Nel capoluogo ciociaro forti tensioni in Consiglio comunale. Strappo del gruppo che fa capo al vice sindaco: il consigliere Renzi attacca frontalmente Mastrangeli. Approvati i documenti di bilancio ma sulla mozione di Marzi relativa alla Palestina il consigliere Carfagna fa sciogliere la seduta. Il primo cittadino sempre più accerchiato alla guida di una maggioranza della "non sfiducia"
Come Fort Apache, l’avamposto a stelle e strisce accerchiato dagli indiani di Cochise. Al di qua della palizzata, un pugno di veterani della Secessione e qualche giovane arrivato da West Point. Al di là, una tribù orgogliosamente determinata a far crollare quel forte. L’Aula consiliare di Palazzo Munari a Frosinone ieri sera si è trasformata in un quadrato con nervi tesi e scoperti.
Il Consiglio Comunale era stato convocato per l’approvazione di 5 punti, tra i quali l’Assestamento di Bilancio 2025 e la Variazione al Bilancio di Previsione Finanziario 2025-2027. La seduta ha messo in scena non solo un voto tecnico, dall’esito ampiamente previsto e scontato, ma soprattutto il ritratto di una maggioranza, sempre più fragile e frammentata, attorno al sindaco Riccardo Mastrangeli.
Marzi sempre decisivo, dissidenti sull’Aventino

Al momento dell’appello del Segretario Comunale si manifesta la prima evidenza ormai certificata: senza i 3 Consiglieri della Lista Marzi (eccezione fatta per il consigliere Mario Papetti che ormai ha scelto di non avere ruoli nel film “salvate il soldato Mastrangeli“) il Consiglio comunale non si apre nemmeno.
Ulteriore evidenza: i 9 Consiglieri dissidenti, eletti nel centrodestra insieme al sindaco ma passati in posizione critica, non hanno partecipato ai lavori.
Quindi, nessuna intesa e coesione con l’altra parte della minoranza di centrosinistra (PD-PSI). Anche lo scenario di ieri sera ha confermato che Mastrangeli non avrà problemi veri dall’opposizione, fino al termine della consiliatura. Per precisa scelta politica. Così è se vi pare.
Lo strappo della Lista per Frosinone

Prima ancora che iniziasse il Consiglio, era appena terminato l’appello, si innesca subito un vivace botta e risposta (non sarà l’unico) tra il presidente d’Aula Massimiliano Tagliaferri ed il consigliere Corrado Renzi della lista del vice sindaco Scaccia, che comunica la necessità del Gruppo di riunirsi per discutere la posizione da prendere sulla mozione per la Palestina (che costituirà il nuovo casus belli in maggioranza).
Il primo punto relativo all’Assestamento Generale di Bilancio e Salvaguardia degli Equilibri per l’Esercizio 2025 viene illustrato dall’assessore Adriano Piacentini, senza particolari confronti dialettici con i Consiglieri presenti. Il botto invece arriva al momento della dichiarazione di voto da parte della Lista per Frosinone.

Prende la parola il consigliere Corrado Renzi il quale dice chiaro e tondo che “il quadro politico è profondamente cambiato rispetto al 2022”, chiaro il riferimento agli ingressi in maggioranza di consiglieri ex opposizione e all’appoggio tecnico (non politico ha ribadito Mastrangeli nella sua replica a Renzi) dell’ex Sindaco Pd Domenico Marzi. “Questo cambiamento ha determinato un profondo stato confusionale all’interno della maggioranza non più sostenibile” ha chiosato Renzi.
Che ha proseguito “Noi ci identifichiamo nel centrodestra, ma da oggi valuteremo singolarmente ogni punto all’ordine del giorno”. Rilanciando in chiusura di intervento l’immancabile elogio all’ex sindaco ed oggi onorevole Nicola Ottaviani come “miglior sindaco della storia di Frosinone”. Un refrain già intonato dal suo leader Antonio Scaccia nel precedente Consiglio e che continua a risuonare come una sfida diretta e mirata a Mastrangeli.
La replica di Mastrangeli

Ed infatti a Mastrangeli, anche questa volta, sono fischiate le orecchie. Vi è da dire, per completezza della questione, che Marzi nel suo pungente intervento ha tenuto a ribadire che nella negletta gara (ipse dixit) che crea solo inutili sterili contrapposizioni, tra chi è stato il miglior sindaco del capoluogo ha detto “per me il miglior sindaco è stato Sandro Lunghi”. Tanto per marcare una distanza politica e personale. Ai posteri.
Il sindaco Mastrangeli è intervenuto nel replicare al j’accuse di Renzi e per dire che l’unico vulnus della sua amministrazione è rappresentata dall’uscita di Forza Italia dalla maggioranza, che lui ha cercato di sanare, andando a parlare, per ben due volte, con il coordinatore regionale del Partito il senatore Claudio Fazzone.
“Non so che dire. Più di questo non so cosa altro fare, se lei Consigliere Renzi ha dei suggerimenti da darmi, io sono a disposizione. Io non ho mai detto una parola contro Forza Italia, mentre al contrario, ho ascoltato accuse politiche contro di me dai rappresentati locali del Partito” ha risposto un accigliato Mastrangeli.
Accerchiato

Il tono era quello di chi si sente accerchiato, non tanto dall’opposizione (quando mai?), ma dai suoi stessi alleati.
Intanto il dado è tratto, la Lista per Frosinone (quella del vice sindaco di Mastrangeli) non è d’accordo con questa impostazione “variegata” della maggioranza centrodestra/sinistra. Va ricostruito il perimetro del centrodestra. Quello del 2022.
Per la cronaca, la delibera sugli assestamenti è stata messa in votazione ed è stata approvata con 16 voti. Quelli dei consiglieri certificati della maggioranza Mastrangeli. Al tempo stesso Domenico Marzi, Alessandra Mandarelli e Carlo Gagliardi si sono astenuti come da copione ormai consolidato. Mentre, dai banchi del Centrosinistra, Angelo Pizzutelli – Fabrizio Cristofari – Norberto Venturi (PD) e Vincenzo Iacovissi (PSI) hanno votato contro.
Gli altri punti sono stati approvati con le stesse modalità.
Caos sulla mozione-Palestina presentata da Marzi

L’ultimo punto dei lavori, la mozione per il riconoscimento dello Stato di Palestina, illustrata all’Aula da uno dei firmatari l’avvocato Marzi, avrebbe potuto essere, almeno idealmente, un momento di unità. Così non è stato. Anzi.
Il gruppo di Fratelli d’Italia, tramite il capo gruppo Franco Carfagna, prima ha chiesto una sospensione per approfondire il documento e poi, tra lo stupore di alcuni consiglieri di maggioranza che erano rientrati regolarmente in Aula, ha disertato la ripresa dei lavori.
Ma le riunioni di maggioranza prima del Consiglio che si fanno a fare? Le valutazioni sono state fatte tutte? Considerato anche che la mozione sulla Palestina è stata sottoscritta (e illustrata) da Marzi, l’uomo che tiene a galla l’amministrazione. Borbonici e papalini: non può reggere all’infinito. Risultato: niente numero legale, seduta chiusa, e mozione rinviata (forse) a settembre.
L‘avvocato Marzi, presentatore della mozione, l’uomo che tiene a galla l’amministrazione Mastrangeli, non deve averla presa troppo bene questa cosa.
Il grimaldello nella crepa
Uscito dopo un anno dalle sabbie mobili lungo la strada del Congresso, il Partito Democratico si ricorda di fare il Pd. E comincia ad infilare il grimaldello nella crepa politica per tentare di allargarla, renderla evidente. Così questa mattina esce una nota congiunta del Gruppo che punta il dito sul rinvio della mozione per la Palestina.

Pizzutelli, Venturi e Cristofari scrivono che il mondo intero si sta indignando per quanto sta accadendo a Gaza. Che anche gli ebrei iniziano ad usare la parola genocidio di fronte ai comportamenti dei loro soldati “solo la maggioranza di destra del Consiglio comunale di Frosinone non ha ancora ben compreso quanto sta accadendo ed ha bisogno di riflettere rinviando al mese di settembre la valutazione di un Ordine del Giorno presentato da Domenico Marzi e sottoscritto da altri consiglieri comunali tra cui i consiglieri del Pd inerente il riconoscimento del popolo Palestinese”.
I tre consiglieri Dem aggiungono che un’iniziativa “nobile e qualificante per la città è stata colpevolmente banalizzata prima ancora nei modi che nel contenuto. Il Presidente del Consiglio Comunale, come frequentemente gli capita di fare, si è trasformato da arbitro imparziale quale dovrebbe essere, a giudice per giunta di parte”.
Perché di parte? Perché ha interrotto il Consiglio Comunale su richiesta di sospensione del capogruppo di FdI “senza una preventiva illustrazione di posizioni pro e contro rispetto alla richiesta e successiva votazione. Il successivo incontro dei capigruppo ha visto prevalere la tesi del rinvio dell’O.d.G. al mese di settembre. La ripresa dei lavori non è stata possibile per mancanza del numero legale da parte dei consiglieri di maggioranza“.
Memmo ripensaci

Infine il gruppo consiliare, sulla scorta di quanto accaduto in Aula, formula un invito alla riflessione all’ex sindaco del PD Domenico Marzi. Non una captatio benevolentiae ma un trattato di architettura politica riformista. Che comunque fa riflettere. Cambiare idea, invece, è altra cosa: “Caro Memmo , la tua proposta che abbiamo sottoscritto con entusiasmo e partecipazione politica ed emotiva, come è nel tuo costume cerca di elevare la città di Frosinone da un caos politico ed amministrativo, ponendo elementi di interesse storico ed oggi sociale e di intenso valore umanitario, è stata ridicolizzata e messa alla stregua di una banale seppur sempre utile, taglio delle siepi o sistemazione di un marciapiede. La tua storia personale, con l’amicizia il rispetto per le tue scelte anche se spesso non condivise, ma con la sincerità di sempre, ci impone questa domanda. Forse ti sei avvicinato troppo al posto sbagliato“.
Touchè.
La maggioranza della “non sfiducia”

Rimettendo le lancette indietro di 24 ore. Il voto sul Bilancio è passato ma il quadro politico è tutt’altro che rassicurante per Mastrangeli e la sua maggioranza. Il 56 % di gradimento del sindaco tra i cittadini, pur importante e indicativo, non rispecchia però il quadro della sua coalizione. Ci sono troppi distinguo politici, e alcuni anche fortemente personali a quanto pare, che non sono in alcun modo sintomatici di stabilità e coesione.
Il Consiglio di ieri ha mostrato plasticamente che l’unico collante a tenere insieme il gruppo di amministratori rimasti (direttamente o indirettamente) leali con Mastrangeli, è solo il timore di andare a casa prima del tempo. Di politico invece non c’è più nulla. Non a caso il Consigliere del Pd Fabrizio Cristofari ha detto: “La maggioranza non esiste più, diciamo che ne esiste una sulla non sfiducia”.
Interruzione anticipata della consiliatura che non ci sarà. I problemi, semmai, ci saranno nel 2027. Ricreare il necessario clima politico nel centrodestra a Frosinone sarà una missione veramente complicata. Che forse nemmeno i vertici regionali e nazionali dei partiti riusciranno a fare. Nel capoluogo il centrodestra ormai parla ligue diverse. E distoniche.
Della serie: “dammi un grrrr” “dammi un cheee?”



