L’Aula vuota e la politica che si parla addosso

Dodici consiglieri su trentatré al Question Time di Frosinone, polemiche interne alla Lega e tensioni in aula. Tra assenze pesanti e schermaglie regolamentari, il vero protagonista è il vuoto politico che indebolisce il confronto.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

L’aula vuota e l’immagine della città

Un’Aula consiliare quasi deserta, una specie di Deserto dei Tartari e le solite polemiche politiche tra i soliti noti. È questo il quadro del Consiglio comunale dell’altra sera a Frosinone, convocato per il Question Time, lo spazio dedicato alle interrogazioni dei Consiglieri rivolte al sindaco e alla Giunta.

Al momento dell’appello del Segretario comunale Mauro Andreone, i presenti, tra maggioranza e opposizione, erano appena dodici. Su trentatré. Una circostanza che non è sfuggita al Consigliere Anselmo Pizzutelli: ha stigmatizzato la situazione con parole nette: «Un’aula consiliare così vuota non offre una bella immagine alla città».

Assente anche il sindaco Riccardo Mastrangeli, impegnato alla cerimonia per i cento anni dell’ACI: a rappresentare l’amministrazione è stato il vicesindaco Antonio Scaccia.

Le Questions

Vincenzo Iacovissi (Foto © Massimo Scaccia)

Nel corso delle oltre due ore di seduta, diversi i temi sollevati dai Consiglieri presenti. Vincenzo Iacovissi (Psi) ha richiamato l’attenzione sulle telecamere del centro storico e sulla gestione dei sensi unici a Selva Piana. Marco Ferrara (Identità Frusinate) e Anselmo Pizzutelli (Lista Mastrangeli) hanno invece chiesto aggiornamenti sullo stato dei lavori del parcheggio multipiano di viale Mazzini, ottenendo risposte tecniche dalla struttura comunale.

Al di là delle singole questioni però, resta l’immagine plastica di un’Aula svuotata. Dodici presenti su trentatré non sono soltanto un dato numerico: sono un segnale politico. Un messaggio, involontario ma evidente, che racconta una distanza crescente tra l’istituzione e la sua funzione di luogo centrale del confronto democratico.

Il caso Lega e il “Notaio dell’aula”

I banchi della maggioranza durante il Question Time

Il momento per certi versi clamoroso, quasi teatrale, si è consumato attorno alla rappresentanza in Aula del Gruppo consiliare della Lega. Di chi ne abbia la titolarità.

Dopo settimane di ambiguità e il surreale episodio dell’ultima seduta di Bilancio, quando i consiglieri Giovanni Bortone e Dino Iannarilli avevano votato sistematicamente l’uno l’opposto dell’altro, il casus belli è stato finalmente chiarito. (Leggi qui: Sei ore di Bilancio, una maggioranza per paura).

Giovanni Bortone, che nella scorsa seduta si era presentato con un cartello al collo in stile “radicale”, che avrebbe reso felice Marco Pannella, per invocare il rispetto del regolamento, ha sollecitato un chiarimento definitivo da parte del presidente del Consiglio comunale. La risposta di Max Tagliaferri non si è fatta attendere e non ha lasciato spazio a interpretazioni. Il “Notaio dell’aula” ha sentenziato: «Il gruppo della Lega è composto da Dino Iannarilli e Giovanni Bortone. Il consigliere Bortone è il capogruppo. Sono stato chiaro?».

Una formula asciutta, quasi notarile. Bortone 1, Lega 0. Palla al centro e al prossimo match. Inevitabile.

Marco Ferrara

Da registrare anche un momento di tensione tra il Consigliere Marco Ferrara e l’assessore alla Cultura Simona Geralico, con al centro le condizioni della Villa Comunale, tra porte e bagni pubblici. Lo scambio è stato vivace, con battute pungenti e chiarimenti reciproci.

Ma, oltre gli episodi, resta una sensazione più ampia. L’istituto del Question Time sembra aver smarrito la propria centralità. Da momento di alto confronto democratico, la seduta si è trasformata in uno “sfogatoio” per i critici più accesi della giunta Mastrangeli, pronti a contestare ogni respiro dell’amministrazione.

Tra questi, il profilo più agguerrito è indubbiamente quello del consigliere Anselmo Pizzutelli. Pur in netta contrapposizione alla maggioranza, esercita il ruolo dell’opposizione con preparazione puntuale e precisione chirurgica sui dossier. E, soprattutto, con quella tigna tipicamente ciociara che, quando c’è, fa sempre la sua figura.