Latina, alta tensione nella Lega: un’altra grana per la sindaca Celentano

Mentre la prima cittadina cerca di ricompattare la maggioranza sull'Azienda beni e servizi, il Carroccio rischia l'implosione. Dura nota del capogruppo Vincenzo Valletta che chiede chiarezza ai suoi colleghi di partito dopo le indiscrezioni su una presunta sfiducia nei suoi confronti per il mancato avvicendamento in giunta tra Federica Censi e Francesca Tesone

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

Settimana decisiva a Latina. Sette giorni – anzi, meno – per “sgranare” le molte grane sul tavolo. La sindaca Matilde Celentano è pronta ad incontrare nelle prossime ore i Partiti ed i Gruppi della sua maggioranza per dirimere una questione ormai urgente: rispettare le regole della coalizione o uscire dalla maggioranza.

Il messaggio è chiaro: o si ritrova un equilibrio oppure ognuno si assumerà le proprie responsabilità. (Leggi anche: Latina, Matilde dà i sette giorni ai Partiti di maggioranza: dentro o fuori).

Al centro del confronto ci sono soprattutto le posizioni di Forza Italia ma anche quelle di Noi Moderati, in particolare sulla questione della ABCAzienda dei Beni Comuni. È la società in house che si occupa della raccolta dei rifiuti in città e della manutenzione del verde pubblico: in sinergia con il Comune, sta lavorando alla stesura del nuovo piano industriale legato al progetto revisionato di raccolta differenziata, recentemente approvato in Consiglio.

Ma non è solo una questione di rifiuti. Sul tavolo c’è una richiesta più ampia: più incisività e maggiore velocità nell’azione politico-amministrativa. Le tensioni accumulate nelle ultime settimane ora devono trovare una sintesi. In caso contrario, la sindaca è pronta a trarne le conseguenze.

Il fronte-Lega

Matilde Celentano, sindaca di Latina

Non c’è solo la tenuta della maggioranza tra le preoccupazioni della sindaca Matilde Celentano. Un nuovo fronte si è aperto ed è tutto interno a uno dei Partiti della sua coalizione: la Lega. Vicenda apparentemente “domestica”, certo, ma che potrebbe avere ripercussioni dirette sulla giunta.

Nelle ultime ore, indiscrezioni sempre più insistenti parlano di tensioni interne al Carroccio, con messaggi infuocati circolati in una chat della maggioranza, visibili anche a consiglieri di altri partiti. Un segnale che qualcosa si è incrinato.

Il nodo risale al 2023 ed è legato a un accordo pre-elettorale che prevedeva un avvicendamento in Giunta a metà mandato: fuori l’assessora all’Istruzione Francesca Tesone, dentro Federica Censi. Un patto stretto per garantire equilibrio interno e rappresentanza.

Ma ad oggi, nessun cambio all’orizzonte. E il mancato rispetto di quell’intesa rischia ora di trasformarsi in un nuovo fronte di frizione. Che la sindaca non può ignorare, perché mette in discussione gli equilibri di governo e alimenta malumori che, se trascurati, potrebbero esplodere.

La dura nota di Valletta

Roberto Belvisi

Questo starebbe creando tensioni nel Gruppo guidato da Vincenzo Valletta e composto, oltre che dalla Censi, anche da Roberto Belvisi (presidente della commissione Urbanistica) e da Pina Cochi. Tensioni che – secondo le indiscrezioni – sarebbero potute sfociare in una missiva di sfiducia nei confronti del capogruppo Valletta.

La cosa sarebbe rimasta lì, a livello di indiscrezioni interne, se Valletta non avesse deciso di emettere una pubblica nota, invitando “formalmente i consiglieri Censi, Cochi e Belvisi di esprimere pubblicamente e senza ambiguità se condividono quanto riportato dagli organi di informazione, se esista realmente una lettera di sfiducia o altre iniziative in tal senso e quali sarebbero le motivazioni politiche che li avrebbero portati a tale scelta. Respingo inoltre con fermezza ogni ricostruzione che mi descriva come un “battitore libero”. La mia attività politica è sempre stata caratterizzata da trasparenza, coerenza e rispetto delle istituzioni”.

“Sono sempre stato fautore del dialogo”

Valletta precisa gli aspetti della sua attività politica rivendicando correttezza, etica e spirito di servizio. Ho sempre agito nell’interesse esclusivo della città, mettendomi a disposizione del dialogo in ogni occasione formale prevista: gruppi di lavoro, riunioni di maggioranza, rapporti con la segreteria provinciale e regionale, prosegue il comunicato.

Il consiglio comunale di Latina (Foto © Andrea Apruzzese)

Allo stesso modo, ritengo inaccettabile che eventuali tensioni interne legate ad assessorati, presunti accordi o ipotesi di alternanza – peraltro mai formalizzati in alcun atto ufficiale – possano diventare motivo di divisione o essere utilizzate per minare l’unità del gruppo consiliare e la credibilità del Partito. La Lega deve rimanere compatta, concentrata sull’azione amministrativa e distante da logiche personali che nulla hanno a che vedere con il buon governo della città”, ha chiosato Valletta.

La chiave politica

Insomma Valletta ha deciso di rendere pubblica la vicenda. Perché farlo, anziché imporre un confronto al chiuso? La motivazione potrebbe essere quella di fare uscire allo scoperto gli eventuali autori del “complotto”. Che però, lanciato il sasso, sembrano ora avere ritirato la mano.

Sara Norcia

Questo però non vuol dire che siano terminate le tensioni. Come anche il fatto che ora, divenuta pubblica la vicenda, difficilmente non potrà accadere nulla: o gli autori, o uno o una di quelli, lasceranno il gruppo, oppure potrebbe farlo lo stesso Valletta?

Non sarebbe peraltro la prima volta, per la Lega, perdere un esponente di spicco: è già avvenuto in Regione, con Angelo Tripodi, passato a Forza Italia. La Lega peraltro, ha anche altre fibrillazioni in altri Comuni, come la vicenda legata alla posizione di Sara Norcia a Terracina, cui due settimane fa il sindaco Francesco Giannetti ha ritirato le deleghe, creando non poco scontento nel Partito. 

Il centrodestra deve ritrovare l’unità

Tornando a Latina, una cosa è però certa: da quanto osservano diversi consiglieri comunali di centrodestra, se dovesse accadere qualcosa a questa amministrazione, ad esempio una possibile caduta anzitempo (al momento però improbabile), si scatenerebbero tali livelli di accuse reciproche che per il centrodestra sarebbe virtualmente impossibile ripresentarsi unito alle urne.

Il Municipio di Latina

Un po’ come già avvenne tra la caduta di Giovanni Di Giorgi nel 2015 e le successive elezioni amministrative del 2016, quando il centrodestra si presentò con addirittura sei diversi candidati a sindaco supportati da decine e decine di liste, che del centrodestra erano stati consiglieri comunali, assessori, presidenti del Consiglio comunale e di commissioni consiliari (Nicola Calandrini, Alessandro Calvi, Angelo Tripodi, Marilena Sovrani, Salvatore De Monaco, Gianni Chiarato).

Con una frammentazione tale che di fatto, unita alla complessa situazione di un Pd spaccato sulla candidatura di Enrico Forte, spianò di fatto la strada all’elezione di Damiano Coletta.

Il centrodestra lo sa: uniti si vince; separati, no. Ma su questo dovrebbero non prevalere gli interessi di ogni singola forza politica.