Alcune riflessioni sul caso di Gianluca Quadrini, Presidente del Consiglio Provinciale di Frosinone, nuovamente indagato. Questa volta per l'ipotesi di truffa e distrazione di fondi pubblici. Il problema non sono le ruberie: che non ci sono. Ma l'accusa di sperperi, l'uso improprio della cosa pubblica come se fosse cosa personale
Il Presidente del Consiglio Provinciale di Frosinone Gianluca Quadrini da ieri è ufficialmente di nuovo indagato. Tutte le precedenti vicissitudini giudiziarie nelle quali è rimasto coinvolto si sono chiuse con un’archiviazione. In questo caso, come nei precedenti, Quadrini non viene accusato di avere rubato ed essersi inguattato dei soldi. Ma viene accusato di averli sprecati. O, più precisamente, di averli fatti sperperare allo Stato nel momento in cui è stato lui ad averne la gestione.
La Guardia di Finanza ha raccolto una serie di elementi, la Procura della Repubblica li ha ritenuti concreti al punto di chiedere gli arresti domiciliari per Quadrini. Toccherà ora al giudice Claudio Marcopido fare le sue valutazioni: non su colpevolezza o innocenza, non tanto sulla solidità degli elementi d’accusa. Ma sul fatto se siano necessarie delle misure con le quali evitare che Quadrini possa continuare a commettere il reato o nascondere le prove oppure fuggire.
Una decisione facile

Il lavoro del Giudice è facilitato da una serie di elementi. Quadrini non fuggirebbe mai: significherebbe privarsi del pubblico per il quale quotidianamente si esibisce andando a qualsiasi conferenza, cerimonia, inaugurazione, riunione di condominio si tenga in Ciociaria. È la sua ragione di vita. Al punto che non chiede più la fascia quando va a rappresentare il presidente Luca Di Stefano: se ne è fatta cucire una personalizzata con tanto di iniziali. La vera punizione sarebbe impedirgli di andare in giro a sfoggiarla.
Nemmeno c’è possibilità che occulti le prove: le cancella chi si sente colpevole di qualcosa, Quadrini invece è fermamente convinto di quello che ha fatto, nonostante le evidenze messe sul tavolo dalla Guardia di Finanza. Come i fogli delle presenze sui cantieri avviati quando era presidente della Comunità Montana di Arce, compilati quantomeno in maniera approssimata ed opere non proprio conformi.
Il vero pericolo è quello della reiterazione: proprio perché convinto che ciò che gli viene contestato non sia reato, Quadrini dopo l’interrogatorio di ieri è andato regolarmente in Provincia ed era al suo posto, smaltendo l’agenda come se nulla fosse. Non proprio una condotta prudente, se si hanno dubbi. È l’assenza del dubbio invece a colpire in Quadrini.
Cosa viene contestato a Quadrini

Il presidente del Consiglio provinciale di Frosinone è indagato dalla Procura della Repubblica di Cassino che ipotizza i reati di truffa aggravata e continuata in danno dello Stato e distrazione di fondi pubblici. Ieri mattina, accompagnato dal suo difensore Claudio Di Ruzza (già apprezzato magistrato, anche a Cassino) Quadrini è stato interrogato dal Giudice delle Indagini preliminari Claudio Marcopido: un passaggio imposto dalla recente riforma Nordio. In altri tempi avrebbero valutato se arrestarlo ed in caso di accoglimento della richiesta, la Finanza si sarebbe presentata all’alba con le manette. Ora è prima necessario un interrogatorio ed un vaglio del Giudice.
Con Quadrini risultano indagate anche altre 5 persone e tutte con l’ipotesi di avere concorso con lui nell’usare fondi pubblici per fini personali e politici. Sotto la lente sono finite anche le precedenti gestioni delle società ‘in house‘ della Provincia di Frosinone: Frosinone Formazione ed Agenzia per l’Energia Apef. Le due partecipate – ipotizza la Procura – avrebbero istituito dei contratti di ‘lavoro somministrato‘ con alcune dipendenti. Per l’accusa non prestavano il loro servizio nelle sedi indicate dalla Provincia ma venivano utilizzate come collaboratrici personali del presidente Gianluca Quadrini con compiti legati alla sua personale promozione politica e comunque estranee alle finalità istituzionali. Spieghiamo meglio.
Una corte personale

Una volta entrati in carica, i Consiglieri provinciali devono costituire la loro segreteria ed il loro staff. Questo compito è stato delegato dal 2016 all’Agenzia per l’Energia – Apef che è una partecipata al 100% dalla Provincia. Apef affida le selezioni ad un’agenzia per il lavoro, al tempo vinse la gara europea Manpower oggi c’è un altro operatore. Fatte le selezioni, il dirigente assegna il personale ai vari uffici. Fin qui la regola. L’accusa è che Quadrini non si sia limitato a far svolgere il lavoro d’ufficio ma abbia interpretato in maniera molto estensiva il rapporto di lavoro tra quelle assistenti e la Provincia. Pensando fosse un rapporto personale con lui, una specie di corte.
Negli atti si spiega che una volta timbrato il cartellino, si sta in ufficio. E se si esce va passato nuovamente il badge a meno che non si vada in missione, che però va comunicata. Ci si limita a lavorare per la provincia e non si fa attività di propaganda elettorale per il proprio Consigliere di riferimento. La Finanza sostiene che nella Segreteria di Quadrini queste regole elementari non venissero rispettate e – nei fatti – l’ente provincia si trovasse a pagare delle assistenti personali di Quadrini.
I permessi a scuola

A Quadrini viene contestato anche il ricorso ai permessi istituzionali, grazie ai quali si asteneva dal suo lavoro di docente presso l’Itis di Ferentino. Alla Finanza risulta che non sia andato a scuola per tutte le ore di lezione dell’intero anno scolastico 2022-23 in quanto rivestiva le cariche di Consigliere provinciale delegato “al controllo delle Società Partecipate” e capogruppo della Lega, nonché Consigliere comunale di Arpino.
Per gli inquirenti, avrebbe omesso di comunicare che il 18 dicembre 2022 era decaduto dalla carica delegata in Provincia in quanto c’erano state le elezioni ed era stato confermato nella carica ma solo il successivo 23 giugno il presidente gli conferiva una nuova delega alla “Polizia provinciale ed alle riforme organizzative”. La delega, sostengono gli inquirenti, era il presupposto per poter ottenere i permessi da scuola. Omettendo di comunicarlo, avrebbe indotto in errore l’Istituto ed il Ministero dell’Economia, generando un danno erariale e un illecito utilizzo dei permessi pubblici.

Un’altra contestazione risale al periodo 2019-2020 quando Quadrini era presidente della Comunità Montana di Arce. Viene preso di mira un affidamento da 90mila euro per un progetto di sviluppo del territori montani: la Finanza ipotizza che i lavori non siano stati realmente svolti e sospetta che i fogli presenza del personale impiegato venissero firmati con date fittizie ed in maniera irregolare, addrittura alcune collaboratrici non avrebbero mai lavorato. Fatture false poi sarebbero alla base dell’erogazione di fondi pubblici.
Abbiamo chiarito tutto
La decisione del Gip Marcopido è attesa per la prossima settimana.
“Oggi finalmente il mio assistito ha avuto modo, per la prima volta, di chiarire la sua posizione. Ritengo – ha detto l’avvocato Claudio Di Ruzza – che la sua unica responsabilità sia quella di avere una forte passione politica. Passione che da alcuni è stata male interpretata diventando l’origine di questa indagine. Il mio assistito è sereno ed è pienamente fiducioso nell’operato della magistratura”
Il problema di base non sono ruberie ma sperperi. Un’interpretazione della cosa pubblica come se fosse cosa funzionale alla persona. Se così fosse, più che un periodo di arresti, sarebbe indispensabile una fase di rieducazione.



