A soli 141 giorni dall’elezione, il Papa affida a monsignor Filippo Iannone, raffinato canonista ed ex vescovo di Sora, la guida del Dicastero per i Vescovi. Una scelta che vale un programma: si torna a criteri chiari e processi ordinati per selezionare i pastori che guideranno le diocesi di tutto il mondo.
Leone XIV ha scelto di parlare senza parole ma con una nomina che vale un intero programma di governo. A soli 141 giorni dall’elezione, il nuovo Pontefice imprime un segno forte al suo pontificato mettendo mano al Dicastero per i Vescovi: il cuore pulsante della Curia, la “fabbrica” da cui escono i pastori che guideranno le diocesi di tutto il mondo. L’ha affidata all’ex vescovo di Sora – Aquino – Pontecorvo Filippo Iannone.
Non è un nome qualsiasi: arcivescovo carmelitano, napoletano, raffinato canonista e uomo di governo, fino a oggi prefetto del Dicastero per i Testi Legislativi. Dal 15 ottobre 2025 sarà lui a sedere sulla poltrona che conta più di mille omelie, affiancato dal segretario riconfermato monsignor Ilson de Jesus Montanari e dal sottosegretario monsignor Ivan Kovač.
Dal Codice al Governo della Chiesa

Classe 1957, cresciuto tra codici e tribunali ecclesiastici ma con solide esperienze pastorali — prima della missione a Sora era stato vescovo ausiliare di Napoli, dopo l’esperienza in Ciociaria era diventato vice gerente della diocesi di Roma.
Monsignor Iannone è stato per anni la voce pacata e silenziosa del diritto canonico sotto papa Francesco, quando il codice sembrava più un intralcio che una bussola. Ha atteso nell’ombra, senza sbattere i pugni ma senza rinunciare alla competenza.
Con Leone XIV il vento cambia. La scelta di un giurista puro alla guida del dicastero che seleziona i vescovi è un messaggio chiarissimo: si torna alle regole, alla trasparenza, ai criteri seri di discernimento.
Uno stile diverso da Santa Marta. Il Papa non cerca vendette né colpi di teatro. Semplicemente, cambia i tasselli con calma e metodo. Prima il prefetto, poi — eventualmente — il resto. Una strategia che contrasta con la stagione bergogliana, spesso percepita come imprevedibile e centrata su decisioni personali.
Un segnale alla Chiesa universale

Il Dicastero per i Vescovi decide il futuro della Chiesa più di molti altri uffici: plasma i pastori che guideranno liturgia, catechesi, carità e governo delle diocesi. Con Iannone, Leone XIV manda un messaggio netto: avanti con serietà e competenza. È una riforma silenziosa ma potentissima: per salvare la rotta della Chiesa non servono slogan, ma pastori scelti con criterio.
Una nomina che non è semplice burocrazia, ma un manifesto di governo. E che segna, fin da ora, la fine dell’epoca dell’improvvisazione.



