Lazio, la Legge che prova a sanare lo sfregio a Ciacciarelli

La proposta Cartaginese interviene sulla legge elettorale regionale per correggere le distorsioni del 2017. Obiettivo: garantire rappresentanza a tutte le province e riequilibrare il sistema dopo casi come quello di Ciacciarelli.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Quattordicimila voti. Quattordicimila preferenze reali, raccolte una per una in Ciociaria. E nessun seggio. Perché a decidere non è stato il consenso dei cittadini, ma uno scarto dello 0,4% nella percentuale di lista tra Frosinone e Latina. Pasquale Ciacciarelli alle Regionali del 2023 ha vissuto sulla propria pelle l’assurdità di un sistema elettorale che premia chi vince altrove e punisce chi porta voti a casa. Adesso, dalla stessa Aula della Pisana che lo aveva tenuto fuori, arriva una proposta di legge che prova a correggere quella stortura. La firma è della consigliera della Lega Laura Cartaginese. E la posta in gioco non è solo tecnica: è politica, territoriale, identitaria.

Lo fa con la proposta di legge n. 268 del 15 aprile 2026, firmata dalla consigliera regionale della Lega Laura Cartaginese. Sul piano tecnico, interviene sulla Legge Regionale n. 2 del 2005: la norma che disciplina l’elezione del presidente della Regione Lazio e del Consiglio regionale. (Leggi qui: Il Consiglio di Stato ribadisce: i voti per Ciacciarelli vanno contati tutti. E qui: I numeri non ci sono: il seggio rimane a Tripodi).

Tre articoli per cambiare tutto o quasi

Laura Cartaginese

In estrema sintesi, la legge di appena tre articoli è un intervento chirurgico sul cuore del sistema elettorale del Lazio. Punta a correggere due nodi che, specie alle ultime elezioni Regionali, hanno fatto discutere anche a Frosinone: la distribuzione dei seggi tra le circoscrizioni provinciali e il rapporto tra il ruolo di assessore e quello di consigliere regionale.

Nella relazione introduttiva si legge che l’obiettivo è «introdurre correttivi puntuali al sistema elettorale e alla disciplina dello status degli eletti», con particolare attenzione a «garantire una più equilibrata rappresentanza territoriale nelle circoscrizioni». Tradotto dal burocratese: evitare che province come Frosinone restino penalizzate da un meccanismo di riparto che sposta i seggi come una pallina da flipper.

Il caso Ciacciarelli: 14.000 voti e nessun seggio

Angelo Tripodi (Foto: Livio Anticoli © Imagoeconomica)

Il simbolo di questa stortura normativa è ormai scolpito nella cronaca politica laziale. Alle Regionali del febbraio 2023 Pasquale Ciacciarelli ha ottenuto 14.030 preferenze nella circoscrizione di Frosinone, senza però risultare eletto. Nello stesso Partito — la Lega — il collega Angelo Tripodi ha conquistato il seggio in Consiglio regionale con 8.119 voti in provincia di Latina.

La chiave non sta nelle preferenze personali ma nella percentuale di lista: in Ciociaria la Lega si è fermata al 12,31%, a Latina è salita al 12,71%. Uno scarto di appena 0,4 punti percentuali che, combinato con il meccanismo di riparto, ha spostato il seggio da Frosinone a Latina.

È l’effetto paradossale della legge regionale n. 10 del 3 novembre 2017 che ha riscritto la disciplina elettorale del Lazio: abolito il listino bloccato del presidente cioè quella lista con 10 nomi che venivano eletti automaticamente insieme al presidente, senza dover prendere alcun voto di preferenza personale. Aveva il merito di garantire un Consigliere per provincia.

Regione Lazio, l’Aula Consiliare. (Foto: Carlo Carino / Imagoeconomica)

Quei dieci seggi sono stati spalmati come premio di maggioranza sulle liste della coalizione vincente. Una soluzione rivelatasi assolutamente romanocentrica: i seggi vanno quasi tutti alla Capitale.

Per Frosinone il conto è stato salato: un candidato con oltre 14.000 voti è rimasto fuori dal Consiglio regionale, mentre un collega con poco più della metà delle preferenze è entrato in Aula da un’altra provincia. Il messaggio passato in Ciociaria è stato piuttosto semplice: si possono prendere migliaia di voti e non avere comunque un rappresentante diretto in Regione. Per dare il giusto riconoscimento a quelle 14.000 preferenze, Ciacciarelli fu poi nominato assessore alle Politiche abitative, Case popolari, Politiche del Mare e Protezione Civile.

La proposta Cartaginese

Laura Cartaginese con Mario Abbruzzese e Pasquale Ciacciarelli

L’articolo 1 modifica la legge regionale 2/2005 introducendo una regola semplice: se, dopo la normale assegnazione dei seggi, una circoscrizione non ha nemmeno un consigliere eletto, si interviene per garantirgliene almeno uno. In concreto, l’Ufficio Centrale Regionale assegna un seggio alla lista della Circoscrizione (provincia) che ha ottenuto più voti tra quelle collegate al presidente eletto.

Questo seggio, però, non viene tolto a caso: viene dato alla lista che ha preso più voti tra quelle legate al presidente eletto e viene tolto a un’altra lista della stessa coalizione. In questo modo si garantisce che ogni zona abbia almeno un rappresentante, senza cambiare gli equilibri tra i Partiti.

L’articolo 2 introduce una seconda novità importante: l’incompatibilità tra la carica di assessore regionale e quella di consigliere regionale. Il testo è chiaro: «La nomina di un consigliere regionale alla carica di assessore regionale ne determina, al momento dell’accettazione della nomina, la sospensione dalle funzioni di consigliere». Scatta quindi un meccanismo di supplenza: il Consiglio, nella prima seduta utile, affida il seggio «al candidato della stessa lista che ha riportato, dopo gli eletti, il maggior numero di voti». Alla cessazione dell’incarico di assessore, il consigliere titolare rientra e la supplenza viene revocata. 

Una norma che separa funzione esecutiva e funzione legislativa, ampliando al contempo il numero dei territori che possono esprimere una voce in Consiglio.

I voti devono pesare dove vengono presi

Mario Abbruzzese

Dietro la tecnica dei commi c’è una scelta politica chiara. La proposta Cartaginese si inserisce nel dibattito aperto dalla legge elettorale del 2017, accusata di aver tradito la promessa di garantire rappresentanza a tutti i territori e di aver invece prodotto un sistema che favorisce il partito più forte della coalizione vincente, penalizzando le province. A mettere a punto le modifiche contenute nella proposta Cartaginese è stato Mario Abbruzzese: oggi è Segretario Regionale Organizzazione della Lega ma all’epoca guidava la Commissione Speciale che mise a punto la riforma elettorale. Poi il testo approdò in Aula e venne radicalmente trasformato.

Il messaggio oggi è fortissimo: basta con un Consiglio regionale troppo sbilanciato su Roma e sulle province più forti nei meccanismi di compensazione elettorale.

Per Frosinone questo significa una battaglia identitaria. La Ciociaria da anni lamenta un peso politico inferiore rispetto alla propria consistenza elettorale e amministrativa. Il caso Ciacciarelli è stato vissuto come il simbolo di questa distorsione: consenso reale sul territorio, rappresentanza istituzionale ridotta. Con questa riforma, la provincia avrebbe maggiori garanzie di vedere tradotto il voto in un seggio effettivo. 

Lo stesso discorso varrebbe per Rieti, Viterbo e per tutte le altre circoscrizioni che rischiano di essere sacrificate nelle logiche dei resti e dei riequilibri regionali. La legge Cartaginese non è soltanto una correzione tecnica: è una risposta politica a una ferita aperta nel centrodestra laziale. Ed è anche un segnale interno alla coalizione: i territori chiedono di contare di più, non solo in campagna elettorale ma anche nella distribuzione reale del potere. Per Frosinone il messaggio è chiarissimo: i voti devono pesare dove vengono presi. E questa volta la battaglia parte direttamente dall’Aula della Pisana. Anche se da una consigliera eletta a Roma.