Le dimissioni di Tagliaferri non aprono la crisi: la fotografano e la cristallizzano

Le dimissioni annunciate dal presidente del Consiglio comunale di Frosinone, Massimiliano Tagliaferri, vanno ben oltre una scelta personale. Sono il segnale di una frattura profonda nella maggioranza di Riccardo Mastrangeli e la fotografia di un disagio politico che da tempo attraversa il centrodestra cittadino.

Roberta Di Domenico

Spifferi frusinati

Le dimissioni annunciate a mezzo stampa dal presidente del Consiglio Comunale di Frosinone Massimiliano Tagliaferri rischiano di avere un impatto devastante sugli equilibri dell’amministrazione guidata da Riccardo Mastrangeli. Ha spiegato che formalizzerà l’addio a giugno, dopo la seduta sul rendiconto: una scelta che, al netto delle motivazioni apre una riflessione politica enorme. Premesso, come disse a marzo 2018 il capogruppo del Partito Democratico al Senato Luigi Zanda rivolgendosi a Matteo Renzi accusato di aver annunciato le proprie dimissioni da segretario del PD rinviandole alla formazione del nuovo esecutivo: «Le dimissioni si danno, non si annunciano». (Leggi qui: Tagliaferri si dimette da tutto: per Mastrangeli è il punto di non ritorno).

Qui non si parla di un quisque de populo: si tratta del presidente del Consiglio Comunale di un Comune capoluogo, di un amministratore esperto, più volte assessore, con un vissuto politico di assoluto rilievo, un uomo che ha attraversato più stagioni politiche del centrodestra cittadino. Quando uno come Tagliaferri parla, difficilmente lo fa «tanto per dire».

«L’unica priorità è difendere le poltrone»

Massimiliano Tagliaferri (Foto © Massimo Scaccia)

Pur motivando la sua decisione come una scelta di vita, le parole di Tagliaferri sono state di una durezza senza precedenti: «L’unica priorità è difendere le poltrone. Basta». E ancora: «Il Comune sembra l’Isola dei Famosi. Si cerca solo la visibilità come se si stesse recitando in un reality. Non c’è nulla di amministrativo e operativo»Frasi che pesano perché arrivano dall’interno, dal cuore della maggioranza.

Se Tagliaferri lascerà la presidenza e il Consiglio Comunale, compirà un gesto di rara serietà e coerenza politica. Dimostrerà di rinunciare a un ruolo importante, conquistato con i voti, senza restare aggrappato alla poltrona. Esattamente il contrario di quello che contesta all’amministrazione MastrangeliE stavolta il sindaco non potrà fare spallucce o liquidare la faccenda come un semplice incidente di percorso. Il problema è molto più grande.

II problema è chi guida o i passeggeri?

Riccardo Mastrangeli (Foto © Massimo Scaccia)

In quattro anni sono scesi dal pullman della maggioranza per salire su quello dell’opposizione i consiglieri Anselmo Pizzutelli, Maria Antonietta Mirabella, Giovanni Bortone, Pasquale Cirillo, Maurizio Scaccia, Teresa Petricca e Giovambattista Martino. Più Francesco Pallone e Cristian Alviani, poi rientrati in maggioranza. E con Sergio Crescenzi e Paolo Fanelli tentati dal scendere alla prossima fermata. Questo dimostra che il problema non sono i passeggeri, ma chi guida il mezzo — oppure la direzione intrapresa.

La verità è che la consiliatura Mastrangeli non ha mai aperto una vera discussione politica interna, trincerandosi dietro il «sono andati via loro, non li ho cacciati io». Come i clienti di un bar. Ma il Consiglio Comunale non è una mescita di bevande, gli amministratori non sono semplici avventori e le delibere non sono degli spritz. Tutto è stato sacrificato sull’altare del «programma amministrativo», trasformato in un testo di dignità costituzionale: intoccabile e immodificabile. Ma la politica non funziona così. Un programma è una traccia, una linea da seguire, non un testo sacro. Una maggioranza politica vive di confronto, mediazione, correzioni di rotta, ascolto. Invece ogni richiesta di approfondimento politico è stata spesso percepita come un fastidio — o peggio, come un problema da neutralizzare.

È significativo che Tagliaferri abbia collegato la sua scelta anche alla mancanza di risposte ricevute su dossier amministrativi considerati sensibili. Un passaggio tutt’altro che marginale: lascia intendere che è preferibile il like alla narrazione veicolata tramite reel sui social piuttosto che dare riscontri tangibili a chi rappresenta l’intero Consiglio Comunale.

Tagliaferri libero, Mastrangeli a rischio

C’è poi un elemento che pesa enormemente: le elezioni comunali del prossimo anno. Tagliaferri blinda la sua dignità istituzionale approvando il rendiconto (atto dovuto di responsabilità verso la città e il ruolo) ma si lascia le mani completamente libere in vista del voto del 2027. Un dettaglio che il sindaco non può permettersi di sottovalutare.

Nel 2022 Mastrangeli, al primo turno, ha ottenuto 11.856 voti, pari al 49,26%: un risultato costruito evidentemente anche grazie ai consiglieri che oggi, uno dopo l’altro, hanno lasciato la coalizione o ne contestano apertamente la gestione. Tradotto: anche in assenza, al momento, di competitor interni che pescano nello stesso bacino elettorale, tra dodici mesi la conferma non sarà una passeggiata. 

Il rischio concreto è che nel corso della consiliatura sia stato disperso un patrimonio enorme di consenso politico e amministrativo — e che una fetta significativa di quel consenso vada a rafforzare il nemico. Un danno doppio.

Per questo la decisione di Tagliaferri non rappresenta soltanto un atto amministrativo: è un gesto politico preciso, che segna una presa di distanza enorme, una rottura non tanto con le persone, quanto con un metodo gestionale. Tagliaferri, con la sua uscita, non apre una crisi: la fotografa. E la cristallizza.