Lazio, i conti tornano positivi: ora pesa la qualità delle scelte

l rendiconto 2025 della Regione Lazio chiude con un avanzo di 321,8 milioni. Un risultato costruito tra rigore gestionale e interventi statali sul debito, dopo oltre un decennio segnato dal commissariamento della sanità. Ora la sfida si sposta sull’uso delle risorse: investimenti, sanità e sviluppo dei territori.

Via i numeri scritti in rosso, torna la stagione delle cifre tracciate in nero. I conti della Regione Lazio tornano positivi per la prima volta dopo anni: il rendiconto 2025 chiude con un risultato di amministrazione di +321,8 milioni di euro. È un dato oggettivo, certificato dai numeri. Come ci si è arrivati — e soprattutto cosa succederà adesso — è una storia più complicata.

I numeri sono reali. Le domande anche

Per capire il peso di questo risultato bisogna ricordare da dove si partiva. Il Lazio aveva accumulato negli anni uno dei disavanzi strutturali più pesanti tra le regioni italiane: un cratere profondo oltre 10 miliardi di euro, alimentato ogni giorno da una spesa sanitaria fuori controllo, da anticipazioni di liquidità trasformate in debito permanente, da piani di rientro che sembravano non finire mai. Era una situazione che si autoalimentava: il debito generava interessi, gli interessi riducevano le risorse disponibili, la mancanza di risorse impossibile investire.

Domenico Marzi con Francesco Storace e Francesco Scalia. A sinistra il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi

Quel cratere non lo ha scavato nessuna amministrazione regionale, nessun consigliere che si sia inguattato i soldi, nessun assessore scialone, nessun presidente incapace di governare la bussola. La realtà è molto più complessa. Perché il Lazio è una Regione unica in Italia: ha eccellenze e poli di riferimento sanitari di portata nazionale sui quali arrivano pazienti da ogni latitudine. Oggi ogni paziente è un codice ed ogni visita o ogni analisi viene tracciata ed alla Regione di provenienza viene inviato il conto: trent’anni fa non era così. Il Lazio curava tutti ed i conti della Sanità erano una voce a parte, fuori dal Bilancio regionale: le Asl non avevano bilanci trasparenti e meno ancora consolidati. Poi la legge è cambiata: quei conti non li ha più regolati lo Stato e sono finiti sulle spalle della Regione. Accadde a cavallo delle amministrazioni Storace – Marrazzo.

La conseguenza è stato un commissariamento durato circa 12 anni (2008–2020). Il che ha significato: blocco del turn over del personale sanitario; chiusura o riconversione di ospedali (in provincia di Frosinone hanno chiuso gli ospedali di Pontecorvo, Atina, Arpino, Ferentino, Veroli; ridotto a meno dell’essenziale Anagni, accorpato quello di Alatri). Inoltre: riduzione dei posti letto; aumento di ticket e fiscalità regionale; controllo stringente della spesa.

Il cambio di rotta

Giancarlo Righini

Il cambio di rotta ha richiesto tre ingredienti che raramente si trovano insieme nella pubblica amministrazione italiana: rigore nella gestionevisione strategica e tempo. Li ha pretesi dalle gestioni di Piero Marrazzo, Renata Polverini, Nicola Zingaretti ed ora anche da Francesco Rocca.

Il rendiconto 2025, approvato dalla Giunta Rocca su proposta dell’assessore al Bilancio Giancarlo Righini, certifica che in questi anni l’impegno c’è stato.

Ma va detto con altrettanta onestà che una parte rilevante del risultato positivo non è figlia della sola gestione regionale: la cancellazione statale dell’obbligo di restituzione delle anticipazioni di liquidità ha prodotto una riduzione del debito di circa 13 miliardi di euro. Una norma attesa da anni, che ha corretto distorsioni strutturali della finanza pubblica. Il merito della gestione e il beneficio della norma statale sono entrambi reali — e vale la pena tenerli distinti, senza confonderli.

I numeri che contano

(Foto © IchnusaPapers)

Il risultato positivo di 321,8 milioni di euro è il dato più visibile della cura da cavallo imposta dall’assessore regionale Giancarlo Righini. Ma ci sono altri numeri che raccontano la storia con maggiore profondità.

L’estinzione anticipata dei piani di rientro dal disavanzo, già avviata nel 2024, è il segnale più concreto di un cambio di passo nella gestione: pagare prima del previsto significa risparmiare interessi, liberare risorse, uscire dalla logica dell’emergenza. Che costringe a ragionare settimana per settimana invece che su orizzonti di più anni.

Il Programma straordinario per la coesione regionale 2026-2030 — 475 milioni di euro di investimenti, una prima quota attivabile già dal 2026 — è la conseguenza più tangibile del risanamento. Senza conti in ordine, quei fondi non sarebbero stati attivabili. Il risanamento, in altre parole, non è fine a se stesso: è la condizione che permette di investire senza ricorrere a nuovo indebitamento.

Il rendiconto approvato entro i termini del 30 aprile — rispetto istituzionale che in passato non era affatto scontato — è anche un segnale di efficienza amministrativa ritrovata. Le scadenze rispettate non sono burocrazia: sono il segnale che una macchina pubblica funziona.

Cosa cambia per il territorio

Per le province come Frosinone e Latina — che stanno attraversando una fase di trasformazione economica, con la crisi di Cassino Plant sullo sfondo — avere una Regione finanziariamente solida significa avere un interlocutore capace di individuare progetti, accedere ai fondi europei senza le riserve che i conti in rosso impongono, rispettare i tempi di pagamento verso fornitori e Comuni. Sono cose concrete, non astratte. L’esempio pratico: il sistema di ammortizzatori con i quali sopravviere all’esclusione dalle Zone ad Economia Semplificata.

Righini ha voluto ringraziare esplicitamente la Direzione della Ragioneria Generale per «il contributo determinante e la professionalità dimostrata». È l’ammissione che il risanamento non si fa con i Superman armati di calcolatrice, non si fa per decreto, si fa con il lavoro quotidiano di chi gestisce i conti voce per voce, mese per mese.

La domanda che resta

Il risanamento è il punto di partenza, non il punto di arrivo. Una Regione con 321,8 milioni di euro di risultato positivo e 475 milioni di programma di investimenti ha gli strumenti per fare la differenza. La questione è dove li mette.

La crisi di Cassino Plant, il sistema sanitario che fatica a reggere la domanda, le infrastrutture ancora inadeguate, la transizione energetica che richiede investimenti strutturali: sono tutte priorità reali che competono per le stesse risorse. Il rendiconto 2025 dà al Lazio la possibilità di scegliere.

La qualità di quelle scelte si misurerà nei prossimi anni. Per ora, il dato è uno solo: dopo una lunga stagione di emergenza, i conti tornano positivi. È un punto di partenza. Non è un punto di arrivo.