Il Parco Nazionale del Circeo ed il Comune decidono di autorizzare la pesca del crostaceo, specie aliena invasiva che “sta creando problematiche di carattere ecologico nei laghi e in ambito sociale poiché ha determinato criticità per l’attività di pesca professionale e per quelle turistico-balneari", si legge nel provvedimento. Ed i buongustai iniziano a leccarsi i baffi
È guerra al granchio blu. Dichiarata dall’Ente Parco Nazionale del Circeo con delibera del commissario straordinario Emanuela Zappone e dal Comune di Latina. Atto che dà il via libera ai pescatori professionali: le reti entreranno in azione dunque a Fogliano (qui la pesca, sportiva, era consentita ma con rigide limitazioni e dopo permesso specifico rilasciato dall’Ente, e legata a incontri e eventi informativi sulla tutela dell’ambiente), Monaci e Caprolace con una specie precisa come obiettivo.
Il granchio blu, appunto. Specie aliena invasiva che, secondo la delibera, “sta creando problematiche di carattere ecologico nei laghi retrodunali e in ambito sociale, poiché l’aumentata presenza di questa specie anche nell’area costiera ha determinato criticità per l’attività di pesca professionale e per quelle turistico-balneari, come segnalato dal Comune di Latina”.
Ironia a parte, la situazione è seria

Il granchio blu – è ormai appurato – si ciba di tutto quello che trova a portata di mano, in particolare cozze e altri molluschi. In caso, anche delle dita dei piedi di ignari bagnanti che in estate affollano il litorale del capoluogo pontino. E non di rado, viene catturato dagli stessi bagnanti che, attrezzati di secchielli e retini, in una giornata riescono a prendere anche diversi esemplari. Da mostrare trionfalmente ad amici e parenti sui social.
Scherzi a parte, la situazione è seria, come emerge dalla delibera del commissario Zappone, e dalle indagini svolte dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Fogliano e dal Dipartimento di Biologia ambientale dell’Università degli Studi di Roma La Sapienza.

Ovviamente, la cattura degli alieni sarà svolta da pescatori professionisti (il Parco non dispone di personale atto a questa necessità) secondo un rigido disciplinare. La pesca sarà possibile solo da aprile a novembre, in orari e giorni prestabiliti, con modalità controllate. Nel lago di Fogliano, è prevista anche un’estensione della zona di pesca, verso il canale di collegamento con il mare denominato “Foce del Duca”, una volta che questo sarà stato dragato, altra attività prevista dall’Ente parco (negli ultimi anni si è completamente insabbiato, impedendo il naturale scambio lago-mare).
“Peschiamolo e spadelliamolo”

Se per l’assessore alla Marina del Comune, Gianluca Di Cocco, si tratta di “un’iniziativa che nasce con il duplice scopo di tutelare l’ecosistema e salvaguardare le tradizionali attività di pesca”, la Zappone parla di “un passo concreto per contenere una specie invasiva che sta mettendo a rischio l’equilibrio di questi ambienti unici e penalizzando la pesca locale”. Pesca locale che è già fortemente penalizzata dall’insabbiamento del porto canale di Rio Martino.
Anche in questo caso, i Comuni di Latina e Sabaudia (competenti per le due rispettive sponde) e il Parco stanno avviando le operazioni di dragaggio: i carotaggi per la caratterizzazione delle sabbie depositatesi sul fondale (e che, una volta rimosse, saranno utilizzate per il ripascimento delle spiagge) sono già avvenuti nei giorni scorsi.

Per liberarsi dell’invasiva specie aliena (originaria delle coste atlantiche del continente americano), si era già detto: “Peschiamolo e spadelliamolo” (anche perché, chi lo ha assaggiato, l’ha definito una prelibatezza). Ora si potrà fare. A Latina ci si sta attrezzando. Anche riportando in auge la pesca nei laghi costieri, lì dove, ad esempio a Fogliano, già gli antichi romani utilizzavano le aree per allevamento e pesca.

















