Quella su Stellantis è una vertenza nazionale ed il Pd ha messo in campo la Segretaria nazionale Schlein. L'università di Cassino è una delle principali leve per la crescita e lo sviluppo, come dimostrano le recenti mosse. Ma è sulla linea politica che il Segretario Regionale Pd Daniele Leodori l'altra sera intervenendo A Porte Aperte su Teleuniverso ha detto le cose più interessanti
Non sono parole di routine, non è una fotografia statica. È piuttosto un passaggio dentro una fase di costruzione, dove molto è ancora in movimento e poco è davvero definito. Il Partito Democratico del Lazio si trova esattamente lì: in un equilibrio instabile tra la necessità di mostrarsi unito e quella, altrettanto concreta, di tenere insieme interessi, sensibilità e territori. È quanto emerge dalla parte ‘politica’ dell’intervista fatta l’atra sera durante la trasmissione A Porte Aperte su Teleuniverso al Segretario regionale Pd Daniele Leodori.
Prova a mettere ordine il Segretario. Lo fa rivendicando uno stato di salute “molto buono” del Pd ma soprattutto indicando una direzione politica precisa: unità interna come condizione indispensabile per costruire un Campo Largo competitivo alle prossime Regionali.

Sul tavolo ci sono tutti i nodi veri: la ricandidatura senza esitazioni di Roberto Gualtieri a Roma, il rapporto con il Movimento 5 Stelle, la costruzione della coalizione, ma anche le tensioni nei territori, da Frosinone a Isola del Liri, dove le geometrie politiche sfidano spesso le linee nazionali.
Leodori rivendica l’esperienza di governo con i Cinque Stelle ai tempi di Nicola Zingaretti come modello di stabilità, contrapposto a un centrodestra che descrive diviso e inconcludente. Ma sa bene che il vero banco di prova sarà un altro: trasformare l’unità dichiarata in una proposta politica riconoscibile e credibile.
Perché, al netto delle dichiarazioni, resta una domanda di fondo: il Pd riuscirà davvero a tenere insieme tutto — identità, alleanze e territori — senza implodere? E soprattutto: dopo, in caso di vittoria, quanto a lungo riuscirebbe a mantenere l’unità? La risposta, più che nelle parole, sarà nei prossimi passaggi politici. Intanto, Leodori prova a mettere i paletti.
*
Qual è lo stato di salute del Partito Democratico nel Lazio? (Leggi qui: Pax Democratica: il patto Leodori -Mancini cambia volto al Pd del Lazio).

Molto buono: con un Partito unito. Che discute, si confronta, approfondisce i temi come fatto in questa settimana. Prova ad essere coeso, per provare ad unire a sua volta una coalizione che dovrà essere coesa e dovrà affrontare le sfide future con la massima coesione possibile.
A Roma il candidato sindaco è Roberto Gualtieri: questa volta senza se e senza ma.
Su questo non ci sono dubbi di nessun genere. Un sindaco al primo mandato si ripropone. Un sindaco che ha fatto bene al primo mandato si ripropone sicuramente. Ma davanti ad un sindaco che ha fatto benissimo come Roberto Gualtieri non è nemmeno immaginabile porre in discussione la ricandidatura.
Dal momento che Roberto Gualtieri è espressione di Rete Democratica, questo significa che alla sua componente Area Dem compete una sorta di diritto di prelazione nell’indicare il prossimo candidato presidente della Regione Lazio?
No: significa che Gualtieri sarà sicuramente il candidato sindaco di Roma. E con la sua rielezione ci aiuterà a tornare vincenti anche in Regione Lazio lei.

L’altra sera al Frentani ha riunito tutte le sensibilità del Pd: è stato l’avvio della campagna elettorale per le Regionali? (Leggi qui: Il Pd attacca, Rocca risponde (da lontano): la sfida nel Lazio è già iniziata).
Da quell’incontro inizia il percorso di unità che ci porterà alla campagna elettorale.
Cosa significa “percorso di unità”?
Significa unire una coalizione che dovrà individuare un programma condiviso e all’avanguardia. I temi sul campo saranno tanti e complicati. Chi sta governando oggi questa Regione non li sta affrontando affatto o non come dovrebbe. Dovremo farci carico di recuperare il terreno perduto e provare a rilanciare questa Regione, costruendo una coalizione ampia e allo stesso tempo unita. Due termini che non sono in contraddizione.
Lei è il sarto politico che cucì intorno a Nicola Zingaretti il primo vero Campo Largo. Dalle elezioni del bis uscì un Governatore senza una maggioranza, lei in Regione Lazio creò il primo governo in Italia tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Lei a che alleanza pensa quando dice che occorre un’alleanza forte per le prossime Regionali: chi ci vuole dentro?
Tutte le forze alternative a chi oggi governa la Regione Lazio e tutte quelle forze di opposizione che già da tre anni marciano unite. Già da tre anni stanno fronteggiando una Regione che è ferma al palo: lo dicono tutti al di là di qualche numero che ogni tanto – quando noi facciamo qualche conferenza o diamo noi a nostra volta qualche numero – loro ne danno qualcun altro: come se fossero all’opposizione loro. Ma, dò una notizia ufficiale, sono loro che governano da tre anni. Quindi dovrebbero loro darci i numeri e noi provare a commentarli: invece così non avviene mai.
Non teme di essere ricattato politicamente dalla presenza del 5 Stelle?

Assolutamente no. Perché abbiamo già governato il Lazio con i 5 Stelle e quell’esperimento di governo fu molto più coeso dell’attuale esperimento di governo di centrodestra. Noi non abbiamo mai avuto Consigli Regionali che per tre o quattro mesi non si sono potuti tenere perché tra le forze di maggioranza si litigava. Oggi, l’estate la passiamo a gustarci lo spettacolo di chi litiga e non riesce ad andare in Aula per via di quelle discussioni. Noi, cose simili non le abbiamo mai fatte: ci sono stati momenti di confronto, acceso e serrato ma non di discussione. Il nostro è stato un governo che ha provato a fare cose.
Con chi sta il sindaco di Cassino, Enzo Salera? (Leggi qui: Salera scuote il Pd: la rivolta dei territori contro il partito delle correnti).
Con il Partito Democratico.
Si ma in quale parrocchia? Lui dice di essere di Area Dem. E lei è il leader di Area Dem nel Lazio. Lei è la stessa persona che costruisce l’accordo dal quale nasce il Congresso Provinciale e poi nasce la liste per le Elezioni Provinciali. Ma Enzo Salera dice di non saperne niente e contesta quell’accordo unitario. Non vi siete telefonati? Era occupata la linea? (Leggi qui: Pd, la pace è già finita: Salera riapre la guerra interna dopo il voto provinciale).

Ci vediamo spesso con Enzo Salera: è uno dei più bravi amministratori che abbiamo in questa regione. Io credo che tutti quanti noi lavoriamo per la stessa causa e per il Partito Democratico. Al nostro interno poi ci possiamo articolare in diverse sensibilità ma sempre all’interno di uno stesso quadro che tiene insieme tutti noi.
Enzo ha dato un importante contributo alle ultime elezioni Provinciali: tant’è vero che è stato il primo degli eletti. Poi in una discussione anche articolata di questi mesi sta provando a portare avanti una posizione anche di rinnovamento: condivisibile per carità. Ma allo stesso tempo Io credo che sia un valore aggiunto per il Partito Democratico di questa provincia e di questa regione.
Salera sta con lei in Area Dem o parla più con Marta Bonafoni? (Leggi qui: Salera rivolta il Pd: pace con Grossi e abbraccio con Bonafoni).
Parla con tutti come è giusto che si faccia.

Piccola annotazione: prima dell’intervista, Enzo Salera e Daniele Leodori si sono incontrati nei corridoi di Teleuniverso. Sono arrivati a meno di 5 minuti l’uno dall’altro: una coincidenza di orari tale da fare sembrare l’incontro, un appuntamento concordato. Non è stato così. Il gelo tra i due è stato di dimensione polare, nulla a che vedere con il fresco delle Dolomiti. È stato gelo autentico.
Quell’accordo prevedeva una serie di cose. La prima che ha prodotto è stata l’elezione del Segretario Provinciale unitario Achille Migliorelli. Prevedeva poi una Segreteria bilanciata, la Vice Segreteria per i Riformisti di Pompeo e per l’area Bonafoni (che però la reclama in maniera esclusiva). Era previsto l’utilizzo delle esperienze di Antonio Pompeo e di Luca Fantini. Ma di tutto questo non si vede granché e Pompeo l’altro giorno ha manifestato una certa insofferenza… L’accordo tiene? (Leggi qui: Pd, congresso col freno a mano: la svolta nell’ultimo vertice).
Terrà. Primo perché il Segretario Provinciale che abbiamo individuato si sta dimostrando bravo, competente, capace. Devo dire che a Frosinone c’è una una tradizione di Segretari Provinciali giovani e capaci: anche il predecessore, Luca Fantini, è stato un giovane che ha dato un contributo importante al Partito Democratico di questa di questa provincia. Achille farà altrettanto.
Poi? (Leggi qui: Il Congresso che non chiude: nel Pd è resa dei conti a poche ore dal voto).

Poi è chiaro nel momento in cui ci sono cambiamenti vanno trovati degli equilibri. Siccome diciamo abbiamo imparato dalle discussioni precedenti e ne abbiamo fatto tesoro credo che sia interesse del Partito Democratico di questa provincia e di questa regione non tornare a dividersi ma trovare sempre le ragioni dell’unità. Se si è uniti si è più forti tutti. Se si prova a dividersi credo che sia più deboli tutti.
Sono certo che, al di là di discussioni che pure in queste settimane ci sono, troveremo il miglior assetto possibile per la Segreteria. Ed anche per valorizzare tutti a partire da Antonio Pompeo e Luca Fantini. Ma anche altri: che dovrebbero iniziare anche a – come dire – supportare plasticamente il Segretario in carica. Che ha bisogno di supporto: perché è un giovane. È un giovane che tutti quanti noi dobbiamo rafforzare. E nel momento in cui si rafforza il Segretario si rafforza il Partito Democratico e si creano le condizioni migliori per costruire una Segreteria davvero autorevole che è quello di cui noi abbiamo bisogno in questa provincia. (Leggi qui: Pompeo suona la sveglia a Migliorelli).
Traduzione maliziosa se hanno voglia di lavorare non hanno bisogno del pennacchio. Ma è una traduzione mia non l’ha detto lei. Ad Isola del Liri il sindaco ha aderito a Fratelli d’Italia: cosa debbono fare i due consiglieri del PD che stanno in maggioranza con lui? (Leggi qui: Battisti vs Migliorelli. Il caso Quadrini diventa campo di battaglia interno al Pd).

I milazzismi si facevano in passato. Io credo che il problema di Isola Liri non è il Pd: è il sindaco attuale. Che prima o poi si fermerà e ci farà capire dove sta. Parte da una posizione alla prima consiliatura, si sposta su un’altra a metà consiliatura, alla seconda consiliatura va da un’altra parte ancora: io avrei il mal di testa a seguirlo ed a capire che cosa fa.
Diciamo il Pd sta in una coalizione. E stare dove il sindaco è di Fratelli d’Italia per il Pd è complicato. Capisco anche che i due assessori hanno avviato un percorso: però politicamente una soluzione andrà trovata. Poi se il sindaco ci farà capire se si ferma qui oppure continuerà a muoversi questo ci farebbe piacere. Perché io ho l’impressione che il problema lo ha chi ha accolto il sindaco. Lo aspettiamo e aspetteremo alle prossime elezioni Provinciali per vedere se si ferma o continua. Lì lo aspettiamo il sindaco Quadrini.
Il Partito Democratico una valutazione la dovrà fare rapidamente perché, lo ripeto, i milzzismi erano di epoca passata e non attuale. Però il problema principale credo lo abbia il sindaco Quadrini e chi lo ha accolto in queste settimane.
In comuni importanti della Provincia, come Ferentino, Veroli, Sora e tanti altri, il pd governa insieme ad esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia: dove sta il confine nelle alleanze? Fino a che punto questo è condivisibile? Perché c’è una regola nello Statuto del Partito Democratico in base alla quale i territori si governano da soli.

Io credo che giustamente i territori debbano avere una autonomia abbastanza importante: su questo non ci sono dubbi. Però, partendo da posizioni chiare. Nel senso che nei Comuni sotto a 15.000 abitanti è spesso inevitabile ritrovarsi dentro coalizioni ampie: lì si va con una lista unica, si vota in un turno unico. È comprensibile il fatto che ci siano formazioni eterogenee. Anche se la posizione deve essere chiara alla partenza: cambiare in corsa crea delle difficoltà a chi ha accettato di entrare in quella coalizione e poi si ritrova in una situazione diversa.

Nei comuni sopra 15.000 abitanti bisogna avere più cautela. Nel senso che i simboli di estrazione diversa non possono essere e non possono convivere. Un conto sono le liste civiche che si riconoscono in posizioni moderate: non è un problema sostenere il loro candidato anche dal Partito Democratico. Ma è una realtà completamente diversa rispetto a chi in corso d’opera passa da una realtà ad un’altra a poi ad un’altra ancora. In un momento storico come questo, di estrema divisione delle coalizioni, io credo che bisognerebbe evitare nei comuni sopra i 15.000 abitanti di avere situazioni troppo eterogenee.



