Il meccanismo europeo è stato costruito legando le risorse al raggiungimento di obiettivi e scadenze precise: con il calendario ormai arrivato alle battute finali, per gli enti locali lo spazio per recuperare ritardi importanti si è drasticamente ridotto. È il motivo per cui, anche sugli asili nido, sono stati introdotti strumenti e proroghe per consentire ai Comuni di portare a termine gli interventi ed evitare di compromettere i finanziamenti.
Il problema è molto più grande di Ceccano

In questo quadro assume un peso particolare anche ciò che emerge dagli atti di Ceccano: se un’opera finanziata dal PNRR si trova ancora in una fase progettuale quando il tempo a disposizione è ormai ridotto, il problema non consiste semplicemente nel recuperare qualche settimana ma nel riuscire a trasformare il finanziamento in un’opera effettivamente realizzata. Questo non significa, però, che ogni ritardo comporti automaticamente la restituzione integrale delle somme: le conseguenze dipendono dal singolo intervento, dai target raggiunti, dalle spese riconoscibili e dalle regole applicabili alla specifica misura.
È proprio qui che Ceccano smette di essere soltanto un caso locale. Il PNRR ha costretto migliaia di amministrazioni a comprimere progettazione, autorizzazioni, gare, affidamenti, cantieri e rendicontazione dentro tempi eccezionalmente stretti, facendo emergere problemi di capacità amministrativa e difficoltà nell’avanzamento delle opere che non possono essere ridotti semplicisticamente a una contrapposizione tra Nord e Sud.

I dati e le ricostruzioni circolate a livello nazionale pongono infatti una questione più generale: tra risorse assegnate, obiettivi formalmente raggiunti, somme effettivamente spese e opere materialmente consegnate può esistere una distanza significativa.
Fondi arrivati dall’Europa e target dichiarati raggiunti possono convivere con cantieri ancora aperti, grandi interventi in ritardo e opere non ancora utilizzabili. È questa, più dei numeri scritti sulla carta, la vera partita dell’ultima fase del piano: capire quanti finanziamenti riusciranno davvero a trasformarsi in scuole, infrastrutture e servizi concretamente disponibili per i cittadini ed è dentro questa corsa nazionale contro il tempo che va collocato anche il caso di Ceccano.
Adesso la palla passa alla maggioranza

Il comunicato di Di Pofi, Bianchini e Macciomei ha un merito politico evidente: individua un atto amministrativo preciso e costruisce attorno a quello la propria offensiva. Non parla genericamente di ciò che non va a Ceccano. Indica una delibera, una scadenza e un progetto. Poi aggiunge la politica.
Nella politica i destinatari sono riconoscibili. Giulio Conti viene chiamato direttamente in causa. Ma l’affondo più profondo sembra indirizzato verso Mariangela De Santis, alla quale l’opposizione attribuisce un peso determinante nelle scelte compiute sul dossier degli asili. Adesso tocca alla maggioranza ricostruire l’altra metà della storia.
Dovrà spiegare perché venne abbandonata la strada di Vigne Vecchie, quali furono le ragioni della scelta di Maiura, quali passaggi abbiano determinato i tempi arrivati fino al 27 agosto e quale futuro possa avere un progetto esecutivo che oggi esiste, è stato approvato ma non può più correre sul binario per il quale era nato.



