Il segretario regionale Organizzazione della Lega nel Lazio rilancia: basta primogeniture, servono obiettivi comuni. Sul tavolo la Zona Economica Speciale per salvare Stellantis e la stazione TAV Ferentino-Morolo. Il centrodestra ha le leve giuste, ma deve usarle insieme.
Effetto cascata. Ad innescarlo è stata nei giorni scorsi la pubblicazione del bando di gara per la Cisterna-Valmontone, con i suoi 14 lotti funzionali ed un investimento complessivo da oltre 1,1 miliardi di euro. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini lo ha annunciato aggiungendo un dato che rende certezza quelle parole: le offerte vanno presentate entro il 1° luglio, le buste si aprono il 2 luglio. Tempi reali, non biblici, in un Paese che è rassegnato ad attendere l’eternità tra l’annuncio ed il cantiere.
L’aggiudicazione avverrà con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa: 80% alla qualità tecnica, 20% alla componente economica. La suddivisione in 14 lotti permetterà di aprire simultaneamente più cantieri, affidando ciascuno a un operatore diverso. Una scelta che punta a ottimizzare le tempistiche e a generare ricadute immediate sull’economia locale e sull’occupazione.
Ma lo sblocco della Cisterna-Valmontone, al di là del suo valore intrinseco, ha anche un significato politico che va oltre l’asfalto e il cemento armato. Ed è esattamente questo il punto su cui si innesta la riflessione di Mario Abbruzzese, Segretario Regionale Organizzazione della Lega nel Lazio.
Abbruzzese: “Basta cappelli”

Abbruzzese parte da un ragionamento tanto semplice quanto rivoluzionario nel panorama politico italiano: “Quello che la Cisterna-Valmontone dimostra è che quando il centrodestra lavora unito, i risultati arrivano. Ora dobbiamo applicare lo stesso metodo agli altri grandi obiettivi che il territorio attende“. E fin qui nulla di nuovo sotto il sole della retorica di coalizione.
Ma c’è una frase che cambia il peso specifico del ragionamento: “A prescindere dalle primogeniture”. Tradotto dal linguaggio politico: la Lega rinuncia a mettere il cappello sulle operazioni che ha contribuito a lanciare, per farne battaglie condivise dell’intera coalizione. Non è un gesto scontato, se si considera che fu proprio il deputato frusinate Nicola Ottaviani (Lega) a lanciare per primo la proposta della Zes per il Lazio.
Il segnale di Abbruzzese è che in politica le bandierine piantate sui dossier possono dare visibilità al singolo ma rallentano il processo collettivo. Soprattutto che in questa fase il Lazio meridionale esprime una concentrazione di leve istituzionali sul bilancio pubblico che non ha precedenti. Il presidente della Commissione Bilancio del Senato Nicola Calandrini (Fratelli d’Italia, Latina), il segretario della Commissione Bilancio della Camera Nicola Ottaviani (Lega, Frosinone), l’assessore regionale al Bilancio Giancarlo Righini (Fratelli d’Italia). Tre caselle strategiche, tre esponenti del centrodestra, tre territori del Lazio Sud. Usarle in modo coordinato potrebbe fare la differenza.
La Zes per salvare il Lazio

Il primo grande obiettivo su cui Abbruzzese chiede convergenza al centrodestra è la Zona Economica Speciale per il Lazio. Una partita che fino a poco tempo fa appariva impossibile, e per una ragione statistica prima ancora che politica: i parametri di Roma, con i suoi numeri macroeconomici, ribaltano quelli di tutte le altre province laziali portandoli in positivo, rendendo il Lazio nel suo complesso non eleggibile per i benefici previsti dalle Zes.
È un paradosso che penalizza in modo drammatico i territori più fragili della regione. Ma qualcosa si sta muovendo: è in atto un ripensamento su questo aspetto, una riconsiderazione dei criteri che potrebbe aprire uno spiraglio. A patto, sottolinea Abbruzzese, che ci sia “una volontà politica comune e condivisa”.

Il caso più emblematico è quello dello stabilimento Stellantis di Cassino Plant. Oggi Cassino sconta un oggettivo svantaggio competitivo con il GB Vico di Pomigliano d’Arco, che dista appena 98 chilometri ed è praticamente un doppione produttivo dello stabilimento frusinate. La differenza? Pomigliano sta in zona Zes e usufruisce di benefici e sgravi fiscali che Cassino non ha. A parità di prodotto, a parità di competenze, a parità di infrastrutture, è il fisco a fare la differenza. E la differenza si traduce in commesse, investimenti, prospettive. In lavoro per le famiglie del territorio. Che oggi hanno una buona ragione per andare a Pomigliano. E non a Cassino.
“Abolire questo svantaggio”, ragiona Abbruzzese, “non è un favore al territorio: è restituire condizioni di competitività equa a uno stabilimento che altrimenti rischia di perdere progressivamente rilevanza strategica”.
Alta Velocità ad un passo

L’altro dossier sul tavolo è la stazione TAV in linea con l’Alta Velocità da realizzare a Ferentino-Morolo. Non per la Ciociaria ma un punto di snodo per l’Italia centrale, per diventare stazione di riferimento dell’Alto Casertano, del Molise, dell’Abruzzo e naturalmente del Lazio Meridionale. Un’infrastruttura che cambierebbe radicalmente la connettività del Lazio meridionale con il resto dell’Europa. E che, nei giorni scorsi, ha registrato un’accelerazione significativa.
Il capogruppo della Lega in Provincia Andrea Amata ha dichiarato che si è a un passo dallo scioglimento della riserva assunta dal ministro Matteo Salvini nel 2025: la commissione incaricata di studiare la fattibilità economica dell’opera è vicina ad una conclusione. Si sta ancora lavorando su alcuni aspetti per avere un dato certo e proiettato economicamente nel futuro. Sarà il deputato Nicola Ottaviani ad annunciare nelle prossime settimane gli aggiornamenti.

Per Abbruzzese il filo conduttore è chiaro: Cisterna-Valmontone, Zes, Alta Velocità sono tre facce della stessa medaglia. Tre infrastrutture – una stradale, una fiscale, una ferroviaria – che insieme possono cambiare il destino economico del Lazio meridionale. Ma nessuna delle tre può essere portata a casa con le sole forze di un partito o con la logica del protagonismo individuale.
“Il centrodestra ha le leve giuste nelle mani”, è la sintesi di Abbruzzese. “Ora deve avere l’intelligenza politica di usarle insieme, senza gelosie e senza bandierine. Il territorio non ha bisogno di sapere chi ha avuto l’idea per primo. Ha bisogno che quell’idea diventi realtà”.
Una segnale di Realpolitk: se raccolto, potrebbe trasformare una coalizione di governo spesso rissosa in una coalizione di risultati.



