Convocata alle 10, l'aula si sospende per un'inaugurazione, una conferenza stampa e il pranzo: alla ripresa manca il numero legale e 15 mozioni restano orfane, compresa quella del Pd sulla sicurezza. Nel frattempo passa una transazione su un terreno del 1979. Proteste di Campagna e Majocchi.
Ormai, sono più sospensioni che dibattiti. Con l’Aula che rimane desolatamente deserta, in attesa che le sospensioni finiscano. Salvo poi tornare e vedere che manca il numero legale. E ancora una volta, sono le mozioni a farne le spese, alcune anche di un anno fa.
È quanto accaduto oggi in Consiglio comunale a Latina. Convocato per le 10 e funestato dalle sospensioni: prima quella per l’inaugurazione della palazzina Ater di via Selene, cui si sono recati sindaca, assessori e mezza aula; poi quella per una conferenza stampa; poi quella per il pranzo.
E, quando si rientra in aula alle 16, alla prima chiama ci sono solo sei presenti; alla seconda, dopo il rituale quarto d’ora, ce ne sono appena 10. Su 33. E qualcuno, in aula, chiede pure una terza chiama, non prevista da regolamento. Una giornata, se non storta, comunque strana. Con i cronisti ritrovatisi da soli in aula, oppure a fare la spola da una parte all’altra della città.
La transazione sul terreno del 1979

L’ordine del giorno prevedeva un punto, seguito dalle 15 mozioni.
Nel 1979 il Comune espropriò due terreni, limitrofi, appartenenti a una cittadina: su una parte fu realizzata via Scrivia, sull’altra (nel 1985) un campo da calcio; solo che il campo da calcio non era regolamentare e fu rifiutato dalle federazioni: inutilizzato, fu abbandonato a se stesso.
L’esproprio, come spesso accadeva allora, vide l’occupazione d’urgenza ma non il perfezionamento: nessun pagamento, nessuna trascrizione delle aree, rimaste intestate alla cittadina. Che nel 1989 vende, per 100 milioni di lire dell’epoca, a una società. Che tre anni fa presenta al Tar il ricorso.
Il Tar impone al Comune: restituite le aree come erano prima, oppure pagate. Altrimenti, viene nominato un commissario ad acta e provvede a tutto lui. Si va alla transazione, votata oggi dal Consiglio: l’area su cui è stata realizzata la viabilità sarà pagata 45mila euro (più i 4.500 euro di spese e oneri), quella del campo da calcio sarà restituita. La particolarità della transazione è che la società otterrà anche la facoltà di presentare un permesso a costruire su quell’area per un capannone.
Ironia da Zelig

Non pochi sono stati i dubbi delle opposizioni, che hanno lasciato l’Aula al momento del voto: secondo Maria Grazia Ciolfi (M5S), «perché una società decide di acquistare un terreno espropriato? Perché nella transazione figura anche l’eventualità di un permesso a costruire?».
Al di là di questo, però, ormai il dato è che il Consiglio comunale di Latina si configura spesso come “quello delle sospensioni“, una volta per conferenze dei capigruppo, una volta per criticità politiche, una volta per impegni istituzionali, una volta per esame dei documenti. Tanto che i cronisti politici ormai ci scherzano su: «C’è un po’ di Consiglio, in questa sospensione?», o «Oggi abbiamo seguito la sospensione, con un po’ di Consiglio intorno».
Le mozioni orfane e la protesta del Pd

La seduta si è aperta poco dopo le 10; poco prima delle 11, è stata sospesa; è ripresa alle 13.10; alle 15 è stata sospesa; alle 16 è ripresa, ma mancava il numero legale, quando c’erano 15 mozioni da esaminare. Che, ancora una volta, sono rimaste orfane.
Tra queste, la seconda all’ordine del giorno sarebbe stata quella del Pd sulla sicurezza in città, tornata d’attualità dopo l’omicidio di 48 ore fa in viale XXIV Maggio, in pieno centro cittadino. Rinviata, come le altre, a data da destinarsi.
E i Dem protestano: in una nota, Valeria Campagna e Leonardo Majocchi ricordano come «abbiamo presentato questa mozione quasi un anno fa e già la lunga attesa per discuterla dice molto. Lo abbiamo fatto perché allora, come oggi, avvertivamo in città un clima di smarrimento e di paura e ritenevamo necessario aprire una discussione seria su quali strumenti possa mettere in campo anche il Comune, accanto al lavoro delle Forze dell’Ordine e della Magistratura».

«Arrivare finalmente alla discussione — proseguono — proprio in questi giorni, dopo il grave omicidio avvenuto in città, rendeva questo confronto ancora più necessario. Non per alimentare retorica o allarmismo, ma per interrogarsi concretamente su ciò che l’amministrazione comunale può fare per il presidio del territorio, la prevenzione e la qualità della vita nei quartieri. E invece, alla ripresa dei lavori nel pomeriggio, la maggioranza non si è presentata e il numero legale è venuto meno».
C’è tempo per tutto
Per i Consiglieri Dem «si può scegliere di non condividere la nostra proposta, di modificarla o di respingerla. Quello che non è accettabile è sottrarsi alla discussione, soprattutto su un tema così delicato e in un momento come questo. Come abbiamo più volte denunciato, chi governa questa città tratta il Comune alla stregua del proprio pianerottolo di casa. Una sostanziale strafottenza nei confronti dei luoghi istituzionali e della città, tipica di chi, tristemente, crede di potersi permettere tutto».
Resta il contrasto, tutto interno alla stessa giornata: una vertenza aperta nel 1979 trova in poche ore la sua transazione, mentre una mozione sulla sicurezza, depositata quasi un anno fa e resa urgente da un omicidio di 48 ore prima, non arriva nemmeno alla discussione. Il Consiglio comunale di Latina, tra una sospensione e l’altra, sembra avere tempo per tutto. Tranne che per le cose che dovrebbe affrontare.



