Nel capoluogo pontino polemiche a non finire per un progetto di realizzazione di una ringhiera e cancellata presso lo storico "Palazzo delle Poste". L'intervento dell'assessora Annalisa Muzio ha chiarito la situazione: l'intervento riguarda la chiusura di una rampa che porta verso il piano interrato e tra l'altro il Comune non ha ancora autorizzato i lavori. Tuttavia è mancata la comunicazione: bastava pubblicare insieme alla determina il piano nei dettagli
“Se li pubblicaste, progetti e relazioni progettuali, tutto questo caos mediatico non ci sarebbe stato”. È un dialogo tra un cronista e un assessore, la sera di domenica. Il tema è quello della trasparenza dell’azione amministrativa, trasposto su una vicenda che ha tenuto banco per 48 ore a Latina.
Il venerdì appare sull’albo pretorio del Comune una determina: è l’autorizzazione paesaggistica per un progetto – richiesto dalle Poste italiane – di cancellata al Palazzo delle Poste.
Un palazzo storico

Non è un edificio qualunque: è di fondazione, tutelato e vincolato, realizzato nel 1934 da uno dei massimi architetti italiani del tempo, Angiolo Mazzoni, autore di molti palazzi delle poste in Italia negli anni Trenta.
È un nervo scoperto per due motivi. Il primo è che il Palazzo in oggetto, al pari di altri in città, già subì in passato la damnatio memoriae del dopoguerra: mentre veniva demolita la pregevole Casa del contadino per far posto a un grattacielo (la galleria Pennacchi), mentre veniva demolito il cinema “Dell’Aquila” per far posto al palazzo della Standa, il Palazzo delle poste veniva orribilmente mutilato: via la scala rampante, appare un ampliamento, un cubo di cemento armato.
Quelle cancellate che dividono in tutti i sensi
Il secondo motivo del nervo scoperto è che le cancellate dividono (non solo a Latina, non solo in senso metaforico). Nascono per i motivi di decoro, sicurezza, tutela degli spazi. Ma in realtà tendono a chiudere spazi che Oriolo Frezzotti, autore dell’urbanistica della città nuova, ha immaginato aperti e inclusivi.

Un anno fa, ci fu la polemica della recinzione del Parco Falcone e Borsellino: alta, molto più alta di quella precedente, e dotata di punte in alto. Ora il Parco, riaperto a fine luglio dopo 900 giorni di lavori Pnrr di riqualificazione da 6 milioni di euro, è certo più sicuro (nottetempo non ci si può entrare) ma non è più l’area verde aperta (un tempo la si attraversava addirittura in auto) immaginata come “bosco urbano”.
Sei mesi fa, poi, l’alzata di scudi contro l’ipotesi di cancellata per chiudere nottetempo il piazzale Araldo di Crollalanza, ovvero la corte di Palazzo M, intervento a tutela anche della presenza degli uffici della Questura inerenti passaporti, armi, permessi di soggiorno e soprattuttoil Comando provinciale della Guardia di Finanza che lì hanno sede. L’alzata di scudi fu tale che il progetto venne prontamente accantonato.
Frezzotti aveva immaginato in maniera ben diversa quello spazio: la corte di Palazzo M si sarebbe dovuta aprire verso un foro (il Foro Littorio), un ampio piazzale porticato (mai realizzato. Al suo posto c’è un palazzone e chiuso poi, in fondo dalla Caserma della Gil (Gioventù italiana del Littorio) che, trasformato e ristrutturato, è oggi il Palazzo della Cultura.
Una determina… esplosiva

Spazi aperti, dunque. Edifici bassi, strade ampie e alberate. In una parola, prospettive, in cui la luce del sole avrebbe illuminato le giornate della città nuova. Ecco perché, alla luce di tutto questo, quando è apparsa la determina, tutti ci si sono buttati addosso.
Anche perché diceva e non diceva: parlava di un’istanza presentata dall’amministratore delegato di Europa Gestioni Immobiliari S.p.A. – Gruppo Poste Italiane per un progetto di “Realizzazione cancellata e ringhiera presso l’immobile denominato “Palazzo delle Poste”, sito in Piazzale dei Bonificatori”, già oggetto di parere positivo della Soprintendenza dell’ottobre 2025 (parere con diverse prescrizioni). Si cerca il progetto, ma è sabato, le fonti o non rispondono oppure rimandano a lunedì, quando gli uffici riapriranno.
Intanto però la polemica divampa. Una cancellata? Intorno al Palazzo delle Poste? Ma siamo matti? Associazioni, architetti, ingegneri, politici, cittadini, riempiono le pagine dei social indignati.
L’assessora Muzio: tempesta in un bicchiere d’acqua
È a quel punto che decide di intervenire l’assessore all’Urbanistica, Annalisa Muzio per un chiarimento: la cancellata è relativa solo alla chiusura di una rampa che porta verso il piano interrato, nella parte posteriore del palazzo. Area che “è stata oggetto, nel tempo, di numerosi interventi di pulizia e ripristino del decoro, resisi necessari anche a causa dell’abbandono di lattine e altri rifiuti, soprattutto nelle ore serali, nonché dell’utilizzo degli spazi come luogo di riparo notturno”.

Non solo: “La proposta progettuale non è ancora stata autorizzata dal Comune di Latinae deve essere sottoposta al vaglio dei settori Edilizia e Urbanistica, ai quali spettano tutte le verifiche previste dalla normativa”. Infatti si stanno ancora valutando anche opzioni alternative,“moderne e tecnologiche”.
Dunque, “Molto rumore per nulla”, riprendendo il titolo di una tragicommedia di William Shakespeare, massimo esponente della letteratura d’Oltremanica (L’”Ode a Silvia” del drammaturgo inglese resta uno tra i più dolci poemi descrittivi di un amor terreno, quasi un contraltare – secoli dopo – dell’amor spirituale e divino dell sonetto “Tanto gentile e tanto onesta pare” che Dante dedicò a Beatrice).
Tutto questo rumore, dunque, si sarebbe potuto evitare con una minima accortezza: allegare alla determina una relazione, uno schema progettuale, dato che gli atti di una pubblica amministrazione sono pubblici. Si potrebbe obiettare che Europa gestioni immobiliari è una società e che i progetti possono restare tutelati fino alla loro definitiva approvazione. Ma esistono motivi di opportunità di trasparenza, su un edificio tutelato, e dopo quanto avvenuto in passato.



