Latina, il Consiglio comunale e il senso delle mozioni

In aula sono tornate d'attualità le mozioni più croce che delizia dell'Amministrazione del capoluogo pontino. Su 20 all'ordine del giorno ne sono state discusse tre. La prima sull'intitolazione del palazzo della cultura all'ex sindaco Nino Corona è stata ritirata dal Pd. Le altre due bocciate. Poi la mancanza del numero legale ha fatto calare il sipario

Andrea Apruzzese

Inter sidera versor

Mozioni orfane, ri-adottate dal Consiglio comunale di Latina. In parte. Ma qual è il senso di una mozione, inteso in senso lato? Una mozione di Consiglio comunale tende, normalmente, a impegnare sindaco e giunta a realizzare un determinato mandato dell’assise. Che è sovrana e ha potere di indirizzo (appunto) e controllo.

Così, quando uno o più consiglieri ravvisano una determinata necessità, predispongono una mozione. Che, in teoria, dovrebbe essere affrontata subito (o quantomeno in termini ragionevoli) in Consiglio comunale. Che può approvarla o respingerla. 

Le parole “subito” e “mozioni”, all’interno del Consiglio comunale di Latina, non vanno però d’accordo nella stessa frase. È il caso dell’ultima seduta, in cui c’erano, all’ordine del giorno, 20 mozioni. Si, 20, non è un errore. E alcune delle quali risalivano a molti mesi fa. La domanda sorge spontanea: erano ancora attuali? Si e no. 

La mozione ritirata

Il teatro “D’Annunzio” di Latina

È bene chiarire (subito) che di 20 mozioni ne sono state affrontate due. O, meglio, tre, ma la prima (depositata il 25 giugno…) è stata ritirata dopo una sospensione per conferenza dei capigruppo durata più di un’ora. Era quella rivolta a intitolare il Palazzo della cultura di Latina al sindaco che fortemente lo volle e ne avviò la realizzazione, negli anni ’80: Nino Corona.

Di fatto, è stata l’ultima grande opera pubblica realizzata nel Comune di Latina. Un’opera che ha posto il capoluogo pontino alla ribalta: un teatro grande, il D’Annunzio, un teatro ridotto, il Cafaro, una sala conferenze, una pinacoteca, una sala mostre, molti uffici. Che poi sia stato chiuso per anni perché non aveva le certificazioni, è un altro discorso. Intanto, però, Corona lo ideò e realizzò.

Ma quella mozione è stata ritirata dal Pd, in quanto in conferenza dei capigruppo erano emerse delle criticità e i Dem hanno scelto di non andare allo scontro diretto, nel nome di quel sindaco. Se ne parlerà in settimana, nelle commissioni competenti. E di sicuro è un tema attuale, sebbene l’attuale amministrazione, non più di qualche mese fa, sul fronte del PalaCultura, abbia fatto affiggere la marmorea scritta “Teatro G. D’Annunzio”.

Bocciata la richiesta della minoranza

Dario Bellini

Si passa alla seconda mozione, presentata dalla minoranza il 28 luglio scorso: l’intento è quello di far interrompere qualsivoglia rapporto del Comune di Latina con Israele. Questo perché, secondo i proponenti, il Governo di Tel Aviv avrebbe leso i diritti umani a Gaza.

I consiglieri di opposizione, presentandola, hanno snocciolato i numeri: 71 mila morti accertati a Gaza,“non sono numeri ma vite spezzate”, come ha notato Nazareno Ranaldi (Per Latina 2032), 18.500 bambini uccisi, “è stata sterminata un’intera generazione”, 171mila feriti “alcuni dei quali mutilati permanentemente”;e, secondo Dario Bellini (Lbc) “oltre l’80% delle abitazioni è distrutto o reso inabitabile”.

Un tema su cui Cesare Bruni (FdI) ha prima domandato “se ci siano rapporti tra il Comune e Israele” (domanda alla quale è stato predisposto un emendamento per far sì che non ve ne siano neanche in futuro), e poi ha precisato come “aleggia un’aura di strumentalizzazione nella mozione”; anche per Maurizio Galardo (Noi moderati), “questo non mi sembra un tema di Consiglio comunale, ci sono i Governi, per i rapporti istituzionali”.

Cesare Bruni

La mozione è stata quindi bocciata dalla maggioranza (13 contrari e 7 a favore). I consiglieri avevano anche trovato, sui propri scranni, un volantino dell’associazione “La scelta per Davide. Latina amica di Israele”, che elenca i “brevetti medici prodotti da società israeliane, che spaziano da farmaci “Blockbuster” a dispositivi chirurgici rivoluzionari”, con un elenco degli stessi.

No anche alla mozione su Acqualatina

Si passa alla terza mozione: è quella, risalente al 15 settembre, presentata dalla capogruppo del M5S, Maria Grazia Ciolfi intitolata “Proposta di aumento gratuito del capitale sociale della Società partecipata Acqualatina S.p.A. mediante utilizzo delle riserve di utili disponibili nel patrimonio netto”.

Maria Grazia Ciolfi

Il tema è quello dell’aumento di capitale da 30 milioni di euro che il Cda del gestore del servizio idrico nell’Ato4 ha richiesto ai Comuni soci, e sul quale il Consiglio si espresse negativamente, dando mandato alla sindaca di negare l’autorizzazione in assemblea dei soci.

La minoranza ha criticato il fatto che questo mandato non sarebbe stato applicato nelle assemblee da parte del rappresentante della prima cittadina. Un tema spinoso (tutti i consigli comunali dell’Ato hanno detto “no”), e una mozione bocciata (11 contrari e 6 a favore).

Sono ormai le 17, quando si stanno per affrontare le mozioni successive, ma in aula ci sono si e no 15 consiglieri alla chiama: sotto il numero legale. Alla successiva chiama sono 10. Consiglio chiuso, e rimanenti 17 mozioni rinviate.