La seduta del Consiglio comunale di Frosinone si trasforma in un confronto politico sul ruolo della Lega e sugli equilibri della maggioranza. Tra regolamenti, ingressi contestati e tensioni interne emerge un dato: la coalizione che sostiene Mastrangeli non è più compatta.
Il vero tema non era il regolamento
Ufficialmente la discussione era procedurale. Ufficiosamente era tutta politica. La seduta del Consiglio comunale di Frosinone tenuta ieri sera e dedicata al Question Time ha offerto uno spaccato quasi chirurgico dello stato di salute della maggioranza che sostiene il sindaco Riccardo Mastrangeli. Un quadro segnato da nervosismo, diffidenze e soprattutto da una domanda che aleggia da settimane nei corridoi del palazzo: chi rappresenta davvero la Lega dentro l’aula?
La scintilla è stata la comunicazione sull’ingresso del consigliere Marco Sordi nel gruppo del Carroccio. Una formalità solo apparente. Perché quel passaggio ha aperto un conflitto che covava da tempo: quello tra il capogruppo storico Giovanni Bortone e il fronte rappresentato da Dino Iannarilli. Che ha spinto per l’ingresso di Sordi.
Da lì il Consiglio ha cambiato registro. Non più atti amministrativi ma una discussione politica sulla legittimità delle leadership interne.
Il paradosso della Lega frusinate

Il nodo è semplice ma politicamente esplosivo. Secondo il regolamento consiliare è il capogruppo che accetta l’ingresso di un nuovo componente. E il capogruppo della Lega risulta ancora Giovanni Bortone.
Ma qui emerge il paradosso politico. Bortone da tempo non è allineato alla maggioranza e spesso interviene con posizioni che sembrano più vicine all’opposizione che alla coalizione di governo cittadina. Dall’altra parte Iannarilli rivendica la linea ufficiale del Partito e il diritto di ridisegnare il gruppo. Tradotto: la Lega a Frosinone è formalmente una ma politicamente due.
Una divisione che inevitabilmente si riflette sugli equilibri dell’aula. Perché ogni votazione diventa un piccolo test di tenuta per la maggioranza. Ma soprattutto è un ulteriore paradosso: perché la Lega è il partito che ha espresso per dieci anni il sindaco Nicola Ottaviani, nel 2022 ha indicato il suo successore e cioè l’attuale sindaco Riccardo Mastrangeli. Nel frattempo Frosinone è rappresentata in Aula a Montecitorio da Ottaviani. Quello guidato da Matteo Salvini, a Frosinone non è un simbolo politico qualsiasi.
Mastrangeli nel mezzo

In questo scontro il sindaco Riccardo Mastrangeli appare come il convitato di pietra. Il primo cittadino non è il protagonista diretto della disputa ma ne subisce gli effetti. La sua amministrazione si regge su una coalizione ampia e articolata, dove il peso della Lega resta decisivo. Se quel gruppo smette di muoversi come un blocco, l’equilibrio complessivo diventa più fragile.
La seduta di ieri ha dato proprio questa impressione: una maggioranza che formalmente esiste ma che politicamente deve continuamente ricomporsi. E quando accade questo, il Consiglio diventa inevitabilmente più nervoso.
L’opposizione osserva

A rendere più evidente la tensione è stato anche l’intervento dell’opposizione. Figure come l’ex sindaco Pd Domenico Marzi e l’ex assessore regionale socialista Alessandra Mandarelli hanno colto l’occasione per sottolineare l’ambiguità degli equilibri interni alla maggioranza. Per mesi sono stati l’ancora di salvataggio per Mastrangeli: assicurandogli il loro no a qualsiasi mozione di sfiducia che potesse determinare la caduta dell’Amministrazione,
Proprio per questo, ora, la loro critica è ancora più tagliente. L’ex assessora è stata affilata nel momento in cui ha chiesto di sapere se il vicesindaco Antonio Scaccia faccia ancora parte della Lega o non. Perché Scaccia è il luogotenente di Roberto Vannacci nel Lazio ed al nome del generale paracadutista è associato un doloroso strappo interno.

Al di là della risposta di Scaccia (ha ribadito che in Aula rappresenta la storica civica Per Frosinone, fuori dall’Aula fa politica con Vannacci): non è solo tattica. Per l’opposizione ogni frattura nel centrodestra rappresenta uno spazio politico da occupare. E la scena vista in aula offre un messaggio chiaro: il centrodestra che governa Frosinone non è più da tempo la macchina compatta che aveva vinto le elezioni nel 2022. Resta da capire se vorrà tornare ad esserlo nel 2027 oppure si assisterà alla nascita di due poli trasversali.
La vera partita: la leadership
Proprio per questo, dietro il confronto regolamentare si intravede una partita più grande: quella della leadership nel centrodestra cittadino. La Lega frusinate vive da tempo l’ombra lunga di Nicola Ottaviani, l’ex sindaco che continua a essere il punto di riferimento politico del Partito sul territorio. Ma l’assetto interno non è più così lineare.

Nuove figure cercano spazio, gli equilibri cambiano e il gruppo consiliare diventa il luogo dove queste tensioni emergono. Ecco perché la seduta di ieri non è stata una semplice giornata turbolenta. È stata la fotografia di una fase di transizione politica.
Per ora la maggioranza resta in piedi. Non ci sono numeri che facciano pensare a una crisi imminente. Ma il Consiglio di ieri ha mostrato qualcosa che in politica conta quanto i numeri: il clima. Quando una coalizione discute più di equilibri interni che di provvedimenti amministrativi significa che il baricentro si sta spostando. E quando questo accade, di solito è il preludio a una nuova fase politica.
A Frosinone quella fase sembra essere iniziata già da tempo.



