L’Italietta di Giorgia che non va mai controcorrente e che non trova orsi

L'epica esagerata di un Paese che non ha fatto alcun progresso, se non quelli dei suoi protagonisti politici nell'additare risultati falsi o insufficienti

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Una delle immagini più eroiche che ci restituisce la natura, quella “wild” davvero, è quella dei salmoni infoiati che, ad un certo punto, iniziano a risalire i fiumi fendendo la corrente per tornare dove nacquero, dove faranno l’amore e dove moriranno.

O esausti da un viaggio che ha dell’impossibile oppure in bocca agli orsi che sanno che in un dato momento lì passeranno.

E che, saltando nel loro atavico istinto, finiranno per robusta percentuale in bocca ai plantigradi che a loro volta prospereranno come specie.

Sfruttare la corrente

Una delle immagini meno eroiche che i sistemi complessi umani ed in particolare la politica italiana attuale è quella di Giorgia Meloni che, invece, la corrente si limita a sfruttarla, e che non sembra avere nel Pd il suo “gryzzly” che l’aspetta da qualche parte, pronto ad abbrancarne tra le fauci le contraddizioni.

Automotive
(Foto: Imagoeconomica)

Come al solito in queste ore ci ha provato Matteo Renzi, a “mordere” la premier, e con dati difficilmente confutabili. Così: “Sono usciti i dati del Pil. Sorpresa: il Pil italiano segna un meno 0,1. Dunque non solo non c’è la crescita di cui parlano i cantori della Meloni. Ma siamo addirittura al segno meno.

E ancora: “Eppure non ne parla nessuno. È impressionante come ormai ci stiamo abituando all’unica verità, quella di Palazzo Chigi. Sale il costo del carrello della spesa (+3.4%), diminuisce il Pil. Eppure tutti zitti e buoni. Noi no, noi continuiamo a chiedere di cambiare rotta al Governo Meloni. La decrescita non è mai felice, mai. Sveglia!”.

Renzi impietoso e realista

Il guaio è che Renzi, per questioni di numeri, è più orsacchiotto incazzoso che kodjak letale, però ha un dono. Quello di saper cogliere ogni contraddizione nella narrazione di Meloni e di metterla alla berlina con rara efficacia.

Matteo Renzi

Meloni è reduce dall’epos casareccio del Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini dove si è presa gli applausi di chi in linea di massima manco sa cosa sia la povertà? Il segreto sta tutto nell’evidenziare come i sui spazi “letterari”, i suoi intenti e le sue visioni altro non siano che i cascami delle rinuncia fatte in questo senso dai suoi evanescenti avversari.

Mettiamola meglio; lo sanno più o meno tutti che la premier e Matteo Salvini non metteranno in piedi alcun Piano Casa per le giovani coppie. Tuttavia dirlo è bello e fa figo, e soprattutto una cosa del genere l’avrebbe dovuta imbastire da tempo il centrosinistra, che invece in 10 anni di governo non ha quasi mai toccato palle col l’argomento Edilizia Pubblica Residenziale.

Piano casa dov’eri…

Romano Prodi. Foto © Marco Cremonesi, Imagoeconomica

E’ dai tempi dell’Ulivo di Romano Prodi che la pulsione è quella di mettersi a braccetto con le banche, ed alle banche servono mutui accesi con cui svenarsi fino a 70 anni per una casa di proprietà, non crociate pop per una casetta a canone calmierato.

Il dato di fondo è che in questa broda di nichilismo Meloni ci sguazza al punto tale da apparire come quella “che cambia le cose” mentre lai invece alle cose si limita ad accodarsi secondo le rotte migliori.

E quali sono le rote ottimali della premier? Quelle che non le danno particolari grane ma che, per ridondanza mediatica, appaiono comunque come cose titaniche da fare (endorsement a Donald Trump su tutti).

Il falso mito della Dc

E non funge neanche la narrazione per la quale questa Giorgia Meloni sia una post fascista con un novello e comodo habitus da democristiana concretista.

Non funziona perché, come ha scritto mirabilmente Mario Lavia su Linkiesta, “la Democrazia Cristiana faceva le cose (…). Bene, male, lentamente, tutto quel che si vuole: ma le cose le faceva. Persino i dorotei, i più pigri, i più antimoderni, facevano le autostrade“.

L’Esecutivo attuale invece ha un carnet molto ma molto risicato, e con la spunta su robe di carattere ideologico, per lo più.

Elly profetessa facile

Elly Schlein lo aveva detto, qualche giorno fa, che quello della premier era un improbabile “libro dei sogni” e che la realtà è ben altra, ma la segretaria dem ha un problema forse ancor più grande della sua antagonista.

Quello per cui, con sue responsabilità personali non gigantesche ma neanche assenti, il centrosinistra ed il partito “capofila” del medesimo neanche hanno fatto nulla,

Né per evitare che Meloni andasse a Palazzo Chigi e men che mai per coprire le caselle che oggi Meloni invoca come sue imprese.

Tutto un gioco, tranne che per gli italiani

Matteo salvini con Victor Orban (Foto: Sergio Oliverio © Imagoeconomica)

Perciò la premier oggi gioca a fare l’eroina irruenta che si è fatta le ossa tra Colle Oppio con un occhio buttato a Piazza del Gesù

Salvini gioca a fare la versione Teletubbies di Viktor Orban, Schlein fa la pasionaria, Conte l’oppositore integerrimo e tutto funziona secondo un format pezzotto per cui un’Italietta che arranca sembra il Novello Faro d’Europa.

Senza salmoni che vanno controcorrente, senza orsi che li aspettano a monte ma con le rive dei fiumi piene di documentaristi a cachet che raccontano l’esatto contrario.