Le due diocesi ciociare verso la fusione. Marcianò prepara il terreno, Roma ha già deciso

La strada è tracciata: sotto la guida dell’arcivescovo Santo Marcianò le diocesi di Diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e Diocesi di Anagni-Alatri si preparano alla fusione definitiva. Le nuove nomine segnano un passaggio chiave: non solo riorganizzazione interna, ma costruzione concreta di una futura diocesi unitaria, tra storia, identità territoriale e visione ecclesiale.

C’è una frase, pronunciata dall’arcivescovo Santo Marcianò a margine di un atto apparentemente amministrativo — la nomina di nuovi Vicari Generali e Vicari Foranei — che vale più di qualsiasi comunicato ufficiale: «preparare i cuori e le strutture in vista della futura unione delle due Diocesi». Non un’ipotesi. Non un auspicio. Una direzione già tracciata, verso cui la Chiesa si sta muovendo con la pazienza millenaria che le è propria.

Le diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e di Anagni-Alatri — già unite in persona episcopi, cioè dallo stesso vescovo — sono destinate a fondersi in un’unica realtà ecclesiale. La nomina di don Angelo Conti come Vicario Generale per Frosinone-Veroli-Ferentino e di don Roberto Martufi per Anagni-Alatri non è un semplice avvicendamento di personale. È la costruzione dell’architettura che precede l’unificazione: due figure chiamate a operare «in costante e profonda comunione, fungendo da ponte e segno visibile di unità», nelle parole dello stesso Marcianò.

Una storia che viene da lontano

Papa Paolo VI

Per capire cosa sta accadendo occorre risalire al pontificato di Paolo VI e alla stagione di razionalizzazione territoriale della Chiesa cattolica che il pontefice bresciano avviò con determinazione negli anni Sessanta e Settanta. Il Concilio Vaticano II aveva aperto la strada a una revisione profonda dell’organizzazione ecclesiastica, e Paolo VI la percorse con coerenza. Il principio era semplice quanto rivoluzionario nella sua applicazione pratica — la moltiplicazione delle diocesi, sedimentatasi nei secoli in modo spesso casuale e storicamente condizionato, non rispondeva più alle esigenze di una Chiesa che voleva essere presenza viva nel territorio e non museo di antiche giurisdizioni.

In Italia, il fenomeno era particolarmente accentuato. Diocesi minuscole, talvolta con pochi comuni e qualche migliaio di fedeli, si affiancavano a realtà ben più grandi senza una logica territoriale coerente. La Ciociaria ne era un esempio emblematico: un territorio relativamente compatto, con una storia comune e un’identità culturale condivisa, frammentato in più circoscrizioni ecclesiastiche che affondavano le radici nel Medioevo e nel periodo pontificio. FrosinoneVeroliFerentinoAnagniAlatri: città vicine, comunità intrecciate, tradizioni religiose parallele — ognuna con la propria diocesi, il proprio vescovo, la propria struttura amministrativa.

Foto: Benvegnu’ Guaitoli / Imagoeconomica

Il processo di fusione avviato dalla Santa Sede in quegli anni — e proseguito nei decenni successivi — ha progressivamente ridotto questo frazionamento, unendo in persona episcopi realtà che condividevano già molto. La soluzione dell’unico vescovo per più diocesi è stato il primo passo: un modo per creare de facto una comunità ecclesiale unificata, lasciando formalmente distinte le strutture giuridiche in attesa che la maturazione del processo rendesse possibile — e opportuno — il passo definitivo.

La struttura che si prepara all’unione

Le nomine annunciate da Marcianò vanno lette esattamente in questa prospettiva. I cinque Vicari Foranei nominati per la diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino — don Mauro Colasanti per Frosinonedon Dino Mazzoli per Verolipadre Juan Manuel Ortiz Candia per Ferentinodon Shaju Thomas Chirayath per Ceccanodon Silvio Chiappini per Ceprano — e i tre nominati per Anagni-Alatri — don Gianluigi Corriere per Anagnidon Luca Fanfarillo per Alatridon Raffaele Tarice per Fiuggi — disegnano una mappa che è già, nella sostanza, la mappa di una diocesi unificata per aree territoriali omogenee.

Foto © Jacopo Romei

Le foranie — circoscrizioni intermedie tra la parrocchia e la diocesi — sono lo strumento con cui la Chiesa organizza la prossimità al territorio. Nominarle simultaneamente per entrambe le diocesi, con una logica geografica coerente, significa costruire l’ossatura amministrativa che la fusione richiederà. I Vicari Generali, chiamati a operare in comunione reciproca e «come ponte», sono il cemento che tiene insieme questa struttura mentre si consolida.

Il significato più ampio

C’è una dimensione che va oltre la pura organizzazione ecclesiastica e che merita di essere sottolineata. La fusione delle due diocesi ciociare arriva in un momento in cui il territorio sta vivendo una stagione di riflessione sulla propria identità e sulla propria coesione. L’alleanza tra AnagniAlatriFerentino e Veroli nel progetto Hernica Saxa — le città delle pietre erniche, candidate a Capitale Italiana della Cultura 2028 — è la traduzione civile dello stesso impulso che la Chiesa esprime sul piano ecclesiale: superare i campanilismi storici, riconoscere un’identità comune, costruire insieme qualcosa che nessuna delle parti potrebbe costruire da sola.

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Non è una coincidenza. È la geografia che parla: un territorio che per secoli ha vissuto come pluralità di identità separate sta scoprendo, su piani diversi e con strumenti diversi, che la sua forza sta nell’unità.

La Chiesa, con la lentezza e la profondità che le sono proprie, lo sta dicendo a modo suo. Marcianò ha scelto le parole con cura: «preparare i cuori» viene prima di «preparare le strutture». Perché le strutture si costruiscono in fretta. I cuori richiedono tempo.