Mentre mezza Italia brucia — Piemonte, Umbria, Puglia — in Ciociaria si chiude un'emergenza durata 72 ore. Vigili del Fuoco e Protezione Civile del Lazio hanno spento le fiamme nello stabilimento di lavorazione rifiuti. Ora i campionatori dell'ARPA misurano diossine, IPA e PCB nell'aria. I risultati saranno pubblici
In Puglia bruciano 972 ettari. In Umbria cinque fronti attivi nella provincia di Perugia, cinquanta Vigili del Fuoco impegnati, Canadair in volo tra Scheggia e Norcia. Nello stesso momento in Piemonte la Croce Rossa trasferisce i fragili, organizza navette scortate, conta trentasei trasferimenti in quattro giorni. È l’Italia di luglio 2026: un Paese che brucia mentre il termometro non scende.
In questo scenario, una notizia dalla Ciociaria: l’incendio allo stabilimento Remat Italia nella zona industriale di San Giorgio a Liri è stato domato. Ci sono voluti tre giorni di lavoro intenso. Finito quello dei Vigili del Fuoco comincia quello della Procura della Repubblica: un fascicolo verrà aperto per verificare il rispetto di tutte le norme di sicurezza. E soprattutto se si sia trattato di un incidente, oppure di una sfortunata fatalità. O di un rogo appiccato da qualcuno.
Cosa è successo

La Remat Italia è una società che ricicla rifiuti urbani, partecipata dalla SAF (la società pubblica dei 91 Comuni della provincia di Frosinone) insieme ad un socio privato. Quando le fiamme sono divampate nel primo pomeriggio di domenica, la densa nube di fumo nero che si è alzata era visibile a chilometri di distanza. I Vigili del Fuoco sono intervenuti immediatamente con diverse squadre, affiancati dagli specialisti NBC — Nucleare, Biologico, Chimico per la possibile presenza di materiale plastico in combustione. Sul posto anche i Carabinieri Forestali e il personale sanitario del 118.
Trattandosi di una struttura industriale, l’intervento della Protezione Civile non era strettamente di competenza. Ma quando le fiamme si sono estese anche ai terreni circostanti, il perimetro dell’emergenza si è allargato e con esso la necessità di coordinamento. È scesa in campo anche la Regione Lazio: l’assessore regionale Pasquale Ciacciarelli ha disposto l’intervento della Protezione Civile del Lazio, che ha affiancato i Vigili del Fuoco. Ha fatto alzare in volo l’elicottero in dotazione al Corpo ed è stato determinante per estinguere dall’alto tutti i focolai: agendo solo da terra lo spegnimento delle fiamme sarebbe riuscito solo dopo altri giorni di lavoro.
I nasi elettronici e i campioni d’aria

La seconda mossa di Ciacciarelli è stata attivare ARPA Lazio con i campionatori ad alto flusso, i cosiddetti «nasi elettronici», per misurare la qualità dell’aria nell’area circostante. Una scelta che risponde a una domanda semplice e legittima: quando brucia uno stabilimento di lavorazione rifiuti, cosa rimane nell’aria che si respira?
I tecnici dell’ARPA sono intervenuti e hanno installato il campionatore a breve distanza dal luogo dell’incendio. Il primo campione è già stato prelevato, le analisi sono in corso. Il secondo campione è stato inviato in laboratorio. Il monitoraggio continua.
Le sostanze ricercate seguono le procedure standard per questo tipo di eventi: diossine, IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e PCB (policlorobifenili), le sostanze che tipicamente possono formarsi dalla combustione di materiale organico e plastico. Gli esiti delle analisi verranno condivisi tempestivamente con l’autorità sanitaria e poi pubblicati sui canali ufficiali dell’ARPA Lazio.
Il contesto regionale

L’intervento della Protezione Civile del Lazio a San Giorgio a Liri non è un episodio isolato. È la dimostrazione operativa di un sistema che in questi anni ha costruito capacità di risposta rapida e coordinamento tra soggetti diversi.
Nel frattempo, i campionatori dell’ARPA continuano a lavorare. I risultati diranno se l’aria di San Giorgio a Liri, dopo tre giorni di fumo nero, ha ritrovato i parametri normali. È la parte meno visibile dell’emergenza, e spesso la più importante. Il resto lo dirà la Procura della Repubblica di Cassino.



