Le dimissioni di Max Tagliaferri hanno rotto il vaso di Pandora

A Frosinone l'annuncio del presidente del Consiglio comunale ha provocato l'ennesimo scossone nella maggioranza e ha rinvigorito le opposizioni. Stefano Pizzutelli, ha lanciato una sorta di manifesto del campo largo. Anselmo Pizzutelli ha chiesto al sindaco di fare un passo indietro. Gelido Mastrangeli. Intanto salta la seduta ordinaria del Consiglio per mancanza di numero legale

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Il solo annuncio delle dimissioni del Presidente del Consiglio Comunale, Max Tagliaferri, ha avuto l’effetto di un vero e proprio macigno lanciato nel laghetto di Maniano a Frosinone, i cui schizzi d’acqua sono arrivati fino al vicino Ristorante “attera a Santone“. Un primo risultato va detto, Tagliaferri lo ha ottenuto subito: ha risvegliato il Partito Democratico dal suo proverbiale torpore stagionale.

Il segretario cittadino dem, Stefano Pizzutelli, ha improvvisamente ritrovato lo smalto dei giorni migliori. Ha parlato senza mezzi termini di “implosione della giunta Mastrangeli”, riaprendo il manuale delle criticità cittadine, che era stato lasciato a impolverarsi nel cassetto: il traffico impazzito, i cantieri infiniti del BRT, i misteri dolorosi della rotatoria di De Matthaeis. Cose note a chiunque tenti di attraversare la città nelle ore di punta, senza perdere la fede.

Lanciato il manifesto del campo largo

Subito dopo però Pizzutelli, approfittando della situazione, ha lanciato il manifesto politico per le comunali del prossimo anno: il Campo Largo.Un’alleanza da strutturare con PSI, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, il tutto irrobustito da una forte dimensione civica. Prima ancora di occupare lo spazio politico dell’opposizione, si lavora alla geometria della futura coalizione.

Stefano Pizzutelli, segretario del Pd di Frosinone

È una differenza sottile ma decisiva. Perché l’impressione è che il PD nel capoluogo oggi sia più concentrato sull’ingegneria elettorale – certamente necessaria, anzi indispensabile – che nel contestuale presidio quotidiano, che gli spetterebbe per storia e numeri, del disagio politico e sociale della città.

Come se il Partito stesse già ragionando da coalizione futura, più che da opposizione presente. E’ come imbastire un abito su misura, senza sapere chi lo dovrà indossare. Ma tant’è.

Anselmo Pizzutelli invoca le dimissioni del sindaco

Il secondo effetto delle dimissioni annunciate di Tagliaferri è stato forse ancora più incisivo. Hanno acceso ulteriormente il protagonismo politico del principale oppositore del sindaco, il capogruppo della sua lista civica Anselmo Pizzutelli. Che stavolta non si è limitato alla consueta critica puntuale e dettagliata. Ha approfittato della palla alzata sotto rete dal presidente del Consiglio, e ha schiacciato con la potenza di Paola Egonu nella finale olimpica di pallavolo.

Anselmo Pizzutelli

Pizzutelli, infatti, ha chiesto le dimissioni immediate sindaco Riccardo Mastrangeli, ammonendo che: Ogni minuto ulteriore che passa è a discapito della città”. Ma il passaggio più acuto politicamente è arrivato subito dopo, quando Pizzutelli ha chiamato direttamente in causa i consiglieri di maggioranza, che non condividono le scelte sulla mobilità: “È il momento del coraggio, della responsabilità e della chiarezza”.

Una sorta di “tana libera tutti” lanciato nell’aula consiliare. Il messaggio è stato chiarissimo: inutile lamentarsi se poi in Consiglio continuate a votare tutto quello che vi passa sotto il naso. Se non condividete più la linea del sindaco, abbiate il coraggio politico di dirlo apertamente.

La paura di andare a casa

Una provocazione perfettamente coerente con la strategia di chi sta all’opposizione, ma evidentemente destinata a non produrre alcun effetto. Perché se c’è una verità che questa consiliatura ha certificato, oltre ogni ragionevole dubbio o surreale narrazione, è che il vero collante della maggioranza – e spesso dell’intero Consiglio comunale – non è stata una visione politica comune.

Il Consiglio comunale di Frosinone

Né un progetto amministrativo condiviso. Né tantomeno una sintonia programmatica. Il collante è stato uno solo: la paura di andare a casa prima del tempo. Paura trasversale. Democraticissima. Quasi ecumenica.

E la conferma, paradossalmente, è arrivata proprio dallo stesso Tagliaferri che, con brutale sincerità ha ammesso che “l’unica priorità è difendere le poltrone”. Una frase che ha avuto il pregio rarissimo, in politica, della totale assenza di ipocrisia. Il drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, diceva: “Beato il Paese che non ha bisogno di eroi“. A Frosinone, molto più prosaicamente, basterebbero consiglieri disposti a votare secondo convinzione, anziché secondo convenienza.

La reazione gelida di Mastrangeli

E poi c’è stata la dichiarazione politicamente più importante ed impattante di tutte. Quella del sindaco Riccardo Mastrangeli. Gelido. Misurato. Distaccato. Con quel proverbiale aplomb inglese che spesso usa come arma politica più efficace di qualsiasi comunicato stampa o reel sui social: “Le dimissioni si presentano ufficialmente con una PEC. Ad oggi non risulta ancora nessuna richiesta di dimissioni”. Più che una risposta, una lastra di ghiaccio.

Riccardo Mastrangeli, sindaco di Frosinone

Traduzione politica: prima vediamo se queste dimissioni arrivano veramente, poi eventualmente ne discutiamo. Ed è forse questa frase – molto più delle polemiche, delle accuse e delle interviste a mezzo stampa – a fotografare realmente il clima che si respira dentro la maggioranza del capoluogo. Meglio di qualsiasi saggio di sociologia politica.

C’è un clima di diffidenza, di sospetto reciproco, di sfiducia, di rapporti (forse anche personali) totalmente da ricostruire. In sintesi: di equilibrio precario. A ben riflettere, il punto vero non è nemmeno se Tagliaferri a giugno, dopo l’approvazione del  rendiconto, si dimetterà veramente oppure no.

Il punto è che il solo annuncio, ha scoperchiato tutto ciò che già esisteva sotto la superficie: una maggioranza politicamente sfilacciata da anni, rapporti personali logorati e soprattutto la sensazione crescente che, anche il tempo amministrativo di questa consiliatura, stia lentamente esaurendosi.

Salta il consiglio comunale

Intanto la seduta ordinaria del Consiglio comunale in prima convocazione non si è svolto per mancanza del numero legale. Servivano almeno 17 presenti su 33. All’appello hanno risposto in 11. Tre di maggioranza: Marco Ferrara che ha presieduto la seduta in qualità di vice presidente, Sergio Crescenzi (Identità Frusinate) e Paolo Fanelli (Fratelli d’Italia).

Marco Ferrara

Otto i consiglieri d’opposizione: i dissidenti Anselmo Pizzutelli, Maria Antonietta Mirabella (Lista Mastrangeli), Teresa Petricca (Futura), Pasquale Cirillo, Maurizio Scaccia (Forza Italia). Presenti poi Angelo Pizzutelli, Norberto Venturi (Pd), Vincenzo Iacovissi (Partito Socialista).

Tutti gli altri assenti compreso il sindaco Riccardo Mastrangeli e lo stesso presidente dell’aula Massimiliano Tagliaferri. La seduta si terrà mercoledì, in seconda convocazione, quando basteranno 12 presenti.

La presenza di Ferrara, Crescenzi e Fanelli rappresenta un segnale politico nei confronti della maggioranza. Il consigliere comunale Paolo Fanelli, dopo aver partecipato alla manifestazione sul BRT, ha preso ancora una volta le distanze dalla maggioranza: Per una questione di rispetto potevano anche dirci che che la seduta si sarebbe svolta in seconda convocazione”, ha detto a Ciociaria Oggi.